Contro l’imperialismo a casa nostra (volantino)

Pubblichiamo il volantino distribuito per le iniziative contro la guerra imperialista.

  • Venerdì 12 gennaio h 21 assemblea allo spazio Micene (via Micene, zona San Siro). Sabato 13 gennaio h 14.30 presidio davanti alla caserma Santa Barbara, piazzale Perrucchetti Milano.
  • Sabato 20 gennaio h 13 concentramento in P.za Roma a Ghedi (Bs) e corteo alla RWM (azienda produttrice di bombe utilizzate anche dall’Arabia Saudita contro i civili in Yemen). H 15.00 Manifestazione alla aerobase di Ghedi

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CONTRO L’IMPERIALISMO A CASA NOSTRA
 
Nelle metropoli europee si sta formando un proletariato internazionale composto da immigrati che vivono le stesse condizioni di sfruttamento di vita e di lavoro del proletariato europeo.
Spesso gli immigrati sono considerati come capri espiatori, come coloro che creano disoccupazione, criminalità e ricevono aiuti dallo stato. Non viene detto invece che una parte consistente dei contributi pensionistici provengono proprio dal loro lavoro, che difficilmente ne usufruiranno perché per loro è sufficiente perdere il posto di lavoro per diventare clandestini ed è proprio questo meccanismo che garantisce alle imprese lavoratori ricattabili e a basso costo. Questi lavoratori sono al nostro pari sfruttati, proletari che vivono le nostre stesse contraddizioni e condizioni sociali, quindi nostri potenziali alleati con cui trovare percorsi comuni di lotta ed accrescere la nostra forza, così come ha dimostrato e ci insegna l’esperienza dei lavoratori della logistica.
Qualunque sia la sua origine, la lingua, il colore della pelle, il proletariato non potrà difendere i suoi interessi se non sviluppando la solidarietà di classe internazionale, rifiutando la divisione tra lavoratori immigrati e autoctoni, tra legali ed illegali.
Non viene detto che gli immigrati giungono in occidente per scappare dalla miseria prodotta dai grandi monopoli oltre che per cercare di sfuggire alle guerre imperialiste. Provengono da diversi paesi anche da quelli più “insospettabili”, che godono di credibilità internazionale e con i quali si intrattengono sostanziose relazioni economiche, dove, però, le proteste per ottenere migliori condizioni sui posti di lavoro vengono pagate con la tortura e la morte, come in Egitto, o dove protestare contro una riforma pensionistica scatena una brutale repressione poliziesca, come in Argentina.
 
L’Italia è in prima fila nelle guerre imperialiste, come parte integrante sia dell’Unione Europea che della Nato, partecipando a ben 29 missioni in 20 paesi, con una spesa militare complessiva stanziata per il 2017 di oltre 23 miliardi di Euro. Spesa militare che, ricordiamo, passa sempre più a colpi di decreto piuttosto che tramite dibattito parlamentare che renderebbe quantomeno palesi le posizioni dei partiti sulla guerra e le mistificazioni che la coprono.
Il paragone con i finanziamenti a sanità e istruzione rendono manifeste le conseguenze negative che la guerra impone sul piano sociale ed economico nel nostro paese. Ormai da diversi anni, infatti, tre quarti dei fondi pubblici destinati al rilancio economico del paese sono spesi per costruire carri armati, aerei e navi da guerra e per i prossimi anni sono stati decisi rifinanziamenti per 3,2 miliardi di euro, a fronte di meno di 2 miliardi destinati al dissesto idrogeologico e 1,7 miliardi per l’edilizia sanitaria.
Il budget del Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) per il 2016 aveva un totale di 4,3 miliardi di euro, dei quali 3,76 miliardi destinati alla competitività ed allo sviluppo delle imprese. Ma a quali imprese? 2,75 miliardi vanno a Finmeccanica, Fincantieri, Iveco-Oto Melara ed alle altre aziende dell’industria bellica, un comparto di 112 società, con 50 mila occupati, mentre solo 1,1 miliardi vanno al comparto delle Piccole Medie Imprese che comprende 134 mila ditte, con 3 milioni e 900 mila occupati.
L’attuale situazione di guerra permanente creaenormi profitti per l’industria bellica, generalizzando condizioni lavorative quasi da schiavi.
A ciò si aggiunga il fatto che la politica estera italiana è sempre più schierata o accodata a quella del grande capitale, con la speranza di potersi accaparrare una parte del bottino dei paesi messi a ferro e fuoco. Basti citare, a titolo esemplificativo, l’appoggio ai bombardamenti in Libia del 2011, la presenza in Iraq e l’appoggio incondizionato ai sionisti israeliani, testimoniato dalla decisione di far partire il Giro d’Italia da Israele.
 
Per comprendere e affrontare la natura dei flussi migratori, le situazioni di crisi e di instabilità che ne sono all’origine e le difficoltà che il proletariato vive anche nei paesi imperialisti, non si può prescindere dal mobilitarsi per l’uscita dell’Italia da ogni attività militare e per la cessazione, da parte delle imprese italiane, di ogni sfruttamento delle risorse di altri paesi, cosa che ne impedisce lo sviluppo e contribuisce a perpetrare condizioni di povertà.
Invece, proprio in questi giorni l’ENI, colosso energetico italiano, esulta trionfante per l’apertura in tempi record del maxi-giacimento di Zohr, al largo della costa egiziana, con un potenziale stimato in 30 miliardi di metri cubi annui di gas. A ciò si aggiungono tre giacimenti di petrolio e due di gas in Libia, più la gestione di numerose altre concessioni nel territorio africano. E’ notizia di questi giorni il versamento di tangenti per un miliardo e 92 milioni di dollari da parte di ENI al governo nigeriano nel 2011 con l’obiettivo di ottenere concessioni  per esplorazioni petrolifere. Sempre in questi giorni il governo Gentiloni ha deciso l’invio in Niger di oltre 400 militari.
Ecco spiegata la politica estera italiana e i suoi contingenti militari all’estero, l’interessamento alle vicende in Libia e in generale in Africa e Medio Oriente, in una parola l’imperialismo italiano.
Il prezzo che bisogna pagare per garantire l’approvvigionamento energetico e industriale dei paesi occidentali, Italia compresa, è fare accordi con le milizie libiche, fino a ieri considerate famigerati “scafisti”, o con la Turchia di Erdogan, di fatto alleata di Daesh con cui intrattiene affari in modo continuativo, o con l’Egitto di Al Sisi, presidente golpista che regolarmente tortura e massacra lavoratori che osano criticare il regime o chiedere condizioni di vita e di lavoro più dignitose.
Allo stesso tempo sul fronte interno si moltiplicano le misure repressive e giudiziarie nei confronti di chi si oppone all’interventismo, come ad esempio i no Muos che si battono contro le antenne assassine a Niscemi e gli antimilitaristi sardi che lottano contro poligoni e le esercitazioni.Nellestrade delle nostre città si assiste ad un aumento del controllo militare e della repressione delle insorgenze sociali e anche qui c’è chi si oppone alla militarizzazione delle periferie, ai rastrellamenti, alle deportazioni e alla non casuale proliferazione delle aggressioni e delle sedi fasciste.
 
Per costruire e sviluppare un movimento internazionalista contro la guerra imperialista rilanciamo i seguenti appuntamenti:
 

  • Venerdì 12 gennaio h 21 assemblea allo spazio Micene (via Micene, zona San Siro).
  • Sabato 13 gennaio h 14.30 presidio davanti alla caserma Santa Barbara, piazzalePerrucchetti Milano. Questa caserma è la sede per la Lombardia dell’operazione “Strade Sicure”. Una presenza militare per le strade delle nostre città iniziata nel 2008 con il solito pretesto dell’emergenza sicurezza. Doveva durare soli sei mesi maè stata continuamente rinnovata e rifinanziata fino a renderla definitiva. Quello che sta avvenendo è un vero e proprio addestramento: dal lato della società civile a convivere con la presenza dei soldati nelle strade, da quello delle Forze Armate a essere pronte a rispondere efficacemente alle proteste che gli strati più poveri della società potrebbero far esplodere nei prossimi tempi e alle lotte dei lavoratori, degli immigrati contro il peggioramento delle condizioni generali.

 Sabato 20 gennaio h 13 concentramento in P.za Roma a Ghedi (Bs) e corteo alla RWM (azienda produttrice di bombe utilizzate anche dall’Arabia Saudita contro i civili in Yemen). H 15.00 Manifestazione alla aerobase di Ghedi. Questa base militare è stata attiva in tutte le missioni di guerra a cui l’Italia ha preso partenegli ultimi anni (dal Kuwait alla Jugoslavia, dall’Afghanistan fino alla guerra alla Libia), all’interno della base sono presenti testate nucleari in dotazione all’esercito USA. Attualmente si sta provvedendo ad un ampliamento della base ed al cambio degli aerei(dai Tornado ai nuovi F35) compatibili al trasporto delle nuove bombe nucleari B61-12.

APPOGGIAMO, SOLIDARIZZIAMO E RILANCIAMO LE LOTTE E LE INIZIATIVE DI OPPOSIZIONE E RESISTENZA ALLA GUERRA E ALLE POLITICHE MILITARI SIA FUORI CHE DENTRO L’ITALIA
 
Milano, gennaio 2018                                   

Panetteria occupata – rossoconte@hotmail.com

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Iniziative contro la guerra: 12 13 e 20 gennaio 2018

Iniziative contro la guerra imperialista:

Venerdì 12 gennaio h 21 assemblea allo spazio Micene (via Micene, zona San Siro).
Sabato 13 gennaio h 14.30 presidio davanti alla caserma Santa Barbara, piazzale Perrucchetti Milano.
Queste iniziative sono organizzate da Conflitti Sociali e Panetteria Occupata

Sabato 20 gennaio h 13 concentramento in P.za Roma a Ghedi (Bs) e corteo alla RWM (azienda produttrice di bombe utilizzate anche dall’Arabia Saudita contro i civili in Yemen). H 15.00 Manifestazione alla aerobase di Ghedi. Manifestazione promossa dal Forum contro la Guerra

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16 dicembre: CORTEO: residenza sanatoria e diritti per tutti!

SABATO 16 DICEMBRE 2017
CORTEO
ORE 14.30 – PIAZZA DUCA D’AOSTA – MILANO

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3 dicembre: assemblea pubblica in Via Esterle 15

Domenica 3 dicembre allo Spazio “Noi ci siamo! Con Abd el Salam” in Via Esterle 15 Milano alle ore 15 assemblea pubblica indetta dalla Rete Solidale, Noi ci siamo! Con Ab del Salam per costruire insieme la manifestazione del 16 dicembre .

Come compagn@ della Panetteria vogliamo sostenere il percorso di lotta che da più di un anno viene portato avanti da Ci Siamo e Rete Solidale che nella sua pratica affronta sia i temi specifici della condizione degli immigrati per connetterli con la lotta più generale contro lo sfruttamento e la guerra imperialista.

Partecipiamo all’assemblea in quanto si tratta di uno spazio di confronto per costruire insieme momenti di iniziativa cittadina.

Pubblichiamo, insieme all’indizione dell’assemblea, l’appello della “Rete” che sintetizza la discussione in corso.

Volantino Assemblea 3dicembre

appello_cisiamo

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Sciopero Generale: a fianco dei lavoratori in lotta

A fronte delle politiche padronali e governative di continua erosione delle garanzie e dei diritti dei lavoratori e per rilanciare attraverso la lotta programmi di miglioramento delle condizioni lavorative generali sono state indette due giornate di sciopero generale da diverse strutture sindacali. Riportiamo la piattaforma comune dell’indizione dello sciopero generale del 27 ottobre 2017:
 
CHIAMIAMO ALLA LOTTA PER:
– Aumentare i salari e l’occupazione con investimenti pubblici e riducendo l’orario di lavoro
– Reddito garantito per disoccupati e pensionati
– Abolizione del Job-Act e ripristino dell’art. 18
– La pensione a 60 anni o 35 di contribuzione e l’adeguamento al costo
della vita
– Uguaglianza per i migranti per impedire riduzione dei salari e peggiori condizioni di lavoro anche per noi.
– Il diritto universale e pubblico alla salute, all’abitare, alla scuola, alla
mobilità
– Ristabilire la democrazia nelle aziende rigettando l’accordo truffa del
gennaio 2014 sulla rappresentanza
– Garantire a tutti il diritto di sciopero che, già limitato con norme e
sentenze, si vuole impedire alle organizzazioni di base conflittuali.
– Fermare le guerre e le spese militari
 

Vogliamo mettere in evidenza come forte è il legame fra la condizione lavorativa e del proletariato e la necessità di una mobilitazione contro la guerra imperialista e pensiamo che sia fondamentale sostenere attivamente le mobilitazioni e le iniziative che provengono dal mondo del lavoro.

Questo è il volantino che distribuiremo:
A FIANCO DEI LAVORATORI IN LOTTA
PER UN OPPOSIZIONE ALLA GUERRA IMPERIALISTA

La guerra è la manifestazione più acuta della crisi del sistema capitalistico. La guerra è la soluzione ultima di quello scontro imperialistico che normalmente avviene sul terreno commerciale e finanziario. E il proletariato, ovunque esso sia, è il vero perdente.
Guerra imperialista che direttamente implica l’adesione al progetto di un nuovo colonialismo e ad una nuova spartizione del mondo, per la conquista di nuovi mercati, il saccheggio di risorse energetiche e l’ imposizione dell’ordine capitalistico; il che si traduce per milioni di persone in distruzione, miseria sociale e devastazione ambientale.
L’Italia è in prima fila, come parte integrante sia dell’ Unione Europea che della NATO, nella partecipazione a ben 29 missioni in 20 paesi, con una spesa militare complessiva stanziata per il 2017 di oltre 23 miliardi di Euro. Il paragone con i finanziamenti a sanità e istruzione rendono manifeste le conseguenze negative che la guerra impone sul piano sociale ed economico nel nostro paese. Questa guerra permanente genera enormi profitti per l’industria bellica. L’esportazione di armi e sistemi di sicurezza è aumentata di 6 volte dall’arrivo al governo del Partito Democratico di Renzi ed è continuata con l’attuale governo Gentiloni.
E’ chiaro quindi come le guerre causino miseria e morte per i proletari che vivono in quei paesi direttamente occupati, aggrediti e bombardati, ma peggiori altresì le condizioni di vita e di lavoro di quelli che vivono nei paesi aggressori.
Le iniziative di contrasto alle politiche militari si collegano perciò direttamente alle lotte per i bisogni concreti della popolazione: dal lavoro alla casa, alla salute. Queste lotte aprono spazi per un fronte comune di mobilitazione contro il razzismo e lo sfruttamento. Siamo perciò fianco a fianco con tutti quei lavoratori che hanno deciso di SCIOPERARE contro le politiche padronali e governative nelle giornate del 27 ottobre e del 10 novembre.
Sul nostro territorio diventa sempre più visibile l’ingerenza delle politiche e delle pratiche militariste. All’interno delle scuole, dalle materne alle università, il sistema formativo è sempre più invaso dalle logiche di guerra e dagli interessi politico-militari anche attraverso l’alternanza scuola-lavoro. Con l’operazione “Strade sicure” è continua la presenza di camionette e militari nei nostri quartieri utilizzati anche nel nome dell’ “emergenza securitaria”. Ma la vera emergenza ci sembra essere i 1200 morti sul lavoro solo per l’anno in corso.
Sul territorio nazionale, retroterra della guerra imperialista, sono decine le basi militari sotto il comando NATO ed Usa. Una di queste è la base NATO di Ghedi (vicino a Brescia) dove sono presenti ordigni nucleari utilizzabili dagli aerei presenti nella base. Base militare che è stato luogo di partenza dei Tornado che hanno partecipato a tutte le missioni di guerra che hanno visto l’Italia partecipe: dalla guerra contro la Jugoslavia a quella del Golfo fino alla Libia. Contro la presenza della base e di tutte le sue armi il FORUM CONTRO LA GUERRA organizza per sabato 20 gennaio 2018 un presidio alla base di Ghedi in concomitanza con il 27esimo anniversario dell’inizio della Guerra del Golfo che per la coalizione a guida USA fu l’inizio della “guerra infinita”.
Appoggiamo, solidarizziamo e rilanciamo le lotte e le iniziative dei vari movimenti di opposizione e resistenza alla guerra e alle politiche militari sia fuori che dentro l’Italia. Partecipiamo al FORUM CONTRO LA GUERRA una rete composta da diverse realtà che sui propri territori vuole sviluppare iniziative concrete di informazione e lotta per dire “Basta guerre – comunque le si chiamino”.

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13 ottobre: Basta Guerre: incontro con Antonio Mazzeo

VENERDI 13 OTTOBRE ALLE ORE 21,00 alla Panetteria Occupata

potremo discutere e confrontarci con Antonio Mazzeo* -autore di numerose inchieste-analisi sui conflitti in atto e i processi di militarizzazione della società e dell’economia e le sue ricadute sociali-

sulla subalternità dell’educazione alle logiche di guerra e agli interessi politico-militari e geostrategici interalleati.

Un’occasione anche per ragionare sullo stato di mobilitazione del movimento No MOUS e sulle possibilità di ridare voce ad un movimento contro la guerra.

 

* attivista, giornalista, professore messinese. autore di numerose inchieste-analisi sui conflitti in atto e i processi di militarizzazione della società e dell’economia e le sue ricadute sociali in particolar modo in Italia e nel Mediterraneo. Membro della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. Ha coordinato il progetto di ricerca “Memoria Comiso. La Sicilia contro la guerra”. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo i volumi “Non solo Ustica. Il rischio militare in Sicilia”, “La Sicilia va alla guerra”, “Sicilia armata. Basi, missili, strategie nell’isola portaerei della Nato”. Autore degli articoli Educazione alla pace o preparazione alla guerra? I protocolli d’intesa MIUR-Ministero della Difesa che alleghiamo.

Educazione alla pace o preparazione alla guerra

Libro, Elmetto e Moschetto

Elmetti e moschetti per la Buona Scuola

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7 ottobre: cena e presentazione convegno “Basta guerre”

SABATO 7 OTTOBRE

ORE 20: PRESENTAZIONE CONVEGNO “BASTA GUERRE COMUNQUE LE SI CHIAMINO” – Il convegno si tiene nella giornate di sabato 14 ottobre e alla mattina della domenica 15 ottobre presso il Centro Sociale “28 MAGGIO” a Rovato BS

ORE 21: CENA SOCIALE il cui ricavato verrà destinato per finanziare il convegno

vi aspettiamo numeros*!

Alla PANETTERIA OCCUPATA in VIA CONTE ROSSO 20

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14 luglio: proiezione film “IO, DANIEL BLAKE”

VENERDì 14 LUGLIO DALLE ORE 20.30 APERITIVO E PROIEZIONE DEL FILM

“IO, DANIEL BLAKE”

Se lavori ti sfruttano, se perdi il lavoro finisci in un
girone dantesco dove i bisogni primari vengono
continuamente negati da stati che si definiscono
democratici e fondati sul lavoro.
Riprendiamoci in mano le nostre vite e
lottiamo per la nostra dignità.

Il Coll.ri.belle prosegue le iniziative contro il Jobs Act e vi invita alla proiezione del film di Ken Loach “Io, Daniel Blake”

vi aspettiamo numeros*!

Alla PANETTERIA OCCUPATA – VIA CONTE ROSSO 20

coll.ri.belle@gmail.com

 

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11 giugno: pranzo sociale

DOMENICA 11 GIUGNO dalle ore 12.00
PRANZO SOCIALE (grigliata verdure e carni) di autofinanziamento per le attività della Panetteria Occupata.

 

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PRIMO MAGGIO 2017

PRIMO MAGGIO VIA ESTERLE ORE 11,00 MILANO

UN 1 MAGGIO CONTRO LE “NUOVE” SCHIAVITU’

 che veda come protagonisti lavoratori migranti, e di tutte le nazionalità.

Da febbraio lo spazio “Noi ci siamo! Con Abd el Salam”, sgomberato da via Fortezza, si è trasferito in uno dei quartieri a maggiore concentrazione di lavoratori migranti. Proprio da qui vorremmo organizzare un Primo Maggio di mobilitazione e di lotta, che sappia esprimere le esigenze e le rivendicazioni che accomunano i lavoratori di tutte le etnie e di tutte le nazionalità, autoctoni o immigranti che siano.

La giornata del Primo Maggio possiede in tal senso una valenza particolare: più di 100 anni fa, organizzazioni di lavoratori e sindacati si ponevano l’obiettivo della limitazione ad 8 ore della giornata lavorativa: in tutto il mondo i lavoratori, gli operai, i salariati, scendevano in strada con questa comune rivendicazione. Oggi, le loro parole d’ordine risuonano più attuali che mai: dopo quasi un secolo da questa grande conquista, lo sfruttamento sui luoghi di lavoro non conosce ormai più limiti di sorta. Il lavoro, quello delle 8 ore del secolo sorso, non è più una garanzia per nessuno. La precarietà, a vario grado, ne è divenuta il tratto distintivo.

La crisi ha poi accelerato questo processo, e alla minaccia di chiusure, licenziamenti e delocalizzazioni, si è aggiunto il ricatto esercitato sulla forza lavoro migrante, costretta a subire il livello più infimo dello sfruttamento, e direttamente utilizzata per abbassare i salari di tutti, ed eliminarne i diritti.

Ma gli attacchi hanno anche generato delle risposte, e quasi tutti i settori, dai metalmeccanici alla logistica, dagli autoferrotranvieri agli impiegati dei call center, sono oggi attraversati da un grande numero di mobilitazioni. E la stessa crisi crisi ha generato poi un processo di livellamento delle nostre condizioni verso il basso, rendendo la nostra classe molto più omogenea che in passato. Per questo è di vitale importanza, per il padronato, fomentare una guerra tra poveri che mantenga divisi i vari comparti, sfruttando differenze salariali, contrattuali, territoriali, o ancora meglio, differenze etniche e di nazionalità.

Proprio a partire da quest’ultimo elemento vorremmo costruire il Primo Maggio: contro il ricatto politico che grava direttamente sulla forza lavoro migrante, ma che si ripercuote poi, in maniera generalizzata, sulle condizioni di tutti i lavoratori.  Una giornata nella quale prendano parola gli operai della logistica, i braccianti, le badanti impiegate nella cura degli anziani, gli sfruttati dalle cooperative della lega coop e dei mercati rionali.

Vogliamo costruire il Primo Maggio di coloro che scappano dalle guerre militari e di coloro che si  ribellano alle guerre economiche e ai tagli alla sanità, alla scuola e ai salari, politiche da macelleria sociale i cui effetti, senza distinzione alcuna, ricadono sui lavoratori e le lavoratrici di qualunque provenienza e nazionalità. Un Primo Maggio di lotta contro le politiche di espulsione, che rivendichi il permesso di soggiorno sganciato dal contratto di lavoro, contro una condizione di clandestinità che obbliga il migrante al silenzio e lo riduce nel più totale anonimato, presupposti che lo costringono ad accettare qualunque condizione di lavoro e di vita, e a marcire, senza alcuna tutela, tra disoccupazione e lavoro nero.

Denunciamo il sistema affaristico dell’accoglienza, finalizzata alla speculazione e al profitto, pienamente determinata dalle politiche e dai trattati europei (Dublino III  ed affini) che regolano i flussi migratori in base alla necessità di manodopera a basso costo. Politiche dell’Unione Europea che si traducono come accoglienza per qualcuno, respingimento per molti, e sfruttamento per tutti, indistintamente.

Vogliamo costruire un Primo Maggio con le associazioni, i Sindacati di Base, la cittadinanza solidale, i comitati di lotta per la casa e con tutte quelle realtà che sviluppano strumenti mutualistici e solidaristici sul territorio, dagli ambulatori popolari alle scuole di italiano delle comunità migranti, alle reti di solidarietà.

Una giornata contro il lavoro schiavile, e non soltanto quello dei braccianti del sud della penisola, ma quello che accomuna ormai tutti i giovani (e meno giovani) salariati, che a fatica cercano un lavoro decente. Si tratta ormai di una condizione strutturale e generalizzata, risultato di 20 anni di ristrutturazioni. Sin dalla fine degli anni ’90, con vari passaggi legislativi, dal pacchetto Treu alla legge 30/2003, si è legalizzato il caporalato, con l’introduzione delle agenzie interinali, e si sono introdotte le più svariate tipologie contrattuali precarie e a tempo determinato. Sino ad arrivare al Jobs Act, ultimo e definitivo attacco alla rigidità del rapporto di lavoro con l’eliminazione del reintegro in caso di ingiusto licenziamento e l’introduzione del cosiddetto “contratto a tutele crescenti”.

Siamo i nuovi schiavi del lavoro, e vogliamo lottare insieme a tutti coloro che vivono una condizione di vita lavorativa precaria, a coloro che non hanno né casa né reddito, contro la logica della guerra tra poveri, attraverso la ricomposizione della classe di cui siamo parte. A chi grida “all’invasione” e “prima gli italiani”, rispondiamo che, oggi più che mai, i lavoratori devono essere uniti, e che le “razze”, in un sistema basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sono soltanto due: chi sfrutta e chi è sfruttato.

Oggi, l’unico confine che non conosce muri e frontiere è quello dello sfruttamento: per questo  abbiamo bisogno di organizzarci, contro il lavoro gratuito, lo smart working e la gig economy che, sfuggendo a qualsiasi logica contrattuale, nascondono sottoccupazione, salari da fame e sfruttamento ottocentesco. Contesti che vedono lo sviluppo di una nuova forma di caporalato digitale, assolutamente funzionale ad un modello che vede scaricare costi, spese vive, e rischio d’impresa, sempre e solo sul soggetto debole: il lavoratore precario e iper-sfruttato.

Vogliamo un Primo Maggio che, partendo dalla nostra condizione materiale, di lavoratori immigrati o italiani, abbracci tutta la classe di cui siamo parte, quella parte che continua a lottare per difendere il proprio posto di lavoro, proprio come sta avvenendo in queste settimane per gli operai della INNSE di via Rubattino, e per quelli delle tante fabbriche che resistono e si organizzano.

Un Primo Maggio che ricordi le circa 30.000 persone uccise negli ultimi 10 anni alle frontiere dell’Europa, che ricordi il compagno Abd el Salam ucciso in nome del profitto, che ricordi le vittime del rogo di Rignano e tutte le lavoratrici e i lavoratori migranti schiavizzati nelle campagne del sud.

Ci rivolgiamo a Milano e non solo, e a tutte le realtà di lotta che fanno della solidarietà una pratica concreta; il nostro obiettivo è quello di iniziare un percorso di ricomposizione, che sappia mettere in relazione le diverse forme di conflitto presenti sul territorio.

ORGANIZZIAMO INSIEME IL PRIMO MAGGIO DI TUTTI GLI SFRUTTATI!

Rete Solidale Noi ci siamo! Con Abd el Salam

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