27 ottobre: presidio alla base NATO di Solbiate Olona

26 e 27 ottobre 2018 due giornate di mobilitazione e di lotta. Dallo sciopero generale al presidio alla base NATO di Solbiate Olona (VA) presenti sono state le parole “NO NATO NO GUERRE” Nella determinazione a dare continuità alla mobilitazione contro la guerra imperialista pubblichiamo i saluti inviati dal collettivo Taksiki Antepithesi [Offensiva di Classe] (Gruppo di Anarchici e Comunisti) e da un attivista del movimento World BEYOND War insieme ad un report sulle mobilitazioni in territorio statunitense.

Saluto_Atene

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PRESIDIO NONATO

 

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24 ottobre: assemblea presentazione presidio base NATO

“TEMPI DI GUERRA”

MERCOLEDI 24 OTTOBRE ORE 21,00 alla Panetteria Occupata

ASSEMBLEA PUBBLICA “NO NATO NO GUERRE”

Presentiamo il presidio alla base NATO di Solbiate Olona (VA) di sabato 27 ottobre. Un iniziativa che è parte di una mobilitazione contro la militarizzazione, l’apparato bellico-industriale, le Basi militari e la NATO – principale organizzazione nella conduzione della guerra globale -.  Un iniziativa che vuole portare l’opposizione alle guerre ed alla NATO nei territori dove sono presenti le strutture che gestiscono, pianificano  ed attuano i piani delle guerre imperialiste sia all’interno che all’esterno delle nazioni appartenenti alla NATO. La guerra che viene condotta contro le periferie del centro imperialista (USA ed Unione Europea) trova qui da noi la sua declinazione nell’aumento del razzismo, della repressione e dello sfruttamento dei lavoratori: un aspetto della guerra sociale all’interno è contenuto nel recente Decreto su immigrazione e sicurezza.  La mobilitazione contro la base NATO di Solbiate Olona è parte di un movimento contro la guerra e delle iniziative che, a partire dai luoghi di lavoro, dalle scuole e dai territori, mettono al primo posto gli interessi dei proletari e rilanciano la necessità di un radicale cambiamento sociale.

L’OPPOSIZIONE ALLA NATO PARTE DAI TERRITORI

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12 ottobre: proiezione “Standard operating procedure”

Venerdi 12 Ottobre

h.19:00 Aperitivo
h.21:00 Proiezione documentario di Errol Morris “Standard Operating Procedure”
sui crimini e le torture perpetrate dai militari americani sui prigionieri irakeni nel carcere di Abu Ghraib.
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21 settembre: proiezione “Sulla mia pelle”

VENERDI 21 SETTEMBRE ALLE ORE 21,00
PROIEZIONE DEL FILM

“SULLA MIA PELLE – Gli ultimi 7 giorni di Stefano Cucchi” di Alessio Cremonini

Alle ore 19,00 aperitivo  

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[Archivio] Riflessioni per un intervento a Milano – gennaio 1992

L’opuscolo “Riflessioni per un intervento a Milano” pur essendo stato scritto nel Gennaio 1992 (si tratta di uno dei primi documenti prodotti dalla Panetteria) mantiene ancora oggi spunti di interesse utili per analizzare la situazione attuale, nello specifico quella legata all’immigrazione (ma non solo), e riproduce un metodo utile a tutti coloro che vogliono cambiare/rivoluzionare questo stato di cose presenti. Il testo è un contributo prodotto da alcuni compagni che erano in quegli anni detenuti nel carcere speciale di Novara. Riportiamo anche un breve testo di riflessioni che la discussione dell’epoca aveva generato fra i compagni della Panetteria.

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SULLA CONCRETIZZAZIONE DELLA PROPOSTA DI LOTTA CONTRO LA GUERRA DELLE MULTINAZIONALI E DEGLI ESERCITI DELLA NATO

SULLA CONCRETIZZAZIONE DELLA PROPOSTA DI LOTTA CONTRO LA GUERRA DELLE MULTINAZIONALI E DEGLI ESERCITI DELLA NATO

Vediamo che tutti i giorni la guerra è presente dall’Afghanistan al centro Africa, così come ai confini con la Russia, militarizzati dalla NATO. Popolazioni che scappano perché cacciate e depredate principalmente dalle multinazionali minerarie e agro-alimentari. Stati come la Libia e il Ciad interamente annullati e nelle mani degli Stati della NATO.
Questa guerra è originata dai paesi NATO, come quello in cui viviamo, per questo siamo responsabili di queste guerre e delle loro conseguenze. 
Come rafforzare la lotta contro questo baraccone di morte, depredazione e sfruttamento?
Consideriamo necessario andare avanti con la proposta di coordinarsi a livello internazionale, unendosi tra diverse realtà di lotta ma per fare questo è necessario che le lotte e le mobilitazioni partano dai territori dove noi viviamo, dove siamo organizzati e dove possiamo iniziare a pensare insieme come inceppare concretamente la macchina della guerra.
In un primo confronto, con diverse realtà di lotta, sono emerse critiche e dubbi che riteniamo giusto affrontare: con questa proposta di mobilitazione abbiamo l’obiettivo di unire i diversi collettivi che agiscono nei vari territori in una lotta che ci riguarda tutte e tutti, per rafforzarla e rafforzarci.
Questa proposta ha origine dal gruppo di Atene in rapporto con alcuni collettivi di Creta, alla quale noi di Milano ci siamo identificati nei contenuti:
-internazionalista
– contro la guerra degli Stati e delle multinazionali
– contro l’imperialismo.
La mobilitazione è stata poi accolta anche dalle realtà presenti all’ultimo incontro tenutosi a giugno ad Atene dal “Fronte Antimperialista” a cui questo collettivo greco ne è parte ( i turchi del Fronte del Popolo, un collettivo bulgaro ed uno irlandese). 
Questa lotta è tutta da costruire e va cominciata insieme ai gruppi che lottano contro le basi che già esistono (Roma, Sardegna, Sicilia, Varese solo per citarne qualcuno) riportandola ad altre realtà che possono essere interessate.
Portare il discorso contro la guerra dentro le lotte quotidiane, a cominciare da quelle antirazziste, a quelle sulla casa, il lavoro, la sanità non ci può che rafforzare nella lotta comune contro chi intende governarci e contro lo sfruttamento in generale. 
Incontrarsi, confrontarsi per costruire momenti di lotta reale per noi è vitale, coscienti che ci sono e ci saranno differenze, che vanno vissute come ricchezza e non come paralisi. 
Dal 2 al 5 agosto il Movimento No Muos ha indetto una chiamata a cui noi parteciperemo e che può essere un primo momento di confronto e concretizzazione dove partendo da una  mobilitazione concreta si potrebbero gettare le basi per altre future. 
Un altro momento, a livello nazionale, che proponiamo, vuole essere per il sabato 29 settembre in una città centrale come Roma, di incontrarci tra collettivi del centro, del nord e delle isole per riuscire a praticare anche in Italia delle iniziative in coordinamento con l’iniziativa di Creta contro le basi NATO facendola diventare immediatamente un momento di lotta internazionalista a livello mediterraneo.
Farla insieme, se possibile in contemporanea, acquisisce un chiaro significato di avanzamento della lotta alla NATO e a questa guerra permanente. 

compagn@ di Milano, luglio 2018

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7 luglio: manifestazione Contro razzismo e repressione

Manifestazione  a Milano CONTRO RAZZISMO E REPRESSIONE

                                          ore 17 Piazzale Loreto

sabato 7 luglio 2018 saremo in piazza con gli occupanti delle case, i facchini della logistica, i precari, gli studenti, i comitati antirazzisti, per dar forza ad un percorso di ricomposizione tra gli sfruttati contro guerra, razzismo e repressione. Costruiamo un fronte di classe,  a difesa delle lotte per la casa, il  lavoro, il territorio; al fianco dei popoli aggrediti dalle politiche predatorie e colonialiste che affamano e costringono ad immigrare migliaia di uomini e donne.  Rafforziamo le lotte esistenti, amplifichiamole, proteggiamole dagli attacchi  repressivi e sedimentiamo così forza, coscienza ed organizzazione perché solo uniti saremo  più forti e perché cambiare questo mondo è giusto e possibile.

Volantino 7 LUGLIO

 

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29 giugno: incontro sul Nicaragua

Venerdì 29 giugno, alle ore 21.00, ci vediamo in Panetteria, Via Conte Rosso 20, per incontrare Omar Cabezas, comandante durante la rivoluzione sandinista, che ci parlerà della situazione in Nicaragua e in America Latina.

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22 giugno: cena sostegno lotta no tav

Cena di autofinanziamento per sostenere le spese legali della lotta No Tav.

Venerdì 22 giugno dalle ore 21:00

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17 giugno: incontro dopo il corteo del 5 maggio

Brevi note sul corteo del 5 maggio a Milano contro l’ENI e prossimo appuntamento

Si ricorderà che, nelle prime assemblee per confrontarsi sulla solidarietà in vista dei futuri processi per la manifestazione al Brennero del 7 maggio 2016, si era proposto di declinare l’iniziativa contro le frontiere affrontando la questione degli accordi Italia-Libia e il ruolo dell’Eni. Dopo la giornata comune del 12 dicembre scorso, in cui in varie città ci sono state delle iniziative che collegavano la memoria della strage di piazza Fontana con le attuali stragi che lo Stato italiano compie in Libia e nel Mediterraneo, si era cominciato a ragionare su due giornate di mobilitazione a Milano, città dell’Eni. Arrivarci ha richiesto tempo e confronti. Dopo l’assemblea-convegno internazionalista del 21 aprile, a Milano, in cui si è spaziato dalla Libia alla Somalia, dalla Nigeria alle metropoli italiane, dalla logistica al TAP, al rapporto università-guerra, analizzando sia le politiche neo-coloniali (con i loro arsenali militari e giuridici) sia le pratiche di resistenza che incontrano, il 5 maggio si è svolto il corteo. Un corteo su chiare basi anticapitaliste e antistituzionali, un’iniziativa autonoma su temi su cui grava un complice silenzio generale. Lo scopo dichiarato era quello di una manifestazione «comunicativa». Spesso questo aggettivo è inteso per lo più in negativo, per sottrazione, come sinonimo di «tranquillo», cioè «senza scontri». Vedendola in prospettiva, come primo passaggio e non certo come punto di arrivo, volevamo invece dedicare molta attenzione a ciò che avremmo detto, come, e a chi. Per questo l’idea di partire dalla stazione centrale (“vetrina” della città, zona di grande passaggio, ma anche teatro di continue retate contro gli immigrati) per arrivare in un quartiere a forte presenza proletaria e immigrata come Imbonati. Un corteo senza musica, con interventi continui e in più lingue che riportassero in piazza i temi affrontati il 21 aprile. Usando un termine volutamente «antiquato», una serie di comizi itineranti. Per la città e il tema scelti, la Questura ha predisposto uno schieramento ingente di forze, con un elicottero che ha sorvolato su tutto il percorso del corteo. Per via del clima mediatico preparato nei giorni precedenti, un corteo di modeste proporzioni (circa 400 persone) ha avuto una singolare ripercussione su giornali e telegiornali nazionali. Digos e giornalisti di varie città erano presenti a grappoli, il che ha reso impegnativo tenerli lontani e ha imposto alle prime battute della manifestazione un clima da assedio. Quando, lungo il percorso, abbiamo incontrato i primi esseri umani, invece, l’assedio si è spezzato, e abbiamo trovato attorno a noi interesse e persino complicità (molta gente era decisamente più incazzata con la polizia ‒ la quale aveva chiuso intere vie ‒ che con i manifestanti). La curiosità delle persone ai lati si è trasformata in partecipazione attiva quando siamo arrivati in via Imbonati. Qui, in particolare dopo un intervento in arabo contro gli Stati, le guerre e le devastazioni che costringono centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le terre in cui sono nate e cresciute, il corteo si è ingrossato quantitativamente, ma soprattutto è diventato molto più contagioso. Sia per i contenuti (dalle guerre democratiche all’operazione “strade sicure”, le donne sono spesso le prime a subire le conseguenze dell’ordine militare e patriarcale e ad organizzarsi per resistere e contrattaccare) sia per la preparazione collettiva di interventi, manifesti, slogan e scritte in più lingue, particolarmente significativo lo spezzone femminista, che ha dato una bella idea di come corteo «comunicativo» non voglia affatto dire «smorto».

L’assemblea del 21 aprile e il corteo del 5 maggio hanno coinvolto qualche centinaio di compagne e compagni, rimettendo al centro la guerra e la prospettiva internazionalista. Affinché questo piccolo – ma, ci pare, significativo e controcorrente – passaggio non rimanga chiuso in se stesso, l’iniziativa deve proseguire ora autonomamente nei diversi territori. Per fare un più attento “bilancio” (queste sono delle prime note, scritte da alcuni soltanto) delle due giornate milanesi e per ragionare su come continuare, ci incontreremo di nuovo

Domenica 17 giugno, alle ore 10, 30

alla Panetteria occupata di via Conte Rosso 20  a Milano

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