11 gennaio: Anti sionismo non è Anti semitismo

11 gennaio 2021 partecipiamo al presidio al Tribunale di Milano dalle ore 9 in solidarietà ai compagni imputati per il loro sostegno alla lotta del popolo palestinese

L’ ANTISIONISMO NON SI PROCESSA
A FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE E DEI COMPAGNI IMPUTATI A MILANO
 L’11 gennaio inizia il processo a quattro compagni di Milano accusati di minacce, lancio pericoloso di oggetti e resistenza a Pubblico Ufficiale, aggravate da incitamento all’odio razziale.  L’imputazione è relativa alla contestazione, da parte di centinaia di persone, della presenza delle bandiere israeliane alla manifestazione del 25 Aprile 2018 a Milano, come atto di solidarietà alla lotta del popolo palestinese che, da quasi un secolo, resiste alla feroce occupazione colonialista della loro terra.

Già nel 1917, con la dichiarazione di Balfour, il governo britannico affermava di guardare con favore alla costituzione in Palestina di “un focolare nazionale per il popolo ebraico”, cioè di una striscia umana solida ed “esterna” (come già dichiarato qualche anno prima da Francia e Inghilterra), per occupare il passaggio terrestre che lega l’Europa con il mondo antico, in modo che essa formi una forza alleata al colonialismo, nemica ed ostile ai popoli della regione. Quindi l’allontanamento forzato dei Palestinesi fu un processo programmato e pianificato al fine di ripulire la Palestina della sua popolazione araba e fu accompagnato da campagne intensive di terrore e massacri. Nessun stupore se, quando a partire dal 15 maggio del 1948, in quella che i Palestinesi chiamano la NAKBA (la Catastrofe), le bande sioniste prendono il controllo dei 774 tra villaggi e città distruggendone 531 e commettendo oltre 70 stragi e massacri degli autoctoni. Come conseguenza di tali crimini, oltre 15 mila palestinesi morirono durante quel periodo, 800 mila fuggirono o vennero dislocati internamente in diverse località della Cisgiordania, di Gerusalemme e della Striscia di Gaza ed esternamente, in alcuni paesi arabi tra cui Siria, Libano, Giordania, Iraq, ecc. A partire da quel momento è continuata un’erosione costante della terra palestinese grazie agli inarrestabili insediamenti di coloni, alla costruzione del Muro dell’apartheid e la sparizione della Palestina stessa dalle carte geografiche.

Questo per spiegare anche storicamente due punti importanti:

  • cosa c’è alla base del sionismo: una ideologia politica basata su concetti come purezza del sangue, popolo eletto, terra promessa, con il collante religioso e con l’obiettivo della rinascita del Regno d’Israele dal Nilo all’Eufrate. Naturalmente, tramite la colonizzazione della Palestina!
  • Perché viene contestato il passaggio delle bandiere sioniste d’Israele, quindi dell’occupante, nella data simbolicamente più importante per la memoria della lotta popolare e partigiana.

Quello che inizia a gennaio è il primo processo in Italia con questo tipo di accuse che può aprire, se non si fa qualcosa, una spirale repressiva pericolosa, dove ogni forma di legittima critica e lotta alle politiche di Israele contro il genocidio del popolo palestinese, al suo ruolo non solo in quell’area, ma all’interno del dominio imperialista, verrà attaccata e processata.

  • Rivolgere l’accusa di antisemitismo contro chiunque consideri razzista l’attuale Stato sionista di Israele, nonostante l’effettiva discriminazione istituzionale su cui si basa, equivale a garantire a Israele stesso l’impunità assoluta e l’immunità dall’accusa di razzismo. Un recente esempio: gli studenti torinesi di Progetto Palestina, accusati dall’”Osservatorio Solomon sulle Discriminazioni” di diffondere idee antisemite nell’Università e di incitare all’odio razziale. Studenti che in realtà portano avanti semplicemente le istanze della causa palestinese e promuovono il BDS nella Città di Torino.
  • La solidarietà, intesa come atto politico di condivisione e partecipazione nei confronti dei popoli in lotta contro il dominio politico, economico, ideologico e per l’affermazione della loro autoderminazione, potrebbe essere attaccata e processata.
  • La strumentalità di simili accuse si prefigura come un’offensiva alle idee e alla possibilità di esprimerle e sancisce il dominio e l’adesione alle politiche israeliane ma anche ai rapporti economici-politici (dall’università, ai sistemi di intelligence, all’industria bellica, ai sistemi informatici …) che l’Italia ha con essa.

A tale proposito ricordiamo che il 22 settembre 2020, sempre in periodo di pandemia, è stato stipulato un accordo del valore complessivo di 700 milioni di dollari, di cui 350 milioni a carico dell’Italia, per l’acquisito di piattaforme per l’aeronautica militare da parte di Israele; con questa somma si sarebbero potute ottenere circa 5800 postazioni di terapia intensiva. In parole semplici questo significa che i nostri soldi vengono spesi per la guerra e per supportare il sistema colonialista israeliano, invece che per la sanità, la salute e la vita.

Con questo appello ribadiamo che siamo a fianco degli imputati e chiediamo venga espressa analoga solidarietà nelle forme ad ognuno più congeniali, affinché questo infame tentativo di criminalizzazione venga respinto al mittente.

Invitiamo a partecipare al presidio davanti al Tribunale di Milano e ad eventuali iniziative che verranno proposte da noi o da altre realtà, affinché si sviluppi solidarietà attiva perché il silenzio è complice ed essere antifascisti è anche essere antisionisti.

30/12/2020     Panetteria Occupata – Milano

Video di indizione del presidio ed invito a portare sostegno e solidarietà:
https://www.facebook.com/112967070243561/videos/702116217113866

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Opuscolo “La salute e il profitto”

Pubblichiamo l’opuscolo “La salute e il profitto” che come Panetteria Occupata abbiamo realizzato raccogliendo il materiale, le riflessioni, le idee sviluppate collettivamente a partire dall’inizio della crisi sanitaria per Covid, in un percorso iniziato con una prima assemblea nel mese di luglio 2020 seguita da altre iniziative sul territorio milanese con volantinaggi, speakeraggi, un assemblea popolare all’aperto nel quartiere di Lambrate. Un intervento che vuole continuare toccando le strutture sanitarie ed i luoghi vivi del territorio, con la volontà di coinvolgere e coordinarsi con altre realtà sociali e politiche attive ed in particolar modo con i lavoratori della sanità, a cui va tutta la nostra solidarietà. Milano, dicembre 2020

La_salute_e_il_profitto

“Questo lavoro nasce dall’esigenza di comprendere e analizzare come i processi di flessibilizzazione del costo del lavoro e delle condizioni di lavoro siano strettamente collegati ad un progressivo e incessante attacco al sistema delle garanzie sociali: sanità, scuola, pensioni, ecc.  Questa strategia politico-economica in atto da decenni, ha determinato una frantumazione sociale e un isolamento delle realtà lavorative. Il nostro tentativo è quello di costruire  un’esperienza riaggregativa di situazioni, ambiti, anche diversi tra loro, accomunati comunque dal bisogno di mettere a confronto esperienze ed iniziative. E’ con questo spirito che abbiamo organizzato due assemblee, e partecipato alle mobilitazioni contro la scellerata gestione lombarda, cercando di sviluppare un dibattito che faccia conoscere dalla voce diretta dei lavoratori della sanità gli effetti sociali di questa crisi del sistema sanitario e che sappia far emergere contenuti e prospettive in cui possano riconoscersi altri lavoratori, in quanto parte di un’organizzazione del lavoro che subisce le stesse modalità di sfruttamento, ricatto e precarietà. Siamo consapevoli che la sanità sarà sempre più agganciata agli interessi del capitale, delle case farmaceutiche e il potere della medicina ufficiale sempre più dispotico, teso ad espropriare le donne e gli uomini della conoscenza del loro  corpo e della loro psiche e con risvolti che si connotano sempre più di classe. La medicalizzazione spinta all’estremo, la malattia (fisica e psichica) sempre più colpevolizzata, separata dai meccanismi sociali che l’hanno prodotta e quindi  fonte di nuove solitudini. L’apice di questa logica la stiamo già vivendo: i vecchi,  i lavoratori logorati da una vita di lavoro o i soggetti fragili non più utili alla riproduzione sociale capitalistica sono i nuovi  condannati. Dalle riflessioni riportate in questo opuscolo si sviluppano critiche sia verso una privatizzazione della sanità sempre più vorace e al servizio di gruppi di potere e delle multinazionali del farmaco che con l’appoggio di governi nazionali e locali  dirigono e determinano le politiche sanitarie qui e altrove, che verso una sanità pubblica sempre più aziendalizzata dove vigono le stesse leggi del profitto e dello sfruttamento dei lavoratori. In questa situazione di responsabilità rimbalzate e negate, di diffuse menzogne e di ulteriore spinta verso una sanità organizzata secondo le logiche del capitale, sta a noi costruire una critica e una pratica in grado di contrastare questo processo rivendicando la nostra idea di cura e salute, ridando voce a chi vive in prima persona gli effetti di questa crisi  sanitaria e sviluppando momenti di mobilitazione partecipata. …“

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5 dicembre: La Nostra Salute Contro Il Loro Profitto

SABATO 5 DICEMBRE ORE 15

Piazza Vigili del Fuoco – Lambrate

Partecipa all’ ASSEMBLEA POPOLARE

LA NOSTRA SALUTE CONTRO IL LORO PROFITTO

tornare a incontrarci confrontarci ed organizzare le lotte.
per una sanitá non mercificata , per una sanitá del territorio.
La salute non è una merce, non deve essere al servizio del profitto
ma del benessere collettivo.

Per il profitto la salute (o la malattia) è un business! : sanità_novembre2020

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26/11 In Grecia si sciopera!

Pubblichiamo la traduzione in italiano del testo di sostegno allo sciopero che Giovedi 26 novembre si terrà in Grecia scritto dal gruppo politico “Mozione Violetta (ΚτΒ)”. Anche in Grecia la crisi economica e sanitaria aggravate dall’attuale pandemia porta ad un peggioramento delle condizioni generali della classe lavoratrice ed in questo contesto si inserisce un ulteriore attacco padronale e dell’attuale governo conservatore di “Nuova Democrazia” attraverso il progetto di legge di riforma del lavoro denominato “Regolamento del mercato del lavoro” che mira ad intensificare lo sfruttamento  ed a peggiorare le condizioni di tutti i lavoratori. Per rispondere a questi piani il 26 novembre viene organizzato uno sciopero in tutta la Grecia. Questo avviene solo una settimana dopo la forte repressione avvenuta nei giorni delle ricorrenze per il 17 Novembre anniversario del massacro avvenuto nel 1973 al Politecnico di Atene. Stato di emergenza che impediva in quei giorni raduni di più di 3 persone, controlli e fermi. Sgombero della facoltà universitaria di Atene e attacco alle mobilitazioni. Nonostante questo è stata ampia la presenza nelle strade e la protesta ha cercato di rompere queste imposizioni, questi divieti di manifestare. Lo scritto che pubblichiamo ci invita alla lotta, unica strada percorribile….

Mozione Violetta (ΚτΒ). Sciopero. Giovedi 26/11/2020.
Perché la strada è in salita, ma non ce ne sono altre…
Mozione Violetta

In questo link potete trovare la versione greca:
https://prolprot.espivblogs.net/2020/11/22/ktv-apergia-pempti-26-11-2020-o-dromos-einai-aniforos-ma-den-yparchei-allos/

 

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Antisionisti rinviati a processo… Processiamo il sionismo

Per la contestazione, insieme ad altre centinaia di persone, della presenza delle bandiere dello Stato di Israele alla manifestazione del 25 aprile 2018 a Milano quattro compagni saranno processati. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e mantenendo forte il sostegno alla resistenza palestinese invitiamo alla partecipazione alla prima udienza che si terrà al Tribunale di Milano l’ 11 gennaio 2021. Riportiamo il comunicato degli imputati a seguito della decisione di procedere con il processo:

Mercoledì 11 novembre si è svolta presso il Tribunale di Milano la seconda e ultima trance dell’Udienza Preliminare per decidere il rinvio a giudizio degli indagati per la contestazione della presenza delle bandiere dello Stato di Israele alla manifestazione del 25 aprile 2018 a Milano.

L’udienza si è conclusa con la decisione del Giudice di rinviare a giudizio, con l’accusa di minacce, lancio pericoloso di oggetti e resistenza a Pubblico Ufficiale aggravate da incitamento all’odio razziale, quattro compagni che da indagati sono così diventati imputati.

Anche questa è stata un’ulteriore dimostrazione della volontà di perseguire nella provocatoria equiparazione dell’antisionismo all’antisemitismo. Opporsi alla presenza delle bandiere di uno Stato fascista e terrorista che opprime il popolo palestinese alla manifestazione per la liberazione dal nazifascismo per questa magistratura va considerato un atto da perseguire penalmente confermando l’aggravante odiosa di incitamento all’odio razziale. Questo a supporto della politica prosionista dello Stato italiano che non perde occasioni per promuovere progetti di collaborazione con Israele in campo civile e militare.

Da parte nostra ribadiamo che questo non è un episodio isolato, ma fa parte di una campagna internazionale tesa a legittimare lo Stato sionista nel momento in cui si annette l’intero territorio della Palestina, trasferisce la capitale a Gerusalemme e proietta e sue mire offensive su tutto il Medioriente a suon di bombardamenti e omicidi mirati contro la resistenza palestinese e degli altri popoli arabi. Una campagna che ha visto processi simili al nostro in Francia e Germania dove sono anche state promulgate leggi che considerano l’antisionismo come antisemitismo.

Noi naturalmente rigettiamo in blocco questo piano accusatorio promosso anche con il nostro processo dai sionisti di casa nostra, rivendichiamo tutte le forme di solidarietà alla causa palestinese e invitiamo tutti i solidali e sensibili alle ragioni del popolo palestinese a trovare il modo di mobilitarsi o comunque di esprimersi anche in questa situazione caratterizzata dal lockdown.

Per quanto ci riguarda in quanto imputati intendiamo proseguire nella linea di trasformare il processo contro gli antisionisti in processo al sionismo. Per ora informiamo tutti che la prima udienza del processo si terrà lunedì 11 gennaio alle ore 9 presso il Tribunale di Milano.

Tutti gli imputati

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PER IL PROFITTO, LA SALUTE (O LA MALATTIA) È UN BUSINESS!

Crediamo sia importante costruire una forza in grado di contrastare i ripetuti processi di privatizzazione, così come sostenere i lavoratori della sanità unendosi alle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici di altri settori che subiscono analoghi attacchi, ma che sono riusciti anche a raggiungere obiettivi importanti.

Con questo intento partecipiamo al “Cordone sanitario” intorno a Palazzo Città di Lombardia, a Milano, delle ore 10,00 del 7 novembre 2020 promosso dalle Associazioni lombarde aderenti al Coordinamento nazionale per il diritto alla Salute – Campagna Dico 32!

PER IL PROFITTO, LA SALUTE (O LA MALATTIA) È UN BUSINESS! SALUTE_novembre2020

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Presentazione del libro: “Lo spillover del profitto – Capitalismo, guerre ed epidemie”

Ora la guerra permanente si è svolta finora in aree capitalistiche semi-periferiche, come il Medio Oriente, l’Africa o l’Afghanistan, per cui sorge il sospetto che la pandemia da coronavirus possa costituire un surrogato della guerra permanente che coinvolge invece i paesi capitalisticamente sviluppati. Un surrogato che è contemporaneamente troppo e troppo poco: troppo per i sacrifici sociali che comporta e troppo poco per risolvere la crisi capitalistica. Alla fine di questa storia non ci sarà una ripresa economica ma neanche un crollo del capitalismo, probabilmente invece una accelerazione dei processi di crisi già in corso. Spetta a noi comprendere la situazione per trasformarla.

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Incontro e dibattito su Alba Dorata e il movimento greco

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La solidarietà alla Palestina non si processa!

Lunedi 19 ottobre 2020 si tiene l’udienza preliminare a carico di 5 compagni che contestarono la presenza delle bandiere israeliane, al seguito dello spezzone della Brigata Ebraica nel corteo del 25 Aprile 2018, procedimento che li vede accusati di “istigazione all’odio razziale e di antisemitismo”. Questa accusa “provocatoria” vuole essere strumento per attaccare la solidarietà alla lotta del popolo Palestinese ed a tutte quelle lotte che si oppongono all’oppressione, allo sfruttamento, alle guerre. Lunedi 19 ottobre dalle ore 9 fuori dal Tribunale di Milano saremo a fianco di questi compagni per esprimere tutto il nostro sostegno e per ribadire con forza che la solidarietà alla Palestina non si processa!

Pubblichiamo lo scritto di solidarietà e sostegno della Panetteria Occupata:
solidali_con_la_palestina

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USA is BURNING – incontro con Silvia Baraldini

Le proteste negli Stati Uniti continuano incessanti da ormai più di 3 mesi in seguito agli omicidi e alle violenze a danno degli afroamericani da parte della polizia. In più di 100 città statunitensi ed in moltissime altre città in tutto il mondo si sono svolti partecipatissimi cortei e presidi in solidarietà alle rivolte di Minneapolis dopo la morte di George Floyd il 25 maggio scorso.

Non è la prima volta che gli Stati Uniti assistono alla nascita di movimenti su larga scala – l’ultima volta nel 2014 a Ferguson dopo la morte di Michael Brown, Tamir Rice ed Eric Garner e la nascita del movimento Black Lives Matter – ma questa volta vi è la partecipazione massiccia anche di numerosi bianchi soprattutto nelle rivolte più radicali in città come Portland e Seattle dove da oltre 120 giorni vi sono cortei giorno e notte.

Le manifestazioni sono tutte molto determinate e spesso vengono represse con violenza e soprusi dalla polizia, dalla Guardia Nazionale, anche dall’Fbi e dai Servizi Segreti e per la loro intensità molti sindaci hanno addirittura imposto il coprifuoco, che in ogni caso viene violato per continuare a manifestare. E’ importante ricordare che il sostegno alle manifestazioni è stato dato anche dai detenuti delle carceri e dei Cie dell’intero Paese nonché da comparti della società quali autisti dei mezzi pubblici che si sono rifiutati di trasportare gli arrestati, medici e infermieri che hanno scioperato in supporto alle rivolte ed anche insegnanti e diversi lavoratori delle grandi multinazionali della logistica.

Ma le rivolte sono espressione di un problema molto più ampio e strutturale del paese. Una società iper capitalista e razzista che da sempre divide le persone in chi ha e chi non ha ed in questo contesto, la vita dei neri, dei latinos e degli indigeni è svalutata da un apparato statale repressivo che poggia sulle fondamenta secolari della supremazia bianca.

Gli Usa assistono così ad un momento storico mai visto prima di questa intensità che ha fatto da detonatore ad una profonda crisi che è scoppiata da tempo e che sta attanagliando l’intero paese: il contesto è quello planetario della pandemia di Covid19, che negli Usa sta mietendo un enorme numero di vittime soprattutto nei settori più poveri ed emarginati (circa l’80% dei contagi sta avvenendo tra le cosiddette minoranze etniche) aggravata dalla mancanza di un’assicurazione sanitaria universale; con la pandemia anche la disoccupazione di massa si è acuita ed ha lasciato a casa milioni di nordamericani aumentando così la povertà e l’homelessness in moltissime aree del Paese e con l’attuale amministrazione anche la linea repressiva si è inasprita, incitando lo scontro sociale e l’utilizzo delle armi tanto che qualcuno sta già parlando di guerra civile.

Per provare a tracciare un fil rouge di tutto quello che sta accadendo negli Stati Uniti e provare a comprendere i vari fenomeni focalizzandoci su alcuni aspetti principali, ne discuteremo insieme a Silvia Baraldini, attivista ed ex detenuta politica negli Stati Uniti.

 

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