20 maggio: SCIOPERO GENERALE!

SOSTENIAMO PARTECIAPIAMO ORGANIZZIAMOCI!

VENERDI 20 MAGGIO SCIOPERO GENERALE! CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA E L’ECONOMIA DI GUERRA – CONTRO IL GOVERNO DRAGHI – VIA LA NATO!

Dai luoghi di lavoro ai territori facciamo vivere questa giornata di lotta, rilanciamo un alternativa di classe! Sosteniamo le parole d’ordine delle organizzazioni sindacali che promuovono lo Sciopero Generale del 20 maggio:

  • Basta spese militari e stop all’invio di armi in Ucraina.
  • Per una nuova scala mobile: aumento immediato dei salari in misura pari all’inflazione e adeguamento di tutti i CCNL per far fronte al caro-vita
  • Stop immediato agli aumenti delle tariffe di luce e gas e blocco dei distacchi delle utenze per tutti i casi di morosità incolpevole.
  • Per un salario garantito che permetta una vita dignitosa a tutti i lavoratori ei disoccupati.

Per una forte riduzione dell’orario di lavoro: lavorare tutti, lavorare meno,
in lavori socialmente utili.

  • Per il diritto alla salute: sanità gratuita, territoriale ed universale.
  • Per il ripristino dell’indennità di malattia nei casi di quarantena da sospetto contagio Covid.
  • Basta morti sul lavoro e di lavoro: rafforzamento delle misure di sicurezza, inasprimento delle sanzioni per la mancata adozione dei dispositivi di prevenzione e ampliamento dei poteri ispettivi e di controllo da parte dei lavoratori e delle loro rappresentanze.
  • Per il diritto alla casa: no agli sgomberi delle occupazioni sociali abitative, no alle speculazioni sui quartieri.
  • No alla repressione degli scioperi e delle lotte dei lavoratori.
  • Fine delle politiche discriminatorie e razziste sui permessi di soggiorno,
    strumento decisivo di divisione dei lavoratori e di assoggettamento
    padronale.
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14 maggio: presentazione bollettino della rete “Tanta Salute”

SABATO 14 MAGGIO ALLE ORE 16:30 IN PIAZZA VIGILI DEL FUOCO (ZONA RUBATTINO) PRESENTAZIONE DEL BOLLETTINO DELLA RETE TANTA SALUTE

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PER UN 1 MAGGIO INTERNAZIONALISTA E DI CLASSE

Intervento al corteo di Milano del 1 maggio:

PER UN 1 MAGGIO INTERNAZIONALISTA E DI CLASSE

L’Italia è in guerra! Una guerra che ha le cause in una crisi economica, politica, sociale ed ambientale del sistema capitalistico.

Ci troviamo di fronte ad un capitalismo che va verso la catastrofe.

Le ragioni della guerra in Ucraina non nascono oggi. Sono il frutto di decennali conflitti interimperialisti. Sono il frutto dell’espansione della NATO, della politica economica dei poli imperialisti USA e Unione Europea in testa.

I proletari, i lavoratori in queste guerre non hanno nulla da guadagnare. La guerra è contro i nostri interessi di lavoratrici e lavoratori.

Per questo dobbiamo a partire dall’opposizione al Governo italiano, Governo Draghi, Governo frutto di un patto corporativo tra padronato e partiti, Governo espressione degli interessi delle strutture sovranazionali europee e del grande capitale

Dire NO all’invio di armi allo Stato ucraino

Dire NO all’escalation militare. Noi non vogliamo una terza guerra mondiale.

Non dimentichiamo che quella in Ucraina non è l’unica guerra in corso. Che l’Italia è presente in 40 missioni militari all’estero, seconda solo agli USA. Che continua una politica neo-coloniale delle potenze dell’Unione Europea in altri paesi del mondo come quella italiana e francese in Africa con le gravi conseguenze sull’immigrazione. Immigrazione dovuta alla guerra, alla povertà, allo sfruttamento economico…

Imporre il ritiro delle truppe italiane dalle missioni di guerra all’estero.

L’organizzazione sovranazionale politica e militare NATO è uno strumento offensivo atto alla guerra.

Imponiamo le parole d’ordine: FUORI LA NATO DALL’ITALIA – FUORI L’ITALIA DALLA NATO

Allo stesso tempo dobbiamo da subito dire NO all’Esercito Europeo.

Dobbiamo far vivere questi obiettivi nelle lotte quotidiane, nelle mobilitazioni sul lavoro, sulla casa, sulla sanità, sull’ambiente… nei nostri territori che subiscono anche loro una continua militarizzazione. Essere capaci di intaccare la macchina della guerra; sono sui nostri territori le aziende che producono armi, sistemi informatici integrati agli strumenti militari, la presenza e i collegamenti tra aziende e università per fini bellici, la presenza nelle nostre strade dei militari con l’operazione “strade sicure” (militari utilizzati ad esempio per reprimere la lotta popolare in Val Susa).

Contrastare la propaganda di guerra.

Propaganda che si regge attraverso l’imposizione di uno stato di emergenza permanente.

Stato di emergenza per la pandemia e ora nuovo stato di emergenza per la guerra.

In questo stato di emergenza permanente che concede poteri illimitati all’Esecutivo, al Governo, che svuota di ogni valenza il Parlamento, si impone il continuo aumento di soldi pubblici per le spese militari. Lo chiede la NATO, lo chiede l’Unione Europea. Aumentare le spese militari al 2% del PIL significa sottrarre risorse pubbliche per gli ospedali, per la sanità, per la scuola, per un welfare alle persone più deboli… Si decide in segreto quante e quali armi inviare in Ucraina. Si impone attraverso decreti del Presidente del Consiglio la gestione della pandemia nel rispetto prima degli interessi delle multinazionali farmaceutiche e poi della salute delle persone e in particolare dei lavoratori.

Si giustificano scelte politiche e sociali di parte come nell’utilizzo dei miliardi del PNRR in arrivo dall’Unione Europea. Chiamiamo questa economia di guerra.

Dall’inizio della pandemia il tasso di occupazione è sceso di molto e il lavoro femminile è quello che è stato più colpito. Aumenta la povertà ad oltre 5 milioni di famiglie, crescono i lavoratori poveri anche se occupati. Si continua a licenziare; viene sostituito lavoro stabile con lavoro precario; aumentano i contratti a termine e interinali.

I nostri salari (salario diretto ed indiretto) non tengono il continuo aumento dell’inflazione; il carovita è evidente a tutti. C’è un aumento della disoccupazione che ha come contro altare un aumento della giornata lavorativa, dei ritmi di lavoro, dello sfruttamento di chi lavora.

Il 1 maggio è una data simbolo per la nostra classe lavoratrice in tutto il mondo. E’ la conquista nella storica battaglia per le 8 ore.

Questa conquista è stata messa in discussione dai padroni, dai loro governi, dallo sviluppo di un sistema produttivo che vuole imporci lo sfruttamento del lavoro salariato per l’intera giornata, per 365 giorni all’anno.

Oggi dobbiamo rivendicare con forza la riduzione della giornata lavorativa e riattualizzare le parole d’ordine: lavorare meno – lavorare tutti. E imporre aumenti salariali per tutti.

All’attacco alle condizioni proletarie, contro l’emergenza sociale, contro i piani governativi e confindustriali, diventa urgente e necessario trovare un terreno comune di unità delle lotte.

Le lotte che vengono condotte sul lavoro, per la casa, nelle scuole, contro le discriminazioni verso i lavoratori immigrati, sui territori… devono ritrovare un comune intento: UN FRONTE DI CLASSE.

Un fronte di classe che sappia sviluppare forme concrete di solidarietà; che sappia sviluppare un percorso in un’ottica di “contropotere”, di affermazione di un punto di vista “altro” di classe rispetto a quello dello Stato e del capitale.

La scadenza importante dello sciopero generale del 20 maggio, contro la guerra e contro il governo Draghi deve essere un’occasione che ci trova insieme nella costruzione e affermazione comune dei nostri obbiettivi.

Sui cartelli nelle lotte per le 8 ore era scritta la frase che chiedeva la riduzione della giornata lavorativa ma anche quella per la fine dello sfruttamento del lavoro salariato… è in questa prospettiva che siamo qui oggi. Vogliamo ricordare tutte la donne e gli uomini che sono usciti di casa per recarsi al lavoro e non hanno più fatto ritorno. Vogliamo infine ricordare Lorenzo e Giuseppe, studenti morti nell’alternanza scuola-lavoro.

VIVA IL 1 MAGGIO!

Panetteria Occupata

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primo maggio di lotta anticapitalista e internazionalista

PRIMO MAGGIO MANIFESTAZIONE PIAZZA COSTANTINO/VIA PADOVA ORE 14:30

1maggio2022

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22 aprile: sosteniamo Vincenzo

Il 20 gennaio 2022 si è svolta la prima udienza presso la Corte di Giustizia Europea (CDGE) in Lussemburgo e ha parlato la difesa. il 31 marzo 2022 si è espressa l’accusa. Entro l’estate è atteso il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea sul MAE (Mandato di Arresto Europeo) a cui seguirà la decisione della Cassazione francese.

Ormai siamo quasi alla conclusione dell'”affaire Vincenzo Vecchi”: una storia di lotta e ribellione che comincia durante le non molto lontane giornate del G8 di Genova del 2001 e nella repressione che ne è seguita . Questa sentenza farà prassi giuridica e inciderà su tutti coloro che si oppongono e si opporranno al sistema capitalista la cui disumanità e ingiustizia è sempre più una palese evidenza.

Venerdì 22 aprile alla Panetteria Occupata – Milano
dalle ore 19 aperitivo a buffet
alle ore 20:30 interventi e dibattito

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9 aprile: presentazione opuscolo “PER LA PALESTINA”

SABATO 9 APRILE DALLE ORE 17:30 PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO “PER LA PALESTINA”

Un contributo per sviluppare una discussione sulla resistenza del popolo palestinese contro il progetto sionista di colonizzazione della Palestina e sulla situazione in Medio Oriente per comprendere la posizione dei vari attori di questo teatro di guerra e il ruolo del sionismo sia a livello internazionale sia nel nostro paese.

Saranno presenti – e anche online – compagne e compagni del Collettivo per la Palestina, ed il compagno palestinese Younis Kutaiba

Al termine è prevista una spaghettata

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8 aprile: La guerra vicino casa cosa succede in Ucraina?

VENERDI 8 APRILE DALLE ORE 21

La guerra vicino casa cosa succede in Ucraina?

Dalle radici del conflitto in Ucraina ai possibili sconvolgimenti economici e  geopolitici conseguenza diretta ed indiretta del conflitto.
Da un mondo unipolare ad un mondo multipolare, la fine della globalizzazione ed il passaggio ad una nuova fase di economia regionalizzata per macro aree ed il possibile fallimento della ristrutturazione produttiva prevista dal great reset di Schwab direttore esecutivo del forum economico di Davos
Proiezione di un documentario del 2014 sulle radici del conflitto e sulle terribili violenze di quell’anno

e successivo dibattito con Mario Pietri
esperto in materia, collaboratore di Radio Onda d’Urto e curatore del canale telegram di informazione geopolitica Mondo Multipolare

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2 aprile: manifestazione contro le politiche guerrafondaie dell’ENI e contro tutte le guerre

Sosteniamo e partecipiamo alla manifestazione di
Sabato 2 aprile dalle ore 14:30 in piazza Affari a Milano “contro le politiche guerrafondaie dell’ENI e contro tutte le guerre”
Riportiamo l’appello per la manifestazione prodotto dall'”Assemblea antimilitarista” e socializziamo gli interventi della gi0rnata del 19 marzo al Laboratorio Kasciavit dal titolo “Guerra e energia – L’Eni e le missioni militari italiane in Africa”. Gli interventi riportati forniscono interessanti informazioni ed analisi per affrontare e contrastare la tendenza alla guerra in atto e riflessioni utili per impostare una tesi atta alla trasformazione radicale dell’attuale sistema socio-economico.
“L’Italia è in guerra. I governi che si sono succeduti hanno coperto le operazioni belliche tricolori sotto un manto di ipocrisia. Missioni umanitarie, operazioni di polizia internazionali hanno travestito l’invio di truppe sui fronti di guerra in Somalia, Libano, Serbia, Iraq, Afganistan, Libia. Quest’estate, per la prima volta in quarant’anni un ministro della Difesa, in occasione del rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero, ha rivendicato spudoratamente le avventure neocoloniali delle forze armate come strumento di tutela degli interessi dell’Italia.
Ben 18 delle 40 missioni militari all’estero sono in Africa nel triangolo che va dalla Libia al Sahel sino al golfo di Guinea. Sono lì per fare la guerra ai migranti diretti in Europa e per sostenere l’ENI. La bandiera gialla con il cane a sei zampe dell’ENI accompagna il tricolore issato sui mezzi militari*. Le multinazionali energetiche come l’ENI e le banche producono guerre e saccheggio ambientale.* La guerra viene progettata, organizzata, condotta da generali senza divisa e stellette, quelli che in giacca e cravatta siedono nei consigli d’amministrazione delle multinazionali insieme ai loro strapagati consulenti. Sono loro che lasciano ad altri il “lavoro sporco” mentre pianificano una guerra invisibile, che apparentemente non distrugge, non sparge sangue.
*Il fronte non è solo sui campi di battaglia ma passa attraverso le nostre città e le nostre vite. Un fronte invisibile, solo apparentemente silenzioso, ma che ogni giorno presenta il bollettino di caduti che hanno tanti volti. Il volto della classe lavoratrice, con il carovita e il progressivo prelievo dai salari per finanziare le spese militari ormai senza limite. Il volto delle giovani generazioni ripagate con la precarietà, con salari che bastano solo a sopravvivere. Il volto dell’ambiente devastato per alimentare la macchina della produzione. *
Essere in piazza significa denunciare tutto questo e lottare per una trasformazione sociale radicale che investa tutte e tutti, umani e non umani, per costruire un presente ed un futuro senza sfruttamento, oppressione, guerre e saccheggio dell’ambiente. *Contro informare, organizzarci e lottare sono le nostre armi.* Le armi della dignità delle persone e della coscienza antiautoritaria di classe.
Il conflitto imperialista tra la NATO, che mira a continuare l’espansione ad est cominciata dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica, e la Russia, che, dopo decenni di arretramento, ha deciso di passare al contrattacco invadendo l’Ucraina, ha causato un grande balzo in avanti della propaganda militarista. Draghi ha deciso un ulteriore aumento della spesa militare e l’invio di truppe sul fronte est della NATO. 500 militari, scelti tra gli incursori della Marina, Col Moschin, Forze speciali dell’Aeronautica e Task Force 45, si vanno ad aggiungere ai 240 alpini in Lettonia e i 138 uomini dell’Aeronautica in Romania. Nel Mar Nero ci sono la fregata FREMM “Margottini” e il cacciamine “Viareggio”, oltre alla portaerei “Cavour” con i cacciabombardieri F-35.
*Noi non ci stiamo. Noi non ci arruoliamo né con la NATO, né con la Russia*. Rifiutiamo la retorica patriottica e nazionalista, diretta emanazione della logica patriarcale, come elemento di legittimazione degli Stati e delle loro pretese espansionistiche.
*L’antimilitarismo, l’internazionalismo, il disfattismo rivoluzionario* sono stati centrali nelle lotte del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici sin dalle sue origini. Sfruttamento e oppressione colpiscono in egual misura a tutte le latitudini, il conflitto contro i “propri” padroni e contro i “propri” governanti è il miglior modo di opporsi alla violenza statale e alla ferocia del capitalismo in ogni dove. Opporsi allo Stato di emergenza bellico, all’aumento della spesa militare, lottare per il ritiro di tutte le missioni militari all’estero, per la chiusura e riconversione dell’industria bellica, per aprire le frontiere a tutti i profughi, ai migranti e ai disertori è un concreto e urgente fronte di lotta.
Il 2 aprile siamo quindi in piazza a denunciare le guerre scaturite dagli interessi delle multinazionali energetiche, dal mantenimento di apparati militari sempre più costosi e dalla devastazione dell’ambiente schiacciato dalla logica feroce del profitto. Per indicare in modo chiaro i responsabili manifestiamo nelle piazze del potere finanziario da Piazza Affari a Piazza della Scala.
*Contro le banche, i veri padroni del sistema energetico, i responsabili della rapina ambientale e del finanziamento dell’apparato industriale militare. *
*Per fermare le guerre non basta un no. Bisogna mettersi di mezzo. A partire dalle nostre città.*
*RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE ALL’ESTERO*
*CHIUSURA E RICONVERSIONE DELL’INDUSTRIA BELLICA*
*BASTA SPESE MILITARI*
*SOLIDARIETA’ E ACCOGLIENZA AI PROFUGHI DI TUTTE LE GUERRE*
*ASSEMBLEA ANTIMILITARISTA*”
Introduzione assemblea  – Stefano Capello:La politica energetica italiana tra la prima e la seconda repubblica
Daniele Ratti: L’Eni armata
Antonio Mazzeo: Le avventure neocoloniali dell’Italia dal Sahel al Mozambico
Andrea Turco: La colonizzazione mentale, il caso Eni a Gela
Massimo Varengo; Uno sguardo antimperialista sulla guerra in Ucraina
Interventi aperti assemblea 1
Interventi aperti assemblea 2 – conclusioni
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31 marzo: Documenti per tutt*

A MILANO LA QUESTURA HA POSTO IL DIVIETO PER UN INIZIATIVA DAVANTI ALL’UFFICIO IMMIGRAZIONE – IL PRESIDIO SI TERRA’ IN PIAZZA CAVOUR
31 MARZO: CONTRO RAZZISMO E SFRUTTAMENTO, SCIOPERO DEGLI IMMIGRATI E DELLE IMMIGRATE IN TUTTA ITALIA!
Il 31 marzo saremo di nuovo in piazza, in varie parti d’Italia, per denunciare il razzismo istituzionale che affligge chi non ha la cittadinanza europea e per chiedere un radicale cambiamento delle politiche migratorie in questo paese. Mai come oggi è evidente quanto l’Italia e l’UE stiano adottando misure differenziali a seconda degli interessi geopolitici ed economici del momento. Improvvisamente, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea ha tirato fuori dal cilindro una direttiva del 2001 (pensata per i profughi kosovari in fuga dalle bombe della NATO e mai applicata) che – giustamente – permette a chi scappa dalla guerra di essere regolarizzata/o senza passare per una richiesta d’asilo, mentre una potente macchina di solidarietà si è messa in moto in tutta Europa, Italia compresa, per accogliere i milioni di persone in fuga dai bombardamenti. Questi, nell’immaginario comune, sono “profughi veri” e meritevoli.
Dov’erano e dve sono questi imprescindibili strumenti, quando si trattava di persone in fuga dalla Libia, dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan, dal Sudan, dalla Somalia, dallo Yemen, e da tutte le altre guerre, di cui l’Europa porta una responsabilità pesantissima? Non sono forse anche queste guerre “alle porte dell’Europa”, Libia in primis? Perché nel 2012 chi veniva costretto ad imbarcarsi dalla Libia per l’Italia, e sfuggiva alle bombe della NATO, è rimasto in Italia per anni senza uno straccio di documento, in condizioni deplorevoli, spesso sfruttato nelle campagne? Perché nel 2015 si parlava di “emergenza” per numeri molto più contenuti di ingressi? E perché l’accoglienza e la solidarietà incondizionate, anche oggi, sono riservate principalmente a chi ha il passaporto ucraino, mentre nel paese si trovano migliaia di studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori stranieri che ancora una volta vengono respinti alle frontiere o comunque sottoposti a ben maggiori ostacoli burocratici per poter entrare nello spazio UE? Per non parlare di ciò che oggi accade, nel silenzio quasi totale, in Libia e Tunisia, dove migliaia di persone, fuggite da guerre a più o meno alta intensità e accampate davanti ai quartier generali dell’agenzia ONU per i diritti umani in condizioni di estremo disagio, chiedono da mesi di essere evacuate, ricevendo in cambio rastrellamenti, morte e indifferenza. È chiaro poi che le guerre da cui si scappa oggi non sono soltanto quelle combattute con le armi, ma anche con il furto di risorse (magari con il supporto militare), con la corruzione, la violenza politica e le loro conseguenze su scala globale (in primis il cambiamento climatico).
Da anni, immigrati e immigrate in Italia come in altri paesi europei chiedono la fine di questo sistema che crea varie gradazioni di accesso ai diritti di cittadinanza e costringe chi ne è escluso a molteplici forme di violenza e sopruso. La politica sa benissimo quanto queste persone siano necessarie all’economia, come non manca di affermare periodicamente, facendo eco alle associazioni dei datori di lavoro, Confindustria in primis. Lavoratrici e lavoratori immigrati possono essere pagati meno, sia che siano irregolari o soggetti al ricatto del permesso di soggiorno. Quando non lavorano in nero, poi, contribuiscono in maniera determinante a pagare le pensioni degli italiani. Infine, anche come “ospiti” di centri di accoglienza che speculano sulla loro pelle, i richiedenti asilo sono una “risorsa”. Ma la politica fa finta di non volerli, alimentando le divisioni e l’odio per distrarci dai veri problemi e dai loro responsabili e favorire lo sfruttamento.
Contro tutto questo, consapevoli che soltanto sottraendoci dal lavoro avremo nelle nostre mani un’arma di ricatto potente, scenderemo in piazza il 31 marzo. Al governo portiamo rivendicazioni concrete frutto di lotte che vanno avanti da anni, fra cui: la regolarizzazione di chi non ha il permesso di soggiorno,lo sblocco delle richieste di sanatoria, la cancellazione del legame fra contratto di lavoro e permesso di soggiorno e della residenza come requisito per il rinnovo, l’accesso alla cittadinanza e la facilitazione dei ricongiungimenti familiari, l’abolizione della detenzione amministrativa, dei respingimenti e delle deportazioni, così come l’abolizione dei decreti sicurezza e la fine di ogni abuso e discriminazione da parte delle istituzioni.
Per documenti per tutti/e e repressione per nessuno/a!
APPUNTAMENTI NELLE CITTA’
– Roma: h. 10 Piazza dell’Esquilino
– Foggia: h.10 davanti alla Prefettura (C.so Giuseppe Garibaldi)
– Torino: h. 9.30 davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura (C.so Verona)
– Milano: h. 9.30 davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura (Via Montebello)
– Modena: h. 9.30 davanti alla Prefettura (Viale Martiri della libertà)
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Documenti per tutt*, repressione per nessun*! – assemblea

Il 20 marzo in Via Siusi 12 si è tenuta l’assemblea per costruire a Milano una mobilitazione nella giornata nazionale di lotta del 31 marzo 2022.

Documenti per tutt*, repressione per nessun*!

Diversi interventi per affermare la volonta ché il 31 marzo saremo in piazza in tante città italiane: contro i decreti sicurezza, contro lo sfruttamento, il razzismo e il ricatto del permesso di soggiorno!

A MILANO 31 MARZO DALLE OR 9:30 ALL’UFFICIO IMMIGRAZIONE VIA MONTEBELLO (MM TURATI)

Gli interventi dell’assemblea:

– introduzione CiSiamo –  CiSiamo 1 – CiSiamo 2 – CiSiamo 3 – Campagne in lotta 1

– Campagne in lotta 2 – CiSiamo – un compagno tunisino

– Punto di Rottura contro i CPR – una compagna di Milano – Comitati di lotta per la casa – una attivista antirazzista – Mai più lager No ai CPR 1 – Mai più lager No ai CPR 2

– Panetteria Occupata – una compagna di Treviglio – conclusioni CiSiamo per lancio iniziativa del 31 marzo

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