22 giugno: cena sostegno lotta no tav

Cena di autofinanziamento per sostenere le spese legali della lotta No Tav.

Venerdì 22 giugno dalle ore 21:00

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17 giugno: incontro dopo il corteo del 5 maggio

Brevi note sul corteo del 5 maggio a Milano contro l’ENI e prossimo appuntamento

Si ricorderà che, nelle prime assemblee per confrontarsi sulla solidarietà in vista dei futuri processi per la manifestazione al Brennero del 7 maggio 2016, si era proposto di declinare l’iniziativa contro le frontiere affrontando la questione degli accordi Italia-Libia e il ruolo dell’Eni. Dopo la giornata comune del 12 dicembre scorso, in cui in varie città ci sono state delle iniziative che collegavano la memoria della strage di piazza Fontana con le attuali stragi che lo Stato italiano compie in Libia e nel Mediterraneo, si era cominciato a ragionare su due giornate di mobilitazione a Milano, città dell’Eni. Arrivarci ha richiesto tempo e confronti. Dopo l’assemblea-convegno internazionalista del 21 aprile, a Milano, in cui si è spaziato dalla Libia alla Somalia, dalla Nigeria alle metropoli italiane, dalla logistica al TAP, al rapporto università-guerra, analizzando sia le politiche neo-coloniali (con i loro arsenali militari e giuridici) sia le pratiche di resistenza che incontrano, il 5 maggio si è svolto il corteo. Un corteo su chiare basi anticapitaliste e antistituzionali, un’iniziativa autonoma su temi su cui grava un complice silenzio generale. Lo scopo dichiarato era quello di una manifestazione «comunicativa». Spesso questo aggettivo è inteso per lo più in negativo, per sottrazione, come sinonimo di «tranquillo», cioè «senza scontri». Vedendola in prospettiva, come primo passaggio e non certo come punto di arrivo, volevamo invece dedicare molta attenzione a ciò che avremmo detto, come, e a chi. Per questo l’idea di partire dalla stazione centrale (“vetrina” della città, zona di grande passaggio, ma anche teatro di continue retate contro gli immigrati) per arrivare in un quartiere a forte presenza proletaria e immigrata come Imbonati. Un corteo senza musica, con interventi continui e in più lingue che riportassero in piazza i temi affrontati il 21 aprile. Usando un termine volutamente «antiquato», una serie di comizi itineranti. Per la città e il tema scelti, la Questura ha predisposto uno schieramento ingente di forze, con un elicottero che ha sorvolato su tutto il percorso del corteo. Per via del clima mediatico preparato nei giorni precedenti, un corteo di modeste proporzioni (circa 400 persone) ha avuto una singolare ripercussione su giornali e telegiornali nazionali. Digos e giornalisti di varie città erano presenti a grappoli, il che ha reso impegnativo tenerli lontani e ha imposto alle prime battute della manifestazione un clima da assedio. Quando, lungo il percorso, abbiamo incontrato i primi esseri umani, invece, l’assedio si è spezzato, e abbiamo trovato attorno a noi interesse e persino complicità (molta gente era decisamente più incazzata con la polizia ‒ la quale aveva chiuso intere vie ‒ che con i manifestanti). La curiosità delle persone ai lati si è trasformata in partecipazione attiva quando siamo arrivati in via Imbonati. Qui, in particolare dopo un intervento in arabo contro gli Stati, le guerre e le devastazioni che costringono centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le terre in cui sono nate e cresciute, il corteo si è ingrossato quantitativamente, ma soprattutto è diventato molto più contagioso. Sia per i contenuti (dalle guerre democratiche all’operazione “strade sicure”, le donne sono spesso le prime a subire le conseguenze dell’ordine militare e patriarcale e ad organizzarsi per resistere e contrattaccare) sia per la preparazione collettiva di interventi, manifesti, slogan e scritte in più lingue, particolarmente significativo lo spezzone femminista, che ha dato una bella idea di come corteo «comunicativo» non voglia affatto dire «smorto».

L’assemblea del 21 aprile e il corteo del 5 maggio hanno coinvolto qualche centinaio di compagne e compagni, rimettendo al centro la guerra e la prospettiva internazionalista. Affinché questo piccolo – ma, ci pare, significativo e controcorrente – passaggio non rimanga chiuso in se stesso, l’iniziativa deve proseguire ora autonomamente nei diversi territori. Per fare un più attento “bilancio” (queste sono delle prime note, scritte da alcuni soltanto) delle due giornate milanesi e per ragionare su come continuare, ci incontreremo di nuovo

Domenica 17 giugno, alle ore 10, 30

alla Panetteria occupata di via Conte Rosso 20  a Milano

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CENA PER NIK SABATO 9 GIUGNO

SABATO 9 GIUGNO ALLE ORE 20:30 CENA PER NIK

Si rinnova anche quest’anno il nostro incontro culinario-solidale per rinnovare la nostra vicinanza ad un compagno, Nicola De Maria, a noi molto caro, da 36 anni incarcerato per appartenenza alle Brigate Rosse – colonna Walter Alasia, e il cui contributo, in termini d’analisi e di metodo, risulta sempre molto acuto, stimolante, prezioso al dibattito …

La cena sarà un modo per sostenere le spese di compagni e familiari.

Le preferenze onnivore, vegetariane e vegane. saranno rispettate.

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8 giugno: presentazione “In Donbass non si passa”

VENERDI 8 GIUGNO ALLA PANETTERIA OCCUPATA

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

“IN DONBASS NON SI PASSA – La resistenza antifascista alle porte dell’Europa” di Alberto Fazolo e Nemo (RedStarPress 2018)

    • Alle ore 18 aperitivo
    • A seguire presentazione dell’autore Alberto Fazolo

http://www.redstarpress.it/index.php/catalogo/product/view/2/100

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25 maggio: Presentazione TRE GIORNI CONTRO LA GUERRA E LE FRONTIERE/Val Susa

VENERDI 25 MAGGIO H 21, Panetteria Occupata (Mi)

PRESENTAZIONE DELLA TRE GIORNI SULLA FRONTIERA ITALO FRANCESE

( Alta val di Susa/ zona di Briancon)           8-9-10 giugno

Aggiornamento sugli arrestatati dopo la marcia del 22 Aprile da Claviere a Briancon e sul processo che inizierà il 31 maggio in Francia

Da tempo le Alpi dell’alta Val di Susa, il Monginevro e il Colle della Scala sono territori di passaggio di centinaia di persone che ogni giorno tentano di andare in Francia con treni e autobus e che, respinte dalla polizia, provano a passare a piedi i valichi.

Lo scorso inverno è nata in Val susa una rete di solidarietà contro il dispositivo frontiera e quello che rappresenta a livello politico e in sostegno alle persone che si spostano incappando nella militarizzazione, nei respingimenti o nel sistema accoglienza. Oggi questa rete è composta da varie realtà e percorsi autonomi che si muovono sul territorio, riscuotendo l’appoggio e la collaborazione di molte persone.

All’interno di questo percorso due mesi fa è nata una occupazione a Claviere, il rifugio autogestito Chez Jesus, vicino al confine con la Francia, da cui è partita la marcia del 22 aprile, che ha visto la partecipazione di centinaia di persone della val di Susa e provenienti da altre vallate, da diverse città e dalla Francia. Un’iniziativa contro le guerre e le politiche neocoloniali e il sistema di sfruttamento dei territori africani e non solo e delle persone in fuga da questi luoghi, che rappresentano per l’Europa  manodopera a basso costo.

Una marcia contro le  frontiere, contro i movimenti fascisti e razzisti come Generazione identitaria, che pattugliano le frontiere aiutando la polizia ad arrestare le persone che passano i valichi, contro il grande business della tratta delle donne, in particolar modo le nigeriane.

Alla Fine della marcia, a Briancon, tre persone sono state arrestate con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in concorso con altri e il 31 maggio inizierà il processo a Gap(Francia). Da qui è nata la campagna Defend solidarity in loro favore.

Le questioni legate ai flussi di persone verso l’Europa sono molte, per prime quella della guerra e dello sfruttamento delle persone e delle risorse per scopi economici e politici. Per questo abbiamo pensato di organizzare una tre giorni di camminata attraverso la frontiera, organizzando dei dibattiti su temi sopra citati, per confrontarci, scambiarci esperienze su lotte analoghe e cercare di avere una visione più complessiva e una pratica più incisiva, cercando di coordinarci con tutte le realtà e le/i singoli che vogliono partecipare a questa lotta e darci delle prospettive.

Per arrivare alla tre giorni stiamo presentando i contenuti e il significato della proposta di queste tre giornate, aggiornando sulla situazione degli arrestati, della campagna di solidarietà e sulla situazione in frontiera tra l’alta Val di Susa e la Francia.

Compagne e compagni di Chez Jesus/ Claviere Val Susa

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COSTRUIAMO UNA CAMPAGNA CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA

Il 15 aprile scorso ci siamo incontrati alla Panetteria Occupata a Milano per rispondere alla proposta dei compagni dalla Grecia e gettare le basi per la costruzione di una campagna comune contro le basi NATO e l’imperialismo USA ……

Report_15aprile_NATO

Report-15aprile-NATO-EN

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5 maggio: corteo “attacchiamo i padroni e le loro guerre”

Sabato 5 maggio: Corteo
ore 15,00, davanti alla stazione centrale
contro l’ENI, le sue devastazioni e le sue guerre
Il corteo terminerà in via Imbonati angolo via Bovio

Attacchiamo i padroni (prima gli italiani)

Guerra all’esterno e militarizzazione della società segnano sempre di
più il nostro presente. Per mantenere pacificate le “retrovie” mentre
governi e multinazionali si lanciano nel saccheggio dell’Africa come
prolungamento della loro concorrenza in Europa, i padroni soffiano sul
vento razzista della guerra fra poveri. Vento che alimenta la
proliferazione dei gruppi neofascisti, sempre più legittimati e
protetti.

Il governo italiano finanzia i campi di concentramento in Libia e le
milizie che li gestiscono, l’ENI e le altre imprese di bandiera
cercano di preservare e allargare i loro affari, ricorrendo a
qualunque signoria della guerra locale, jihadisti compresi. Intanto il
capitale locale, con l’individuazione di nuove sacche di gas, riapre
scenari con Paesi direttamente coinvolti nella guerra di Siria,
facendo presagire un ruolo ancor più incisivo della Turchia nel
contenimento dei profughi, nonché di Israele come cane da guardia del
Mediterraneo.
La manodopera di emigrati provenienti da terre depredate assicura un
esercito di lavoratori e lavoratrici sotto ricatto e terrore,
garantisce profitti a basso costo e rende possibile assoggettare anche
i proletari indigeni a condizioni di vita sempre più precarie.

Il razzismo di Stato afferma apertamente che per salvare la democrazia
bisogna rinchiudere i migranti a casa loro (eccezion fatta per quelli
da selezionare per il capitalismo nostrano).
Mentre la politica internazionale di rapina sversa anche qui i suoi
prodotti, dallo sfruttamento alle devastazioni ambientali (vedi TAP),
in Niger si allarga il conflitto sociale contro le missioni
occidentali.

È sempre più urgente confrontarci sul tempo che fa, rilanciare la
pratica della solidarietà internazionalista e schierarsi con le
ragioni di chi lotta contro il colonialismo italiano.

Per questo invitiamo tutte e tutti coloro che vogliono riaprire il
conflitto sociale fuori e contro ogni compatibilità istituzionale, alla manifestazione di Milano

 
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L’AQUILA 4 MAGGIO 2018: ANCORA AL FIANCO DI CHI LOTTA

L’AQUILA, 4 MAGGIO 2018: ANCORA AL FIANCO DI CHI LOTTA.

– PRESIDIO SOLIDALE AL TRIBUNALE E AL CARCERE –

Il 4 maggio a L’Aquila si terrà la quarta udienza che vede la prigioniera delle BR-PCC Nadia Lioce sotto processo per aver osato dimostrare, tramite una serie di battiture contro le condizioni di detenzione che il regime cui è sottoposta impone, di non essere stata ridotta a totale silenzio dalla vendetta dello stato.

Sono passati 13 anni da quando Nadia è rinchiusa all’interno delle sezioni di 41bis, che lo scorso settembre le è stato prorogato – per la durata di altri 2 anni – ancora una volta.

Le persone rinchiuse all’interno del circuito del 41bis non hanno la possibilità di far uscire la loro voce, rendendo pubblica la tortura quotidiana vissuta sui propri corpi e le proprie menti… Ecco che questo processo si è trasformato nell’occasione per poter prendere parola: nell’ultima udienza, lo scorso 24 novembre, Nadia ha presentato alla corte un documento di una decina di pagine in cui ha ritenuto necessario ripercorrere i passaggi della detenzione speciale, dall’art.90 al 41bis, descrivendo la natura vessatoria delle condizioni cui si pretende di sottoporre i detenuti e le detenute in 41bis, contestualizzandole e rendendo chiaro quanto grottesche possano risultare le accuse a lei rivolte in questo processo, nonché più che legittimi i motivi delle sue battiture.

Con queste parole Nadia ci consegna la testimonianza diretta di ciò che stanno facendo a oltre 700 persone sottoposte in Italia al cosiddetto carcere duro, ma che potrebbe in un modo o nell’altro riguardarne molte altre. I paletti della legalità sono nelle mani dello stato, e dove vengano di volta in volta piantati dipende dal terreno fertile che trovano.

Come campagna “pagine contro la tortura” nell’ultimo anno e mezzo, e come compagni e compagne contro il carcere, da una decina di anni a questa parte, abbiamo lanciato a più riprese diversi appuntamenti nel capoluogo abruzzese, proprio per la presenza in quel territorio del supercarcere che rinchiude oltre 100 persone, quasi tutte ristrette in 41bis. Tali mobilitazioni sono inserite in un percorso di lotta anti-carceraria che individua il regime di 41bis come l’apice, la punta di diamante del sistema di repressione italiano, nonché “scuola” per le amministrazioni penitenziarie di tutti gli stati occidentali e non solo.

Così, già lo scorso 24 novembre, in occasione dell’ultima udienza, ci eravamo recate/i a L’Aquila da differenti parti della penisola individuando nel processo a Nadia una doppia occasione: poter solidarizzare con lei e ribadire che il 41bis è tortura. Successivamente alcuni/e di noi hanno ricevuto  delle denunce, che se arriveranno a processo ci forniranno ulteriori occasioni per prendere parola sui motivi che ci spingono a lottare, a non abbassare la testa, a non girarla dall’altro lato per non vedere.

Il 4 MAGGIO, ANCORA UNA VOLTA AL FIANCO DI CHI LOTTA.

SOLIDARIETÀ CON NADIA. CONTRO IL 41BIS E IL SISTEMA CHE SOSTIENE E DIFENDE.

ORE 9:00 presidio davanti al Tribunale ordinario di L’Aquila in Via XX Settembre n. 68.

Di seguito ci sposteremo davanti al carcere per portare un saluto ai detenuti e alle detenute.

CAMPAGNA “PAGINE CONTRO LA TORTURA”

Memoria_processuale_Nadia_Lioce_24112017

Quali alternative alla pena della schiavitù

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28 aprile: Presentazione tra donne del libro “ROTE ZORA” guerriglia urbana femminista

“Donne che non danno pace” organizzano la presentazione tra donne del libro “ROTE ZORA” guerriglia urbana femminista

Dalle ore 16,00 A seguire laboratorio tra donne: A partire dalla lettura di stralci del libro un momento di discussioni collettive, in forme diverse, per trasformare insieme questa pubblicazione in uno strumento per rilanciare la lotta al patriarcato.

+ apericena vegan e musica

locandina_rote_zora

  —-
Il libro è un’ Autoproduzione femminista, 2018.

Rote Zora è una rete di gruppi di donne e lesbiche che ha portato avanti azioni femministe di guerriglia urbana nella Repubblica Federale Tedesca dagli anni ’70 agli anni ’90.
Le loro parole ci arrivano oggi con la stessa potenza del fuoco dei loro sabotaggi.
Voi avete il potere – Noi abbiamo la notte!


da “la reststenza è posibile, intervista alle rote zora”1984

Come avete scelto il nome di Rote Zora?

“Rote Zora e la sua banda” è una fiaba di una ragazzina terribile che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Fare bande, muoversi al di fuori della legge sembra essere oggi una prerogativa dei maschi. Ma soprattutto per questo i mille vincoli privati e politici con cui veniamo soffocate come ragazze e come donne, ci dovrebbero rendere in massa bandite per la conquista della nostra libertà e della nostra dignità di essere donna. Le leggi, il diritto e l’ordine sono fondamentalmente contro di noi, anche se, combattendo duramente, abbiamo strappato due o tre diritti che, comunque, dobbiamo difendere continuando a lottare. La lotta radicale femminista e l’obbedienza alle leggi sono due cose che fanno a pugni tra loro!

Però non è un caso che il vostro nome abbia le stesse iniziale delle Revoluzionarien Zellulen (Cellule Rivoluzionarie).

No, naturalmente non è un caso. Rote Zora esprime anche gli stessi principi delle Revoluzionarien Zellulen, lo stesso concetto di strutture che si muovano nell’illegalità, di rete che sfugga al controllo e all’intervento dell’apparato repressivo. Soltanto così possiamo compiere, in relazione con le lotte legali di altri movimenti, azioni sovversive dirette. “Noi rispondiamo con la lotta”, questo slogan delle donne del maggio ’68 oggi non è messo in discussione per quanto riguarda la violenza contro le donne, ma è invece criminalizzato quando rappresenta una risposta contro il dominio che riproduce sempre di nuovo questa violenza.

Quali azioni avete compiuto fino adesso e contro quali obiettivi?

Le donne di Rote Zora hanno cominciato nel ’74 con un attentato alla corte Costituzionale di Karlsruhe, perché tutte noi volevamo l’abrogazione dell’articolo 218 [legge di regolamentazione dell’aborto – ndr] .

Nella notte di Walpurg abbiamo attaccato l’Ordine dei Medici perché da lì veniva ostacolata con ogni mezzo la già misera riforma sull’aborto. Poi l’attentato alla Schering durante il processo Duogynon.

Dunque riteniamo assolutamente necessario strappare dalla dimensione privata la nostra rabbia contro lo sfruttamento della donna, come oggetto sessuale e come macchina riproduttrice, e mostrarla con il fuoco.

Però non vogliamo limitarci soltanto all’attacco a queste strutture legate direttamente e visibilmente all’oppressione delle donne.

Come donne siamo anche colpite dalla violenza della società nel suo insieme , dalla distruzione della natura, dalla ristrutturazione della città, alle più diverse forme di sfruttamento capitalistico, in ogni caso condizioni di oppressione a cui sono sottoposti anche gli uomini.

Non vogliamo la divisione dei compiti ‘di sinistra’ secondo il motto ‘le donne per i problemi delle donne, gli uomini per i problemi politici generali’. Non ci facciamo togliere le responsabilità dell’iniziativa nella vita quotidiana. Per questo ad esempio abbiamo incendiato le macchine di lusso degli avvocati della ‘lega dei proprietari del quartiere Kaussen’ che erano responsabili di un gran numero di sfratti brutali. Sempre per questo abbiamo distribuito gratuitamente (insieme alle Revoluzionarien Zellulen) ristampe dei biglietti dei mezzi pubblici per imporre la gratuità del servizio.

Gli ultimi attentati li abbiamo rivolti contro la Siemens e la Nixdorf. Esse accelerano, con lo sviluppo di nuove tecnologie di controllo, le sempre più sofisticate possibilità di produzione bellica e di controguerriglia. Oltre a ciò ci interessava anche la loro funzione di avanguardia nella ristrutturazione del lavoro, soprattutto a spese delle donne, in tutto il mondo. Come qui da noi, grazie alle tecnologie di queste ditte, le donne vengono sempre più isolate l’una dall’altra con il lavoro a domicilio e part-time e sfruttate senza assicurazioni sociali, allo stesso modo le donne del cosiddetto Terzo Mondo vengono sistematicamente consumate nella produzione di queste tecnologie e a 25 anni sono letteralmente distrutte dal lavoro.

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15 aprile: Incontro per organizzare iniziative contro Nato e guerra imperialista

DOMENICA 15 APRILE DALLE ORE 11 ALLA PANETTERIA OCCUPATA

INCONTRO PER REALIZZARE UNA GIORNATA INTERNAZIONALE
NELLA LOTTA CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA

A seguito di un incontro con i compagni greci “Contrattacco di Classe (gruppo di comunisti e anarchici)” è emersa la proposta di organizzarci in una giornata di lotta contemporanea contro la NATO e la guerra sionista e imperialista.
Questa proposta nasce da un incontro con compagni turchi e greci già impegnati insieme nel “simposio del Fronte Antimperialista”.
Per realizzarla qui in Italia riteniamo che sia naturale partire dalle realtà che questa lotta la affrontano e la praticano, in particolare ci riferiamo alle mobilitazioni contro le basi in Sardegna, che nel Mediterraneo, sono le più importanti per l’imperialismo e il sionismo, ed anche per le implicazioni nel condizionamento delle libertà di movimento delle lotte (contro il carcere, operaie, ecc..), oltre che per le conseguenze disastrose ai danni degli allevamenti e dell’agricoltura.
Per noi è una proposta che se realizzata non può che rafforzare la lotta contro la guerra imperialista perché estende la comunicazione, le conoscenze e quindi rende ancora più possibili azioni ed iniziative più efficaci e meno generiche.
Da queste premesse abbiamo sentito il bisogno di incontrarsi con in particolare chi già conosce meglio di noi difficoltà, attenzioni e cure che bisogna avere, e confrontarsi per trovare forme, modi e tempi per realizzarla.

PANETTERIA OCCUPATA                                                                                                                                  Milano 27 febbraio 2018

Per iniziare a discutere questa proposta saremo in Sardegna, a Cagliari, alla 2 giorni contro la RWM nelle giornate del 7/8 aprile 2018 ( https://nobordersard.wordpress.com/2018/02/20/2-giorni-contro-la-rwm-cagliari-7-8-aprile-2018 ) e vorremmo li incontrare anche tutte le diverse realtà del movimento da anni impegnate contro la guerra. La possibilità di costruire nel mese di Settembre un’iniziativa sul territorio della Sardegna, in coordinamento con le altre iniziative internazionali, è uno dei requisiti perché questo percorsa diventi il più incisivo possibile.

Proponiamo a tutte le realtà politiche, sociali e sindacali, sensibili a questa proposta di incontrarci a Milano, domenica 15 aprile dalle ore 11,°°, per una giornata di discussione e costruzione della mobilitazione contro la NATO e la guerra sionista e imperialista da articolarsi a Settembre sui nostri territori.

Iniziative internazionali contro la guerra imperialista-sionista guidata dalla  NATO: il percorso dei compagni greci
Sabato 3 marzo 2018 nella città cretese di   Rethymno  si è tenuto un incontro con la tematica: “Crisi capitalistica e Guerra: la Grecia come avamposto della NATO e la lotta contro la base di Souda”.
https://taksiki-antepithesi.espivblogs.net/archives/785
Nelle tre città dell’isola di Creta, ci sono realtà politiche e sedi, occupazioni ecc. Loro sono d’accordo per l’organizzazione di una manifestazione nazionale, nell’ ambito di una giornata o di una settimana internazionale, alla base NATO nella località di Suda, vicino alla città di Chania.
Per organizzarci, vogliono però un po più di tempo (si pensava a Settembre). Nel senso che quello che si è programmato è che, entro Aprile, costituiranno un coordinamento di gruppi politici anarchici, comunisti, occupazioni ma anche sindacati e organizzazioni della sinistra extraparlamentare di Creta, che sarà l’organo che lancerà la campagna per la manifestazione a Suda per il prossimo Settembre convocando un’ assemblea nazionale del movimento qui ad Atene entro Maggio.
Quindi, la tempistica cambia, però almeno per noi qui, e soprattutto per i compagni a Creta si tratta di un ritardo necessario per una convocazione la più ampia possibile. Nell’isola c’è ancora un clima di ostilità verso gli Yankees della base, che nel giro degli anni hanno commesso nella città di Chania una serie di crimini rimasti impuniti (stupri, rapine, devastazioni di locali ecc). Nel 1990 nella città di Chania durante la rivolta per mandare via la base NATO era stata bruciata la prefettura. I ricordi ci sono ancora, anche se meno diffusi.
Comunque la campagna avrà inizio a partire da Maggio in poi e per tutta l’ estate. Inoltre ci siamo sentiti anche con compagni di Cipro che sono anche loro interessati per una loro partecipazione alla mobilitazione internazionale.

Un saluto da todos.                                                                       

Per info: rossoconte@hotmail.com

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