- Sabato 25 febbraio giornata internazionale di mobilitazione contro la guerra. A Milano partecipiamo alla manifestazione con concentramento in Piazzale Loreto alle ore 15 contro Guerra Carovita e Governo.
- Partecipiamo allo spezzone in solidarietà ad Alfredo Cospito in lotta contro il 41 bis e l’ergastolo. Uno spezzone sarà presente anche al corteo di Genova “Abbassate le armi, alzate i salari” contro guerra, traffico di armi e morti sul lavoro.
- Partecipiamo a Milano insieme alla rete solidale Ci Siamo: MANIFESTAZIONE CONTRO GUERRA, DISCRIMINAZIONE E REPRESSIONE
SABATO 25 FEBBRAIO dalle 15.00 in PIAZZALE LORETO
Ai nostri fratelli e sorelle allontanate/i dalle loro terre e dalle loro famiglie dal disastroso saccheggio colonialista. A nostri fratelli e sorelle della diaspora che qui svolgono i lavori più duri e peggio pagati e che vivono in condizioni inumane.
Il ricatto dei documenti ci costringe, più di altri, a questa vita miserabile dove solo i padroni ci guadagnano. Ci usano e ci gettano a loro piacimento.
Siamo lavoratori e lavoratrici, mandiamo avanti i cantieri e i magazzini, siamo riders e facchini, puliamo uffici e hotel, mandiamo avanti le cucine, accudiamo bambini ed anziani e ci spezziamo la schiena in campagna. È ora di unirci, di far sentire la nostra voce che è la stessa di tutte/i le lavoratrici e lavoratori
sfruttate/i, di mettere fine alle discriminazioni e ai ricatti.
Le nostre rivendicazioni sono chiare:
• permesso di soggiorno incondizionato per tutte/i, non legato né al contratto di lavoro né alla residenza;
• cittadinanza per tutte/i le/i bambine/i nate/i in Italia;
• abolizione di tutti i decreti sicurezza;
• fine degli abusi e dei lunghi tempi di attesa nelle questure;
• azzeramento dei costi dei permessi;
• chiusura dei centri di detenzione (CPR) e fine dei rimpatri;
• permesso di soggiorno valido in tutta l’Unione Europea.
La voracità e l’insaziabilità di questo sistema getta nella miseria e nella guerra milioni di persone in tutto il mondo, per questo la nostra lotta e anche contro la guerra e contro l’aumento delle spese militari. Vogliamo salari più alti, protezione sanitaria e abitazioni dignitose. Siamo contro tutte le forme di tortura e vessazione per questo siamo per la chiusura dei lagher chiamati C.P.R. e l’abolizione del 41 bis.
CiSiamo vuole essere un punto di forza sul territorio per costruire lotta e organizzazione con al centro gli interessi di tutti gli sfruttati.Ti aspettiamo tutti i giovedì alle 19.30 in via Esterle e le domeniche alle 11.30 in via Siusimail: cisiamoretemilano@gmail.com – fb: Ci Siamo rete Solidale
25 febbraio: manifestiamo contro la guerra
20 febbraio: Assemblea a Cologno per difendere il diritto ad abitare
Partecipiamo Lunedì 20 febbraio, ore 18 – davanti al CPA di via Mozart, 28 a Cologno Monzese all’assemblea pubblica per difendere le famigli che abitano presso il CPA e per trovare insieme la soluzione per avere una casa dove vivere.
NON SI PUÒ BUTTARE FUORI CASA LE PERSONE
SENZA UN’ALTERNATIVA ABITATIVA
Assemblea pubblica Lunedì 20 febbraio, ore 18 – davanti al CPA di via Mozart, 28 a Cologno
Diverse famiglie abitanti presso il Centro di Prima Accoglienza in via Mozart 28 a Cologno, gestito dalla cooperativa Creare Primavera, da tempo stanno denunciando i continui tentativi di intimidazione volti a cacciarle dal centro senza alcuna alternativa abitativa.
Si tratta in maggioranza di famiglie con figli minori provenienti da Vimodrone, Parabiago, Bussero, Agrate, Gorgonzola, Cologno assegnate a tale struttura a seguito di procedure esecutive di sfratto avvenute in tali comuni.
Di seguito alcuni dei casi avvenuti in questi ultimi periodi.
Una donna africana, con una ragazza di 14 anni, è stata buttata fuori, le hanno messo i vestiti fuori sotto la pioggia, ha chiamato i carabinieri per trovare una sistemazione ma niente, è venuto il proprietario del posto e le ha detto che l’avrebbe denunciata se non fosse andata via subito.
Una ragazza marocchina, con 2 bambini e il marito con problemi per i documenti, è stata minacciata dall’assistente sociale perché le diceva che se non avesse lasciato questo uomo le avrebbero preso i figli, le avevano bloccato anche il Reddito di Cittadinanza.
Una signora italiana con 4 figli di cui uno disabile ha vissuto al centro per 3 anni, è stata portata con forza al centro di seconda accoglienza in una casa piccola 40 mq e paga 330 euro mensili.
Una signora marocchina con 2 figli, quando hanno saputo che lei era incinta da 5 mesi l’hanno buttata fuori.
Qualche mese fa c’era una famiglia pakistana con 4 figli e con la moglie incinta. Sono rimasti solo 3 mesi perché erano stati minacciati dall’assistente sociale che se non fossero andati via, avrebbero preso i figli insieme alla madre.
Una famiglia egiziana con un 2 figli, monolocale, dormono tutti insieme, lei è malata e sono stati qua per 3 anni, è stata portata in seconda accoglienza per poi essere buttata fuori e mandata da privati.
Ci sono molte persone uscite per gli stessi motivi, la cooperativa Creare Primavera ha accordi con vari comuni ma sopratutto con quello di Cologno Monzese; il contratto dura solo 6 mesi e ogni volta cercano di intimidirti per farti uscire. La struttura non è neanche tenuta bene, ci sono insetti, addirittura topi.
Attualmente, fra gli altri, c’è una donna egiziana con 4 figli, tra cui la prima ha soli 9 anni e l’ultimo ne ha 2, la casa è piccola, piena di muffa e l’appartamento si trova vicino a delle scale e infatti il bambino cade ogni volta.
Una famiglia marocchina, 2 figli, tra cui uno maggiorenne studente e quest’ultimo intimidito molte volte a lasciare gli studi per andare a lavorare. Una famiglia peruviana, con due figli minori, dovranno uscire marzo ma non hanno alcuna alternativa abitativa.
Una famiglia palestinese con 2 figli a carico reduce da un recente sfratto ad Agrate è stata pressata a lasciare il centro, dopo 1 mese di permanenza e un rinnovo di un altro mese, con l’ausilio di diverse pattuglie di carabinieri ma per il momento sono riuscite a restare.
Una donna africana con 4 figli che dovrebbe lasciare il centro a marzo.
Questa situazione è il risultato della legge regionale del 2016 che toglie punti agli sfrattati nella graduatoria per l’assegnazione delle case popolari e della riduzione del numero di alloggi assegnati a canone sociale
Invitiamo tutti/e a partecipare all’assemblea di lunedì per trovare soluzioni abitative per le famiglie abitanti nel centro che non siano quelle prospettate fin’ora ovvero dormire in macchina o in mezzoalla strada.
Abitanti del CPA di via Mozart, 28, Rete dei comitati per la casa, Ci siamo – rete solidale
17 febbraio: presentazione “Quando caddero le stelle rosse”
VENERDI 17 FEBBRAIO DALLE ORE 20:30 PRESENTAZIONE DEL LIBRO “QUANDO CADDERO LE STELLE ROSSE” di Rosella Simone con autrice e con Clelia Pallotta autrice dell’introduzione al libro
venerdi 10 febbraio: Proiezione Fino all’ultimo respiro: il caso Alfredo Cospito e Anna Beniamino
VENERDI 10 FEBBRAIO DALLE ORE 20:30
PROIEZIONE DEL DOCU-FILM
“FINO ALL’ULTIMO RESPIRO – Il caso Alfredo Cospito e Anna Beniamino” prodotto dal collettivo Videocitronix di Torino
a seguire AGGIORNAMENTI RIFLESSIONI COLLETTIVE sulla lotta di Alfredo Cospito contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo.
Alla Panetteria Occupata in Via Conte Rosso 20 a Milano
I più di 110 giorni di sciopero della fame intrapreso da Alfredo Cospito hanno svelato il ruolo e gli scopi del 41bis e dell’ergastolo e aperto ad un ampia riflessione sulla situazione generale delle carceri in Italia. Condizioni delle carceri in stretta correlazione con l’aumento del controllo sociale e della repressione necessari alla gestione sul fronte interno della crisi del sistema produttivo capitalistico e della propensione alla guerra permanente. Il trasferimento di Alfredo Cospito nel marzo scorso nel circuito carcerario del 41bis si configura in un monito, da parte degli apparati repressivi, contro tutti coloro che si ribellano alla carcerazione, in particolare per chi ha lottato e continua a lottare contro un sistema economico e politico basato sullo sfruttamento che amplifica le diseguaglianze imponendo un’economia di guerra che aumenta il caro vita, erode con un’inflazione deflagrante i salari da fame, si riorganizza con licenziamenti punitivi e si finanzia tagliando il diritto alla casa, all’istruzione e alla sanità pubblica. È necessario quindi coniugare la battaglia per la sopravvivenza di Alfredo con una battaglia per l’abolizione del 41bis e dell’ergastolo che va strutturata ed organizzata.
Partecipiamo SABATO 11 FEBBRAIO AL CORTEO ORE 16 PIAZZA XXIV MAGGIO
Il film FINO ALL’ULTIMO RESPIRO – IL CASO ALFREDO COSPITO E ANNA BENIAMINO è No Copyright, quindi riutilizzabile a piacimento.
Lo potete scaricare da qui: https://mab.to/t/EL9T16e0eRD
Contro il 41bis e l’ergastolo, fuori Alfredo dal 41bis – INIZIATIVE A MILANO
Contro il 41bis e l’ergastolo, fuori Alfredo dal 41bis
Non è da ora che assistiamo ad un acuirsi dell’utilizzo di forme repressive per gestire le contraddizioni sociali: l’uso di reati associativi per le lotte per la casa, le lotte sindacali, la criminalizzazione dei movimenti ambientalisti, il controllo del territorio attraverso operazioni militari mass mediaticamente spettacolari che colpiscono prevalentemente i soggetti più deboli e divisi, per non parlare del ricatto nei confronti dei migranti, necessari come forza lavoro, utili finché deboli ed invisibili.
Significative in tal senso sono la condanna di primo grado per “associazione a delinquere” ai compagni del comitato di lotta per la casa del Giambellino; le medesime imputazioni toccate ai sindacati di base Si.Cobas e USB per le lotte nel settore della logistica; le denunce per associazione a delinquere ai disoccupati di Napoli; il decreto anti-rave il cui scopo sarà anche in funzione anti-picchetto/presidio, e, non ultime, le retate alla Stazione Centrale e i lacrimogeni contro le lunghe file di immigrati in coda per il permesso di
soggiorno a Milano.
Carcere e repressione sono elementi strutturali ineliminabili per le società che vivono di differenze, sopraffazione e sfruttamento. Sono una necessità che si manifesta ancor più violenta nei momenti di crisi o ‘di guerra’ come quello attuale, in cui è necessario, per la stessa sopravvivenza del sistema, silenziare qualsiasi dissenso, idea di trasformazione sociale e annullare qualsiasi conflitto che lo esprima in forme e modi diversi.
In nome di una emergenza che muta ma non finisce mai: la norma regola e il carcere punisce.
Di tutti i dispositivi carcerari il 41bis e l’ergastolo sono la punta più alta, una forma di annientamento fisico e sociale totale. Una forma di tortura da cui si esce solo abiurando la propria identità o scambiando il proprio posto con qualcun altro.
Cosa prevede il 41bis?
Completo isolamento sensoriale, vale a dire che su 24 ore solo 2 sono d’aria in compagnia di un massimo di 3 persone scelte dalla direzione del carcere, che il campo visivo è limitato alla cella o ai passeggi chiusi da reti dove il cielo si vede a quadretti; che le visite con i familiari si svolgono, una volta al mese, con vetri divisori e non c’è nessun tipo di contatto umano; viene impedito di leggere, studiare (libri, non più di 4, giornali, riviste, sono
acquistabili solo tramite il carcere e soggetti all’arbitrio della direzione carceraria che censura, taglia articoli, gestisce tutte le notizie e le informazioni); tutto è sottoposto a censura, compresa la visione di alcuni canali televisivi e la difesa è di fatto impedita dall’impossibilità di partecipare ai processi se non in videoconferenza e al divieto ai difensori di diffondere notizie relative alle condizioni di vita dei detenuti …
Come oramai si può leggere anche sulla pagine di molti giornali la narrazione che vuole che questo regime abbia lo scopo di recidere i legami con l’organizzazione di appartenenza non regge neanche nel caso della lotta alla mafia, che negli anni si è trasformata e ha trasferito la sua attività nei grandi appalti e nella finanza.
Contro questi regimi Alfredo Cospito sta facendo uno sciopero della fame ad oltranza da più di 100 giorni. Ha ben chiarito che il problema non è la sua detenzione ma la condizione di tutti quelli sottoposti al 41bis e all’ergastolo.
In questi 100 giorni il dibattito sul carcere è cresciuto e molte delle sue contraddizioni sono venute a galla: il sovraffollamento, le mancate condizioni igieniche e sanitarie, l’altissimo numero di suicidi, le rivolte del Marzo 2020 terminate con una brutale repressione che ha causato tredici morti…
Diversissimi settori della società ne sono stati coinvolti e anche i non addetti ai lavori iniziano a confrontarsi su questo problema e a comprendere il reale scopo delle misure e strumenti punitivi.
In questi 100 giorni la risposta dello Stato è stata un lungo silenzio terminato con una posizione di fermezza nei confronti di una ‘trattativa’ inesistente. Negando il nocciolo della questione – da loro stessi creata – facendo sfoggio di muscoli a beneficio dei media. “Non cederemo” si dice, ma di fronte a chi?
Ora Alfredo è stato trasferito nel carcere di Opera che avrebbe una struttura sanitaria più attrezzata che quello Bancali a Sassari (benché sulla sanità Lombarda, perché di questo si parla, molto ci sarebbe da dire). Rimane comunque sempre in regime di 41bis e, avendo lui scritto che rinuncia alle cure forzate, la sua situazione resta pericolosamente invariata.
Lo sciopero della fame di Alfredo contro il 41 bis, l’ergastolo/ostativo ci riguarda, ed è per questo che non possiamo tacere. Sul nostro silenzio la repressione si rafforza, i nostri bisogni vengono calpestati e la possibilità di realizzare una società senza sfruttamento dell’essere umano, dell’ambiente, libera da diseguaglianze e discriminazioni di qualunque genere e etnia diventa sempre più lontana.
È necessario quindi coniugare la battaglia per la sua sopravvivenza con una battaglia per l’abolizione del 41bis e dell’ergastolo.
L’Assemblea milanese invita a partecipare
Venerdì 3 febbraio alle ore 18 al presidio in piazza Duca D’Aosta
Sabato 4 febbraio alle ore 14.30 al presidio all’ingresso del carcere di Opera
Milano 1/2/2023 – l’Assemblea milanese
Calendario Panetteria
– DOMENICA 5 FEBBRAIO ORE 13 PRANZO DELLA PANETTERIA
– VENERDI 10 FEBBRAIO DALLE ORE 19:30 PROIEZIONE DEL FILM “FINO ALL’ULTIMO RESPIRO” Il caso di Alfredo Cospito e Anna Beniamino
– VENERDI 17 FEBBRAIO DALLE ORE 20:30 PRESENTAZIONE DEL LIBRO “QUANDO CADDERO LE STELLE ROSSE” di Rosella Simone con autrice e con Clelia Pallotta autrice dell’introduzione al libro
– SABATO 11 MARZO DALLE ORE 17 PRESENTAZIONE LIBRO “UFO 78” di WU MING dialoghiamo con l’autore
28 gennaio: Biciclettata in solidarietà con Alfredo Cospito
SABATO 28 GENNAIO BICICLETTATA
INIZIO ORE 15 P.za Miani – letture interventi volantinaggio
biciclettata fino a …
ORE 17 P.za Tirana – letture interventi volantinaggio
IN SOLIDARIETA’ CON ALFREDO COSPITO in sciopero della fame e con chi lotta dentro e fuori dalle galere. Contro il 41bis e l’ergastolo ostativo. Contro ogni prigione
L’Assemblea cittadina contro carcere, 41bis, ergastolo ostativo
COSA C’ENTRIAMO NOI CON LO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO IL 41 BIS DI ALFREDO COSPITO?
COSA C’ENTRIAMO NOI CON LO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO IL 41 BIS DI ALFREDO COSPITO?
Alfredo Cospito è un compagno anarchico che dal 20 ottobre (85 giorni) è in sciopero della fame contro il cosiddetto 41 bis
Cos’è IL 41 BIS?
È un trattamento penitenziario introdotto in via eccezionale nel 1992, nel quadro della lotta alla mafia. Da allora, nonostante avrebbe dovuto avere una durata limitata, è diventato norma (così come, negli ultimi decenni, tutte le emergenze nate come speciali e temporanee), allargato ad altre tipologie di reato e ad oggi sono 750 le persone sottoposte a questo regime.
Cosa prevede il 41 bis?
Completo isolamento sensoriale, vale a dire che su 24 ore solo 2 sono d’aria in compagnia di un massimo di 3 persone scelte dalla direzione del carcere, che il campo visivo è limitato alla cella o ai passeggi chiusi da reti dove il cielo si vede a quadretti; che le visite con i familiari si svolgono, una volta al mese, con vetri divisori e non c’è nessun tipo di contatto umano; viene impedito di leggere, studiare (libri, non più di 4, giornali, riviste, sono acquistabili solo tramite il carcere e soggetti all’arbitrio della direzione carceraria che censura, taglia articoli, gestisce tutte le notizie e le informazioni); tutto è sottoposto a censura, compresa la visione di alcuni canali televisivi e la difesa è di fatto impedita dall’impossibilità di partecipare ai processi se non in videoconferenza e ai difensori diffondere notizie relative alle condizioni di vita dei detenuti …
Un regime che è una vera forma di tortura e di morte sociale, psicologica, umana.
Perché Cospito è sottoposto a tale regime?
Perché gli è stato applicato un articolo (strage politica) mai applicato neanche per reati di natura stragista (come nel caso della strage di Capaci …), per azioni, per il quale era già stato sanzionato, che non hanno a carico morti. Appare evidente, anche da parte di intellettuali, giuristi, giornalisti…, come l’intento di questo regime carcerario, così come quello ad alta sorveglianza, sia non tanto punire per i fatti commessi ma, per i detenuti politici, la valenza politica che questi atti assumono: quello che va spezzata è la solidarietà, i legami sociali, la stessa possibilità di esprimere un pensiero che metta in discussione questo modello sociale e la possibilità di cambiarlo.
E noi cosa c’entriamo con tutto ciò?
Non si tratta di condividere le scelte e l’ideologia di Cospito, ma di comprendere che il 41 bis, l’ergastolo- l’ergastolo ostativo (fine pena MAI, almeno che rinunci alla tua identità o incolpi altri), le carceri speciali, sono la punta più alta e forte di repressione che lo Stato si è dato, ma che questa ha ricadute nei rapporti sociali e nelle lotte quotidiane di lavoratori, studenti, immigrati. Pensiamo solo a quanto sta succedendo a Simone di Ultima generazione per il quale sono state richieste misure restrittive di sorveglianza speciale e obbligo di dimora per 1 anno, in quanto, secondo la questura, il reato commesso (imbrattamento con vernice lavabile!), costituirebbe alta pericolosità sociale e interno ad un movimento organizzato oltranzista”. Richiesta ascrivibile al cosiddetto “codice antimafia”, applicato alla criminalità organizzata. O si pensi alla condanna di primo grado per “associazione a delinquere” ai compagni del comitato di lotta per la casa del Giambellino per aver difeso, rivendicato e organizzato con altri proletari il bisogno primario di una casa; o ai disoccupati di Napoli, ai sindacati di base Si.cobas e Usb per le
lotte dei lavoratori nel settore della logistica e non ultimo al decreto anti-reve il cui scopo
presumibilmente sarà in funzione anti-picchetto nei posti di lavoro, nelle scuole, nei presidi, nelle lotte più combattive.
Tutti coloro che non sottostanno ad un atto di adesione alle ragioni dello Stato, inevitabilmente si troveranno nelle file “dei cattivi”, trattati, oggi più che mai, visto il governo dichiaratamente fascista, come nemici dell’ordine pubblico e dello sviluppo e giudicati non perciò che si fa per quello che si è.
Per questo lo sciopero di Cospito contro il 41 bis, l’ergastolo ostativo ci riguarda, ed è per questo che non possiamo tacere. Sul nostro silenzio la repressione si rafforza, i nostri bisogni vengono calpestati e la possibilità di realizzare una società senza sfruttamento dell’uomo, dell’ambiente, libera da diseguaglianze e discriminazioni di qualunque genere e etnia diventa sempre più lontana.
Al fianco di Cospito, contro il regime di 41 bis, l’ergastolo ostativo,
di chi lotta dentro e fuori dalle carceri
Manifestazione domenica 15 alle h. 15 Porta Genova
PANETTERIA OCCUPATA
15 gennaio: manifestazione Fuori Alfredo dal 41 bis
Uno sciopero della fame a oltranza per la libertà di tutte e tutti
A Milano ancora in piazza domenica 15 gennaio
Il prigioniero anarchico Alfredo Cospito è in sciopero della fame a oltranza dal 20 ottobre
contro il regime del 41 bis e l’ergastolo ostativo. Da otto mesi si trova rinchiuso in 41 bis
nel carcere di Bancali, Sassari, per un’azione contro la caserma allievi carabinieri a Fossano (CN) che non ha provocato né morti né feriti ma che la Cassazione ha riqualificato come strage politica con conseguente possibile condanna all’ergastolo ostativo. Neppure per piazza Fontana, per la stazione di Bologna o per le stragi di Falcone e Borsellino è stata
applicata questa tipologia di accusa.
Ha perso 35 chili e i parametri vitali sono al limite. Il 19 dicembre il Tribunale di
Sorveglianza di Roma ha confermato la sua detenzione in 41 bis, di fatto firmandone la
condanna a morte. La sua lotta ha avuto la forza di aprire uno squarcio sulla ferocia di
questo regime a cui nessuno prima poteva portare critiche senza essere accusato di
collusione con i “mafiosi” e di indebolire la lotta dell’Antimafia.
Il 41 bis, per come lo conosciamo ora, esiste dal 1992 e non ci risulta, dopo trent’anni, che
le organizzazioni di stampo mafioso abbiano subito un indebolimento. Infatti il vero intento di questo trattamento penitenziario non è impedire i contatti con l’organizzazione criminale di appartenenza all’esterno, come recita il provvedimento che lo istituì, ma di costringere a dissociarsi, a pentirsi, ad accusare qualcun altro da mandare dentro al posto di chi così spera di uscirne.
Isolare, punire, seppellire. Questo è lo scopo di un regime che ormai in tanti definiscono di
tortura, in cui si è totalmente tagliati fuori dal mondo, da qualunque rapporto anche con
altri detenuti che non siano quelli decisi dalle direzioni, chiusi in celle spoglie, spesso
sottoterra, nelle quali anche l’esposizione di una foto e qualsivoglia materiale compresi i
giornali. La possibilità di leggere, limitata a 4 libri al mese, è sottoposta a censura e alla
decisione dei direttori. I colloqui, uno al mese, si svolgono dietro al pannello di plexiglas.
Né i familiari né gli avvocati possono portare fuori neppure una parola del detenuto, pena
denuncia con rischio di condanne da 3 a 7 anni di carcere.
In tutto il paese e in tante parti di Europa e del mondo si sono attivate numerose iniziative
di solidarietà che hanno riaperto il dibattito pubblico sugli aspetti repressivi del sistema
carcerario italiano di cui il 41bis è la punta di diamante.
L’ampia adesione alla giornata di mobilitazione milanese del 29 dicembre, nonostante il
divieto posto dalla Questura proprio per scoraggiare la partecipazione, dimostra che la
solidarietà allo sciopero della fame di Alfredo e al regime di tortura del 41 bis sono
elementi riconosciuti come propri da settori militanti, sindacali e sociali non quindi
circoscritti alla sola area anarchica.
Le notizie invece diffuse dai media hanno il chiaro intento di confinare la breccia apertasi,
con la coraggiosa lotta di Alfredo, nel consenso o silenzio che regnava sul regime di tortura
del 41 bis, vera pietra angolare che regola l'approfondirsi dell'arbitrio carcerario attraverso l’onnipotenza di strutture come la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
Va mantenuta viva e concreta la critica al regime di tortura del 41 bis, dell’ergastolo
ostativo e in generale al criterio della “collaborazione” quale strumento premiale o punitivo di mobilità fra i circuiti carcerari che istituzionalizza l’arbitrio e il baratto.
Il 41 bis, l’ergastolo ostativo sono solo la punta estrema di un sistema repressivo le cui
ricadute e i cui effetti li misuriamo ogni giorno: va contrastata la crescente
criminalizzazione delle lotte sociali – il tributo pagato è già altissimo in termini di
repressione, misure preventive e carcere – in particolare della componente anarchica e
compresa la sua natura strumentale finalizzata a generalizzare un continuo inasprimento
dell’azione repressiva come la storia di questo paese ben ci ha insegnato.
La repressione colpisce e minaccia chiunque non abbassa la testa di fronte allo
sfruttamento nei luoghi di lavoro, nella scuola con l’alternanza scuola-lavoro, alla
distruzione dell’ambiente, al saccheggio dei territori, alla guerra e al razzismo di stato.
Domenica 15 gennaio: manifestazione
Ore 15 Porta Genova – Milano
Assemblea cittadina
Contro carcere, 41 bis, ergastolo ostativo
Fuori Alfredo dal 41 bis
Solidali con chi lotta nelle carceri



