SULLA CONCRETIZZAZIONE DELLA PROPOSTA DI LOTTA CONTRO LA GUERRA DELLE MULTINAZIONALI E DEGLI ESERCITI DELLA NATO

SULLA CONCRETIZZAZIONE DELLA PROPOSTA DI LOTTA CONTRO LA GUERRA DELLE MULTINAZIONALI E DEGLI ESERCITI DELLA NATO

Vediamo che tutti i giorni la guerra è presente dall’Afghanistan al centro Africa, così come ai confini con la Russia, militarizzati dalla NATO. Popolazioni che scappano perché cacciate e depredate principalmente dalle multinazionali minerarie e agro-alimentari. Stati come la Libia e il Ciad interamente annullati e nelle mani degli Stati della NATO.
Questa guerra è originata dai paesi NATO, come quello in cui viviamo, per questo siamo responsabili di queste guerre e delle loro conseguenze. 
Come rafforzare la lotta contro questo baraccone di morte, depredazione e sfruttamento?
Consideriamo necessario andare avanti con la proposta di coordinarsi a livello internazionale, unendosi tra diverse realtà di lotta ma per fare questo è necessario che le lotte e le mobilitazioni partano dai territori dove noi viviamo, dove siamo organizzati e dove possiamo iniziare a pensare insieme come inceppare concretamente la macchina della guerra.
In un primo confronto, con diverse realtà di lotta, sono emerse critiche e dubbi che riteniamo giusto affrontare: con questa proposta di mobilitazione abbiamo l’obiettivo di unire i diversi collettivi che agiscono nei vari territori in una lotta che ci riguarda tutte e tutti, per rafforzarla e rafforzarci.
Questa proposta ha origine dal gruppo di Atene in rapporto con alcuni collettivi di Creta, alla quale noi di Milano ci siamo identificati nei contenuti:
-internazionalista
– contro la guerra degli Stati e delle multinazionali
– contro l’imperialismo.
La mobilitazione è stata poi accolta anche dalle realtà presenti all’ultimo incontro tenutosi a giugno ad Atene dal “Fronte Antimperialista” a cui questo collettivo greco ne è parte ( i turchi del Fronte del Popolo, un collettivo bulgaro ed uno irlandese). 
Questa lotta è tutta da costruire e va cominciata insieme ai gruppi che lottano contro le basi che già esistono (Roma, Sardegna, Sicilia, Varese solo per citarne qualcuno) riportandola ad altre realtà che possono essere interessate.
Portare il discorso contro la guerra dentro le lotte quotidiane, a cominciare da quelle antirazziste, a quelle sulla casa, il lavoro, la sanità non ci può che rafforzare nella lotta comune contro chi intende governarci e contro lo sfruttamento in generale. 
Incontrarsi, confrontarsi per costruire momenti di lotta reale per noi è vitale, coscienti che ci sono e ci saranno differenze, che vanno vissute come ricchezza e non come paralisi. 
Dal 2 al 5 agosto il Movimento No Muos ha indetto una chiamata a cui noi parteciperemo e che può essere un primo momento di confronto e concretizzazione dove partendo da una  mobilitazione concreta si potrebbero gettare le basi per altre future. 
Un altro momento, a livello nazionale, che proponiamo, vuole essere per il sabato 29 settembre in una città centrale come Roma, di incontrarci tra collettivi del centro, del nord e delle isole per riuscire a praticare anche in Italia delle iniziative in coordinamento con l’iniziativa di Creta contro le basi NATO facendola diventare immediatamente un momento di lotta internazionalista a livello mediterraneo.
Farla insieme, se possibile in contemporanea, acquisisce un chiaro significato di avanzamento della lotta alla NATO e a questa guerra permanente. 

compagn@ di Milano, luglio 2018

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7 luglio: manifestazione Contro razzismo e repressione

Manifestazione  a Milano CONTRO RAZZISMO E REPRESSIONE

                                          ore 17 Piazzale Loreto

sabato 7 luglio 2018 saremo in piazza con gli occupanti delle case, i facchini della logistica, i precari, gli studenti, i comitati antirazzisti, per dar forza ad un percorso di ricomposizione tra gli sfruttati contro guerra, razzismo e repressione. Costruiamo un fronte di classe,  a difesa delle lotte per la casa, il  lavoro, il territorio; al fianco dei popoli aggrediti dalle politiche predatorie e colonialiste che affamano e costringono ad immigrare migliaia di uomini e donne.  Rafforziamo le lotte esistenti, amplifichiamole, proteggiamole dagli attacchi  repressivi e sedimentiamo così forza, coscienza ed organizzazione perché solo uniti saremo  più forti e perché cambiare questo mondo è giusto e possibile.

Volantino 7 LUGLIO

 

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29 giugno: incontro sul Nicaragua

Venerdì 29 giugno, alle ore 21.00, ci vediamo in Panetteria, Via Conte Rosso 20, per incontrare Omar Cabezas, comandante durante la rivoluzione sandinista, che ci parlerà della situazione in Nicaragua e in America Latina.

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22 giugno: cena sostegno lotta no tav

Cena di autofinanziamento per sostenere le spese legali della lotta No Tav.

Venerdì 22 giugno dalle ore 21:00

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17 giugno: incontro dopo il corteo del 5 maggio

Brevi note sul corteo del 5 maggio a Milano contro l’ENI e prossimo appuntamento

Si ricorderà che, nelle prime assemblee per confrontarsi sulla solidarietà in vista dei futuri processi per la manifestazione al Brennero del 7 maggio 2016, si era proposto di declinare l’iniziativa contro le frontiere affrontando la questione degli accordi Italia-Libia e il ruolo dell’Eni. Dopo la giornata comune del 12 dicembre scorso, in cui in varie città ci sono state delle iniziative che collegavano la memoria della strage di piazza Fontana con le attuali stragi che lo Stato italiano compie in Libia e nel Mediterraneo, si era cominciato a ragionare su due giornate di mobilitazione a Milano, città dell’Eni. Arrivarci ha richiesto tempo e confronti. Dopo l’assemblea-convegno internazionalista del 21 aprile, a Milano, in cui si è spaziato dalla Libia alla Somalia, dalla Nigeria alle metropoli italiane, dalla logistica al TAP, al rapporto università-guerra, analizzando sia le politiche neo-coloniali (con i loro arsenali militari e giuridici) sia le pratiche di resistenza che incontrano, il 5 maggio si è svolto il corteo. Un corteo su chiare basi anticapitaliste e antistituzionali, un’iniziativa autonoma su temi su cui grava un complice silenzio generale. Lo scopo dichiarato era quello di una manifestazione «comunicativa». Spesso questo aggettivo è inteso per lo più in negativo, per sottrazione, come sinonimo di «tranquillo», cioè «senza scontri». Vedendola in prospettiva, come primo passaggio e non certo come punto di arrivo, volevamo invece dedicare molta attenzione a ciò che avremmo detto, come, e a chi. Per questo l’idea di partire dalla stazione centrale (“vetrina” della città, zona di grande passaggio, ma anche teatro di continue retate contro gli immigrati) per arrivare in un quartiere a forte presenza proletaria e immigrata come Imbonati. Un corteo senza musica, con interventi continui e in più lingue che riportassero in piazza i temi affrontati il 21 aprile. Usando un termine volutamente «antiquato», una serie di comizi itineranti. Per la città e il tema scelti, la Questura ha predisposto uno schieramento ingente di forze, con un elicottero che ha sorvolato su tutto il percorso del corteo. Per via del clima mediatico preparato nei giorni precedenti, un corteo di modeste proporzioni (circa 400 persone) ha avuto una singolare ripercussione su giornali e telegiornali nazionali. Digos e giornalisti di varie città erano presenti a grappoli, il che ha reso impegnativo tenerli lontani e ha imposto alle prime battute della manifestazione un clima da assedio. Quando, lungo il percorso, abbiamo incontrato i primi esseri umani, invece, l’assedio si è spezzato, e abbiamo trovato attorno a noi interesse e persino complicità (molta gente era decisamente più incazzata con la polizia ‒ la quale aveva chiuso intere vie ‒ che con i manifestanti). La curiosità delle persone ai lati si è trasformata in partecipazione attiva quando siamo arrivati in via Imbonati. Qui, in particolare dopo un intervento in arabo contro gli Stati, le guerre e le devastazioni che costringono centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le terre in cui sono nate e cresciute, il corteo si è ingrossato quantitativamente, ma soprattutto è diventato molto più contagioso. Sia per i contenuti (dalle guerre democratiche all’operazione “strade sicure”, le donne sono spesso le prime a subire le conseguenze dell’ordine militare e patriarcale e ad organizzarsi per resistere e contrattaccare) sia per la preparazione collettiva di interventi, manifesti, slogan e scritte in più lingue, particolarmente significativo lo spezzone femminista, che ha dato una bella idea di come corteo «comunicativo» non voglia affatto dire «smorto».

L’assemblea del 21 aprile e il corteo del 5 maggio hanno coinvolto qualche centinaio di compagne e compagni, rimettendo al centro la guerra e la prospettiva internazionalista. Affinché questo piccolo – ma, ci pare, significativo e controcorrente – passaggio non rimanga chiuso in se stesso, l’iniziativa deve proseguire ora autonomamente nei diversi territori. Per fare un più attento “bilancio” (queste sono delle prime note, scritte da alcuni soltanto) delle due giornate milanesi e per ragionare su come continuare, ci incontreremo di nuovo

Domenica 17 giugno, alle ore 10, 30

alla Panetteria occupata di via Conte Rosso 20  a Milano

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CENA PER NIK SABATO 9 GIUGNO

SABATO 9 GIUGNO ALLE ORE 20:30 CENA PER NIK

Si rinnova anche quest’anno il nostro incontro culinario-solidale per rinnovare la nostra vicinanza ad un compagno, Nicola De Maria, a noi molto caro, da 36 anni incarcerato per appartenenza alle Brigate Rosse – colonna Walter Alasia, e il cui contributo, in termini d’analisi e di metodo, risulta sempre molto acuto, stimolante, prezioso al dibattito …

La cena sarà un modo per sostenere le spese di compagni e familiari.

Le preferenze onnivore, vegetariane e vegane. saranno rispettate.

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8 giugno: presentazione “In Donbass non si passa”

VENERDI 8 GIUGNO ALLA PANETTERIA OCCUPATA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

“IN DONBASS NON SI PASSA – La resistenza antifascista alle porte dell’Europa” di Alberto Fazolo e Nemo (RedStarPress 2018)

    • Alle ore 18 aperitivo
    • A seguire presentazione dell’autore Alberto Fazolo

http://www.redstarpress.it/index.php/catalogo/product/view/2/100

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25 maggio: Presentazione TRE GIORNI CONTRO LA GUERRA E LE FRONTIERE/Val Susa

VENERDI 25 MAGGIO H 21, Panetteria Occupata (Mi)

PRESENTAZIONE DELLA TRE GIORNI SULLA FRONTIERA ITALO FRANCESE

( Alta val di Susa/ zona di Briancon)           8-9-10 giugno

Aggiornamento sugli arrestatati dopo la marcia del 22 Aprile da Claviere a Briancon e sul processo che inizierà il 31 maggio in Francia

Da tempo le Alpi dell’alta Val di Susa, il Monginevro e il Colle della Scala sono territori di passaggio di centinaia di persone che ogni giorno tentano di andare in Francia con treni e autobus e che, respinte dalla polizia, provano a passare a piedi i valichi.

Lo scorso inverno è nata in Val susa una rete di solidarietà contro il dispositivo frontiera e quello che rappresenta a livello politico e in sostegno alle persone che si spostano incappando nella militarizzazione, nei respingimenti o nel sistema accoglienza. Oggi questa rete è composta da varie realtà e percorsi autonomi che si muovono sul territorio, riscuotendo l’appoggio e la collaborazione di molte persone.

All’interno di questo percorso due mesi fa è nata una occupazione a Claviere, il rifugio autogestito Chez Jesus, vicino al confine con la Francia, da cui è partita la marcia del 22 aprile, che ha visto la partecipazione di centinaia di persone della val di Susa e provenienti da altre vallate, da diverse città e dalla Francia. Un’iniziativa contro le guerre e le politiche neocoloniali e il sistema di sfruttamento dei territori africani e non solo e delle persone in fuga da questi luoghi, che rappresentano per l’Europa  manodopera a basso costo.

Una marcia contro le  frontiere, contro i movimenti fascisti e razzisti come Generazione identitaria, che pattugliano le frontiere aiutando la polizia ad arrestare le persone che passano i valichi, contro il grande business della tratta delle donne, in particolar modo le nigeriane.

Alla Fine della marcia, a Briancon, tre persone sono state arrestate con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in concorso con altri e il 31 maggio inizierà il processo a Gap(Francia). Da qui è nata la campagna Defend solidarity in loro favore.

Le questioni legate ai flussi di persone verso l’Europa sono molte, per prime quella della guerra e dello sfruttamento delle persone e delle risorse per scopi economici e politici. Per questo abbiamo pensato di organizzare una tre giorni di camminata attraverso la frontiera, organizzando dei dibattiti su temi sopra citati, per confrontarci, scambiarci esperienze su lotte analoghe e cercare di avere una visione più complessiva e una pratica più incisiva, cercando di coordinarci con tutte le realtà e le/i singoli che vogliono partecipare a questa lotta e darci delle prospettive.

Per arrivare alla tre giorni stiamo presentando i contenuti e il significato della proposta di queste tre giornate, aggiornando sulla situazione degli arrestati, della campagna di solidarietà e sulla situazione in frontiera tra l’alta Val di Susa e la Francia.

Compagne e compagni di Chez Jesus/ Claviere Val Susa

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COSTRUIAMO UNA CAMPAGNA CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA

Il 15 aprile scorso ci siamo incontrati alla Panetteria Occupata a Milano per rispondere alla proposta dei compagni dalla Grecia e gettare le basi per la costruzione di una campagna comune contro le basi NATO e l’imperialismo USA ……

Report_15aprile_NATO

Report-15aprile-NATO-EN

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5 maggio: corteo “attacchiamo i padroni e le loro guerre”

Sabato 5 maggio: Corteo
ore 15,00, davanti alla stazione centrale
contro l’ENI, le sue devastazioni e le sue guerre
Il corteo terminerà in via Imbonati angolo via Bovio

Attacchiamo i padroni (prima gli italiani)

Guerra all’esterno e militarizzazione della società segnano sempre di
più il nostro presente. Per mantenere pacificate le “retrovie” mentre
governi e multinazionali si lanciano nel saccheggio dell’Africa come
prolungamento della loro concorrenza in Europa, i padroni soffiano sul
vento razzista della guerra fra poveri. Vento che alimenta la
proliferazione dei gruppi neofascisti, sempre più legittimati e
protetti.

Il governo italiano finanzia i campi di concentramento in Libia e le
milizie che li gestiscono, l’ENI e le altre imprese di bandiera
cercano di preservare e allargare i loro affari, ricorrendo a
qualunque signoria della guerra locale, jihadisti compresi. Intanto il
capitale locale, con l’individuazione di nuove sacche di gas, riapre
scenari con Paesi direttamente coinvolti nella guerra di Siria,
facendo presagire un ruolo ancor più incisivo della Turchia nel
contenimento dei profughi, nonché di Israele come cane da guardia del
Mediterraneo.
La manodopera di emigrati provenienti da terre depredate assicura un
esercito di lavoratori e lavoratrici sotto ricatto e terrore,
garantisce profitti a basso costo e rende possibile assoggettare anche
i proletari indigeni a condizioni di vita sempre più precarie.

Il razzismo di Stato afferma apertamente che per salvare la democrazia
bisogna rinchiudere i migranti a casa loro (eccezion fatta per quelli
da selezionare per il capitalismo nostrano).
Mentre la politica internazionale di rapina sversa anche qui i suoi
prodotti, dallo sfruttamento alle devastazioni ambientali (vedi TAP),
in Niger si allarga il conflitto sociale contro le missioni
occidentali.

È sempre più urgente confrontarci sul tempo che fa, rilanciare la
pratica della solidarietà internazionalista e schierarsi con le
ragioni di chi lotta contro il colonialismo italiano.

Per questo invitiamo tutte e tutti coloro che vogliono riaprire il
conflitto sociale fuori e contro ogni compatibilità istituzionale, alla manifestazione di Milano

 
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