Alle Associazioni partigiane,
a tutti i partecipanti al corteo del 25 aprile:
Ci avviciniamo al 25 aprile in una situazione di guerra globale.
Le numerose iniziative indette nell’anniverario della liberazione dal nazifascimo non possono non mettere al centro dei contenuti che le caratterizzano le ragioni per cui è ancora necessario manifestare l’opposizione alle guerre in corso e il rapporto oggettivo con la Resistenza italiana di allora e le Resistenze che nel mondo si oppongono. Al centro di questa nuova Resistenza un posto principale spetta a quella del popolo Palestinese.
Il 10 novembre del 1975, con la risoluzione 3379, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite stabilì che il sionismo è una forma di colonialismo, di razzismo, di apartheid, equiparabile al nazifascismo. I successivi anni di aggressioni e massacri effettuati contro le popolazioni arabo-mediorientali: Palestina, Libano, Siria, Iraq, Yemen, etc… lo hanno confermato.
Il 14 maggio 1948 (data alla quale vanno aggiunti i precedenti 25 anni di occupazione coloniale inglese e dei coloni ebrei) il leader sionista Ben Gurion (definito “Padre fondatore”) proclamava la nascita dello “Stato di Israele” indicando al suo stato maggiore militare come trattare gli abitanti autoctoni: ”Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba. Nel nostro paese c’è posto solo per gli ebrei. Diremo agli arabi spostatevi.”
Dal giorno successivo – il 15 maggio, ricordato dal popolo palestinese come il giorno della Nakba (la catastrofe) – la Palestina è scomparsa dalle carte geografiche e un popolo che aveva mantenuto la sua identità per secoli, nonostante le varie colonizzazioni, è diventato profugo nella sua stessa terra, vittima di un genocidio e di una pulizia etnica.
Il 25 aprile del 2004 i sionisti milanesi iniziano la loro parata dietro le bandiere della cosiddetta “brigata ebraica” e dopo qualche anno, anche grazie alla protezione del PD, diventa uno striscione con la provocatoria scritta “anche cinquemila sionisti hanno partecipato alla liberazione dell’Italia”. Una breve spiegazione per comprendere la portata del problema: tale brigata faceva parte della 8° Armata britannica e più che per combattere il nazifascismo fu costituita per supportare l’idea dell’entità nazionale ebraica (quindi una operazione di propaganda), per acquisire esperienza militare grazie principalmente alla lunga fase di addestramento.
Successivamente i suoi membri formarono il futuro esercito di Israele, unendosi a quelli provenienti dall’Haganà e dalle sue emanazioni: l’Irgun di Jabotinsky e poi di Begin e la banda Stern (queste si bande terroristiche). In Italia la brigata viene costituita con questo nome verso fine settembre 1944 e combatte tra marzo e aprile 1945 solo nelle zone di Ravenna e Brisighella, usando la bandiera sionista. La bandiera che ha quindi sventolato senza soluzione di continuità dalla repressione ad opera di Haganà e britannici della rivolta araba del 1936/39, alla Nakba del 1947/48, alle aggressioni successive dell’entità sionista, sino alle stragi di Gaza dei nostri giorni. La stessa che sventola sui carri armati mentre distruggono strade, olivi, abbattono le case, occupano i campi profughi, affiancano i coloni sul muro di separazione e sui tetti delle colonie. Ha accompagnato e accompagna tutti i crimini sionisti.
L’Italia, oramai da anni, è governata da partiti dichiaratamente filo sionisti ed amici di Israele, con la complicità di una certa sinistra svuotata da ogni valore di giustizia sociale e di solidarietà con i popoli oppressi, con l’evidente scopo di cancellare la memoria Partigiana della classe lavoratrice italiana, che segnò con la guerra di Resistenza una delle pagine più alte della sua storia.
Infatti i partigiani italiani lottarono per la liberazione del paese dal nazifascismo con eroismo e sacrifici: molti sono stati quelli mandati nei lager, fucilati ed impiccati agli angoli delle nostre città, imprigionati e torturati da repubblichini e nazisti.
Ma seppero resistere e combattere e vincere!
L’attuale governo italiano, in continuità con quelli precedenti, è in prima fila nei rapporti commerciali con Israele e nell’operazione di legittimazione dell’entità sionista. Ha imposto una propaganda che giustifica gli slogan dei colonizzatori che spacciano come (loro) “diritto a difendersi” quello che si tratta del (loro) “diritto ad occupare” e del (loro) “diritto di sterminio”. Ed oggi i media nostrani di fronte al continuo massacro dei palestinesi hanno fatto calare il silenzio. Nel caso dell’Iran molto più semplicemente l’aggressione diventa atto di difesa preventiva nascondendo le vere ragioni della guerra scatenata da usa/israele.
Ma la fantasia dei commentatori della TV ha aspetti che possono far sorridere se non si pensa alla gravità delle parole dato che oggi sono riusciti a definire il prezzo del petrolio al barile, come il “canarino della miniera”, presagio di ulteriori disgrazie. Uguale silenzio per quanto riguarda la reale presenza nei nostri territori di militari americani che risultano essere 34.000 di cui 13.000 nelle basi militari e 21.000 in servizio nella VI flotta, nonché sui reali obiettivi delle 40 basi NATO in Europa che in teoria dovrebbero, in base al trattato del 1949, essere utilizzate solo per scopi difensivi.
Non vogliamo cadere nell’errore di analizzare le varie questioni come se fossero indipendenti e separate tra loro, quindi limitando le parole d’ordine ad un argomento per volta. Nel ricordo della Resistenza non possiamo non vedere come nella realtà quotidiana ci sono milioni di lavoratori, studenti, donne, (anche provenienti da paesi in cui i vari imperialismi sostengono regimi reazionari) che fanno tutti parte di un processo di colonizzazione (sia per chi fugge dalle zone di guerra, o è alla ricerca di un riscatto sociale) che racchiude tutti gli aspetti utili per disciplinare la forza lavoro autoctona e poterla sfruttare senza limiti.
Per questo crediamo che oggi sia importante essere al fianco di chi si oppone a tutto lo scempio che abbiamo davanti:
* per la liberazione della Palestina, dove un esercito agguerrito porta avanti il genocidio, la pulizia etnica ed il continuo avanzamento dell’occupazione,
* contro le tonnellate di bombe scaricate sul Libano, sull’Iran
* per lottare contro la pena di morte approvata dalla Knesset per i Palestinesi che contrasteranno l’entità sionista artefice di un colonialismo di occupazione sanguinario. Una legge voluta dal governo sionista che non prevede né la richiesta di grazia, né pene minori ma solo l’assassinio entro 90 giorni dalla condanna da parte di un tribunale militare
* contro il criminale embargo verso Cuba
* ma siamo qui anche per la nostra liberazione … da tutte le menzogne propagandistiche, dalla povertà che avanza, dalla crisi che porta a condizioni di lavoro prive di sicurezza, alla riduzione dei salari, alla privatizzazione di scuola, sanità, servizi pubblici mentre le uniche cose che crescono sono il profitto, il controllo sociale e la repressione.
Anche per tutte queste ragioni crediamo che non sia più possibile tollerare nelle manifestazioni, partendo da quella di Milano, la presenza delle bandiere sioniste, di quelle della Nato, degli USA e di tutti quelli che sostengono le guerre imperialiste.
Auspichiamo che le Associazioni partigiane, promotrici delle manifestazioni del 25 aprile, sapranno riprendere nelle loro mani i valori più alti di chi ha combattuto nella Resistenza partigiana. Questo per non lasciare questa importante giornata nel solo alveo della celebrazione.
PANETTERIA OCCUPATA
Milano, Aprile 2026