“Donne che non danno pace” ̶ Donne di diverse realtà milanesi portano solidarietà alle compagne sotto processo per aver sostenuto una donna violentata e quasi uccisa da un militare impiegato nell’operazione “strade sicure” nel 2012 vicino a L’Aquila.
LA SICUREZZA DELLA DONNA NON È LA MILITARIZZAZIONE MA L’AUTODETERMINAZIONE
Perché siamo donne contro la guerra
Questo volantino vuole essere un contributo del Collettivo Ri/belle contro la guerra, in appoggio alle iniziative di Milano alla Caserma Santa Barbara, sede per la Lombardia dell’operazione “Strade sicure”, e alla aerobase militare di Ghedi, visto dalla parte delle donne.
Contro l’imperialismo a casa nostra (volantino)
Pubblichiamo il volantino distribuito per le iniziative contro la guerra imperialista.
- Venerdì 12 gennaio h 21 assemblea allo spazio Micene (via Micene, zona San Siro). Sabato 13 gennaio h 14.30 presidio davanti alla caserma Santa Barbara, piazzale Perrucchetti Milano.
- Sabato 20 gennaio h 13 concentramento in P.za Roma a Ghedi (Bs) e corteo alla RWM (azienda produttrice di bombe utilizzate anche dall’Arabia Saudita contro i civili in Yemen). H 15.00 Manifestazione alla aerobase di Ghedi
CONTRO L’IMPERIALISMO A CASA NOSTRA
Nelle metropoli europee si sta formando un proletariato internazionale composto da immigrati che vivono le stesse condizioni di sfruttamento di vita e di lavoro del proletariato europeo.
Spesso gli immigrati sono considerati come capri espiatori, come coloro che creano disoccupazione, criminalità e ricevono aiuti dallo stato. Non viene detto invece che una parte consistente dei contributi pensionistici provengono proprio dal loro lavoro, che difficilmente ne usufruiranno perché per loro è sufficiente perdere il posto di lavoro per diventare clandestini ed è proprio questo meccanismo che garantisce alle imprese lavoratori ricattabili e a basso costo. Questi lavoratori sono al nostro pari sfruttati, proletari che vivono le nostre stesse contraddizioni e condizioni sociali, quindi nostri potenziali alleati con cui trovare percorsi comuni di lotta ed accrescere la nostra forza, così come ha dimostrato e ci insegna l’esperienza dei lavoratori della logistica.
Qualunque sia la sua origine, la lingua, il colore della pelle, il proletariato non potrà difendere i suoi interessi se non sviluppando la solidarietà di classe internazionale, rifiutando la divisione tra lavoratori immigrati e autoctoni, tra legali ed illegali.
Non viene detto che gli immigrati giungono in occidente per scappare dalla miseria prodotta dai grandi monopoli oltre che per cercare di sfuggire alle guerre imperialiste. Provengono da diversi paesi anche da quelli più “insospettabili”, che godono di credibilità internazionale e con i quali si intrattengono sostanziose relazioni economiche, dove, però, le proteste per ottenere migliori condizioni sui posti di lavoro vengono pagate con la tortura e la morte, come in Egitto, o dove protestare contro una riforma pensionistica scatena una brutale repressione poliziesca, come in Argentina.
L’Italia è in prima fila nelle guerre imperialiste, come parte integrante sia dell’Unione Europea che della Nato, partecipando a ben 29 missioni in 20 paesi, con una spesa militare complessiva stanziata per il 2017 di oltre 23 miliardi di Euro. Spesa militare che, ricordiamo, passa sempre più a colpi di decreto piuttosto che tramite dibattito parlamentare che renderebbe quantomeno palesi le posizioni dei partiti sulla guerra e le mistificazioni che la coprono.
Il paragone con i finanziamenti a sanità e istruzione rendono manifeste le conseguenze negative che la guerra impone sul piano sociale ed economico nel nostro paese. Ormai da diversi anni, infatti, tre quarti dei fondi pubblici destinati al rilancio economico del paese sono spesi per costruire carri armati, aerei e navi da guerra e per i prossimi anni sono stati decisi rifinanziamenti per 3,2 miliardi di euro, a fronte di meno di 2 miliardi destinati al dissesto idrogeologico e 1,7 miliardi per l’edilizia sanitaria.
Il budget del Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) per il 2016 aveva un totale di 4,3 miliardi di euro, dei quali 3,76 miliardi destinati alla competitività ed allo sviluppo delle imprese. Ma a quali imprese? 2,75 miliardi vanno a Finmeccanica, Fincantieri, Iveco-Oto Melara ed alle altre aziende dell’industria bellica, un comparto di 112 società, con 50 mila occupati, mentre solo 1,1 miliardi vanno al comparto delle Piccole Medie Imprese che comprende 134 mila ditte, con 3 milioni e 900 mila occupati.
L’attuale situazione di guerra permanente creaenormi profitti per l’industria bellica, generalizzando condizioni lavorative quasi da schiavi.
A ciò si aggiunga il fatto che la politica estera italiana è sempre più schierata o accodata a quella del grande capitale, con la speranza di potersi accaparrare una parte del bottino dei paesi messi a ferro e fuoco. Basti citare, a titolo esemplificativo, l’appoggio ai bombardamenti in Libia del 2011, la presenza in Iraq e l’appoggio incondizionato ai sionisti israeliani, testimoniato dalla decisione di far partire il Giro d’Italia da Israele.
Per comprendere e affrontare la natura dei flussi migratori, le situazioni di crisi e di instabilità che ne sono all’origine e le difficoltà che il proletariato vive anche nei paesi imperialisti, non si può prescindere dal mobilitarsi per l’uscita dell’Italia da ogni attività militare e per la cessazione, da parte delle imprese italiane, di ogni sfruttamento delle risorse di altri paesi, cosa che ne impedisce lo sviluppo e contribuisce a perpetrare condizioni di povertà.
Invece, proprio in questi giorni l’ENI, colosso energetico italiano, esulta trionfante per l’apertura in tempi record del maxi-giacimento di Zohr, al largo della costa egiziana, con un potenziale stimato in 30 miliardi di metri cubi annui di gas. A ciò si aggiungono tre giacimenti di petrolio e due di gas in Libia, più la gestione di numerose altre concessioni nel territorio africano. E’ notizia di questi giorni il versamento di tangenti per un miliardo e 92 milioni di dollari da parte di ENI al governo nigeriano nel 2011 con l’obiettivo di ottenere concessioni per esplorazioni petrolifere. Sempre in questi giorni il governo Gentiloni ha deciso l’invio in Niger di oltre 400 militari.
Ecco spiegata la politica estera italiana e i suoi contingenti militari all’estero, l’interessamento alle vicende in Libia e in generale in Africa e Medio Oriente, in una parola l’imperialismo italiano.
Il prezzo che bisogna pagare per garantire l’approvvigionamento energetico e industriale dei paesi occidentali, Italia compresa, è fare accordi con le milizie libiche, fino a ieri considerate famigerati “scafisti”, o con la Turchia di Erdogan, di fatto alleata di Daesh con cui intrattiene affari in modo continuativo, o con l’Egitto di Al Sisi, presidente golpista che regolarmente tortura e massacra lavoratori che osano criticare il regime o chiedere condizioni di vita e di lavoro più dignitose.
Allo stesso tempo sul fronte interno si moltiplicano le misure repressive e giudiziarie nei confronti di chi si oppone all’interventismo, come ad esempio i no Muos che si battono contro le antenne assassine a Niscemi e gli antimilitaristi sardi che lottano contro poligoni e le esercitazioni.Nellestrade delle nostre città si assiste ad un aumento del controllo militare e della repressione delle insorgenze sociali e anche qui c’è chi si oppone alla militarizzazione delle periferie, ai rastrellamenti, alle deportazioni e alla non casuale proliferazione delle aggressioni e delle sedi fasciste.
Per costruire e sviluppare un movimento internazionalista contro la guerra imperialista rilanciamo i seguenti appuntamenti:
- Venerdì 12 gennaio h 21 assemblea allo spazio Micene (via Micene, zona San Siro).
- Sabato 13 gennaio h 14.30 presidio davanti alla caserma Santa Barbara, piazzalePerrucchetti Milano. Questa caserma è la sede per la Lombardia dell’operazione “Strade Sicure”. Una presenza militare per le strade delle nostre città iniziata nel 2008 con il solito pretesto dell’emergenza sicurezza. Doveva durare soli sei mesi maè stata continuamente rinnovata e rifinanziata fino a renderla definitiva. Quello che sta avvenendo è un vero e proprio addestramento: dal lato della società civile a convivere con la presenza dei soldati nelle strade, da quello delle Forze Armate a essere pronte a rispondere efficacemente alle proteste che gli strati più poveri della società potrebbero far esplodere nei prossimi tempi e alle lotte dei lavoratori, degli immigrati contro il peggioramento delle condizioni generali.
Sabato 20 gennaio h 13 concentramento in P.za Roma a Ghedi (Bs) e corteo alla RWM (azienda produttrice di bombe utilizzate anche dall’Arabia Saudita contro i civili in Yemen). H 15.00 Manifestazione alla aerobase di Ghedi. Questa base militare è stata attiva in tutte le missioni di guerra a cui l’Italia ha preso partenegli ultimi anni (dal Kuwait alla Jugoslavia, dall’Afghanistan fino alla guerra alla Libia), all’interno della base sono presenti testate nucleari in dotazione all’esercito USA. Attualmente si sta provvedendo ad un ampliamento della base ed al cambio degli aerei(dai Tornado ai nuovi F35) compatibili al trasporto delle nuove bombe nucleari B61-12.
APPOGGIAMO, SOLIDARIZZIAMO E RILANCIAMO LE LOTTE E LE INIZIATIVE DI OPPOSIZIONE E RESISTENZA ALLA GUERRA E ALLE POLITICHE MILITARI SIA FUORI CHE DENTRO L’ITALIA
Milano, gennaio 2018
Panetteria occupata – rossoconte@hotmail.com
Iniziative contro la guerra: 12 13 e 20 gennaio 2018
Iniziative contro la guerra imperialista:
Venerdì 12 gennaio h 21 assemblea allo spazio Micene (via Micene, zona San Siro).
Sabato 13 gennaio h 14.30 presidio davanti alla caserma Santa Barbara, piazzale Perrucchetti Milano.
Queste iniziative sono organizzate da Conflitti Sociali e Panetteria Occupata
Sabato 20 gennaio h 13 concentramento in P.za Roma a Ghedi (Bs) e corteo alla RWM (azienda produttrice di bombe utilizzate anche dall’Arabia Saudita contro i civili in Yemen). H 15.00 Manifestazione alla aerobase di Ghedi. Manifestazione promossa dal Forum contro la Guerra 
16 dicembre: CORTEO: residenza sanatoria e diritti per tutti!
3 dicembre: assemblea pubblica in Via Esterle 15
Domenica 3 dicembre allo Spazio “Noi ci siamo! Con Abd el Salam” in Via Esterle 15 Milano alle ore 15 assemblea pubblica indetta dalla Rete Solidale, Noi ci siamo! Con Ab del Salam per costruire insieme la manifestazione del 16 dicembre .
Come compagn@ della Panetteria vogliamo sostenere il percorso di lotta che da più di un anno viene portato avanti da Ci Siamo e Rete Solidale che nella sua pratica affronta sia i temi specifici della condizione degli immigrati per connetterli con la lotta più generale contro lo sfruttamento e la guerra imperialista. 
Partecipiamo all’assemblea in quanto si tratta di uno spazio di confronto per costruire insieme momenti di iniziativa cittadina.
Pubblichiamo, insieme all’indizione dell’assemblea, l’appello della “Rete” che sintetizza la discussione in corso.
Sciopero Generale: a fianco dei lavoratori in lotta
A fronte delle politiche padronali e governative di continua erosione delle garanzie e dei diritti dei lavoratori e per rilanciare attraverso la lotta programmi di miglioramento delle condizioni lavorative generali sono state indette due giornate di sciopero generale da diverse strutture sindacali. Riportiamo la piattaforma comune dell’indizione dello sciopero generale del 27 ottobre 2017:
CHIAMIAMO ALLA LOTTA PER:
– Aumentare i salari e l’occupazione con investimenti pubblici e riducendo l’orario di lavoro
– Reddito garantito per disoccupati e pensionati
– Abolizione del Job-Act e ripristino dell’art. 18
– La pensione a 60 anni o 35 di contribuzione e l’adeguamento al costo
della vita
– Uguaglianza per i migranti per impedire riduzione dei salari e peggiori condizioni di lavoro anche per noi.
– Il diritto universale e pubblico alla salute, all’abitare, alla scuola, alla
mobilità
– Ristabilire la democrazia nelle aziende rigettando l’accordo truffa del
gennaio 2014 sulla rappresentanza
– Garantire a tutti il diritto di sciopero che, già limitato con norme e
sentenze, si vuole impedire alle organizzazioni di base conflittuali.
– Fermare le guerre e le spese militari
Vogliamo mettere in evidenza come forte è il legame fra la condizione lavorativa e del proletariato e la necessità di una mobilitazione contro la guerra imperialista e pensiamo che sia fondamentale sostenere attivamente le mobilitazioni e le iniziative che provengono dal mondo del lavoro.
Questo è il volantino che distribuiremo:
A FIANCO DEI LAVORATORI IN LOTTA
PER UN OPPOSIZIONE ALLA GUERRA IMPERIALISTA
La guerra è la manifestazione più acuta della crisi del sistema capitalistico. La guerra è la soluzione ultima di quello scontro imperialistico che normalmente avviene sul terreno commerciale e finanziario. E il proletariato, ovunque esso sia, è il vero perdente.
Guerra imperialista che direttamente implica l’adesione al progetto di un nuovo colonialismo e ad una nuova spartizione del mondo, per la conquista di nuovi mercati, il saccheggio di risorse energetiche e l’ imposizione dell’ordine capitalistico; il che si traduce per milioni di persone in distruzione, miseria sociale e devastazione ambientale.
L’Italia è in prima fila, come parte integrante sia dell’ Unione Europea che della NATO, nella partecipazione a ben 29 missioni in 20 paesi, con una spesa militare complessiva stanziata per il 2017 di oltre 23 miliardi di Euro. Il paragone con i finanziamenti a sanità e istruzione rendono manifeste le conseguenze negative che la guerra impone sul piano sociale ed economico nel nostro paese. Questa guerra permanente genera enormi profitti per l’industria bellica. L’esportazione di armi e sistemi di sicurezza è aumentata di 6 volte dall’arrivo al governo del Partito Democratico di Renzi ed è continuata con l’attuale governo Gentiloni.
E’ chiaro quindi come le guerre causino miseria e morte per i proletari che vivono in quei paesi direttamente occupati, aggrediti e bombardati, ma peggiori altresì le condizioni di vita e di lavoro di quelli che vivono nei paesi aggressori.
Le iniziative di contrasto alle politiche militari si collegano perciò direttamente alle lotte per i bisogni concreti della popolazione: dal lavoro alla casa, alla salute. Queste lotte aprono spazi per un fronte comune di mobilitazione contro il razzismo e lo sfruttamento. Siamo perciò fianco a fianco con tutti quei lavoratori che hanno deciso di SCIOPERARE contro le politiche padronali e governative nelle giornate del 27 ottobre e del 10 novembre.
Sul nostro territorio diventa sempre più visibile l’ingerenza delle politiche e delle pratiche militariste. All’interno delle scuole, dalle materne alle università, il sistema formativo è sempre più invaso dalle logiche di guerra e dagli interessi politico-militari anche attraverso l’alternanza scuola-lavoro. Con l’operazione “Strade sicure” è continua la presenza di camionette e militari nei nostri quartieri utilizzati anche nel nome dell’ “emergenza securitaria”. Ma la vera emergenza ci sembra essere i 1200 morti sul lavoro solo per l’anno in corso.
Sul territorio nazionale, retroterra della guerra imperialista, sono decine le basi militari sotto il comando NATO ed Usa. Una di queste è la base NATO di Ghedi (vicino a Brescia) dove sono presenti ordigni nucleari utilizzabili dagli aerei presenti nella base. Base militare che è stato luogo di partenza dei Tornado che hanno partecipato a tutte le missioni di guerra che hanno visto l’Italia partecipe: dalla guerra contro la Jugoslavia a quella del Golfo fino alla Libia. Contro la presenza della base e di tutte le sue armi il FORUM CONTRO LA GUERRA organizza per sabato 20 gennaio 2018 un presidio alla base di Ghedi in concomitanza con il 27esimo anniversario dell’inizio della Guerra del Golfo che per la coalizione a guida USA fu l’inizio della “guerra infinita”.
Appoggiamo, solidarizziamo e rilanciamo le lotte e le iniziative dei vari movimenti di opposizione e resistenza alla guerra e alle politiche militari sia fuori che dentro l’Italia. Partecipiamo al FORUM CONTRO LA GUERRA una rete composta da diverse realtà che sui propri territori vuole sviluppare iniziative concrete di informazione e lotta per dire “Basta guerre – comunque le si chiamino”.
13 ottobre: Basta Guerre: incontro con Antonio Mazzeo
VENERDI 13 OTTOBRE ALLE ORE 21,00 alla Panetteria Occupata
potremo discutere e confrontarci con Antonio Mazzeo* -autore di numerose inchieste-analisi sui conflitti in atto e i processi di militarizzazione della società e dell’economia e le sue ricadute sociali-
sulla subalternità dell’educazione alle logiche di guerra e agli interessi politico-militari e geostrategici interalleati.
Un’occasione anche per ragionare sullo stato di mobilitazione del movimento No MOUS e sulle possibilità di ridare voce ad un movimento contro la guerra.
* attivista, giornalista, professore messinese. autore di numerose inchieste-analisi sui conflitti in atto e i processi di militarizzazione della società e dell’economia e le sue ricadute sociali in particolar modo in Italia e nel Mediterraneo. Membro della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. Ha coordinato il progetto di ricerca “Memoria Comiso. La Sicilia contro la guerra”. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo i volumi “Non solo Ustica. Il rischio militare in Sicilia”, “La Sicilia va alla guerra”, “Sicilia armata. Basi, missili, strategie nell’isola portaerei della Nato”. Autore degli articoli Educazione alla pace o preparazione alla guerra? I protocolli d’intesa MIUR-Ministero della Difesa che alleghiamo.
7 ottobre: cena e presentazione convegno “Basta guerre”
SABATO 7 OTTOBRE
ORE 20: PRESENTAZIONE CONVEGNO “BASTA GUERRE COMUNQUE LE SI CHIAMINO” – Il convegno si tiene nella giornate di sabato 14 ottobre e alla mattina della domenica 15 ottobre presso il Centro Sociale “28 MAGGIO” a Rovato BS
ORE 21: CENA SOCIALE il cui ricavato verrà destinato per finanziare il convegno
Alla PANETTERIA OCCUPATA in VIA CONTE ROSSO 20
14 luglio: proiezione film “IO, DANIEL BLAKE”
VENERDì 14 LUGLIO DALLE ORE 20.30 APERITIVO E PROIEZIONE DEL FILM
“IO, DANIEL BLAKE”
Se lavori ti sfruttano, se perdi il lavoro finisci in un
girone dantesco dove i bisogni primari vengono
continuamente negati da stati che si definiscono
democratici e fondati sul lavoro.
Riprendiamoci in mano le nostre vite e
lottiamo per la nostra dignità.
Il Coll.ri.belle prosegue le iniziative contro il Jobs Act e vi invita alla proiezione del film di Ken Loach “Io, Daniel Blake”
Alla PANETTERIA OCCUPATA – VIA CONTE ROSSO 20





