Foglio ri/belle – giugno 2020

Uscito il nuovo numero Foglio ri/belle – giugno 2020

FOGLIO RI-BELLE 06-2020

 Il collettivo RI/Belle si incontra presso la Panetteria Occupata di via Conte Rosso 20 – 20134 Milano – Lambrate
per contatti: coll.ri.belle@libero.it – fb Spazio Donne Ri/Belle

PANDEMIA E BARBARIE

Nonostante i divieti di questi ultimi mesi, non abbiamo mai smesso di ragionare e discutere sulla situazione che stiamo vivendo, abbiamo responsabilmente trovato altre forme per comunicare, analizzare e cercare di inquadrare il contesto in cui questa emergenza sanitaria si inserisce e quali altre emergenze ha fatto venire a galla. Vediamo come le risposte alle emergenze vanno solo a mettere pezze ad un sistema più ampio e articolato ma che ha un fine unico: trarre profitto ovunque e comunque. Le risposte alle emergenze concedono briciole a qualcuno e le negano ad un altro. Le emergenze sono strutturali al nostro sistema politico, economico e sociale. Proviamo a capirle queste emergenze.
Emergenza sanitaria: la salute è un business e l’hanno capito i privati sempre sostenuti e incoraggiati dai nostri governi. Il risultato l’abbiamo visto, il collasso del sistema sanitario. Eppure da anni i sanitari denunciavano la trasformazione della sanità pubblica in un sistema “aziendalizzato” che privilegia le prestazioni più redditizie a danno della prevenzione. Così come denunciavano la riduzione del personale ospedaliero, dei posti letto, di ospedali e ambulatori e l’ingresso delle tante cooperative e agenzie interinali che assumono parte del personale con contratti precari e privi di diritti. Nessuno li ha ascoltati.
Emergenza nell’agricoltura: il virus ha inceppato il meccanismo dello sfruttamento schiavistico a cui sono sottoposti migliaia di braccianti; il covid19 ha bloccato i lavoratori e i padroni hanno bisogno di loro perché frutta e verdura rischiano di marcire. In tutta fretta quindi il governo programma di concedere un documento (la chiamano sanatoria) a chi con il suo lavoro garantirà profitti ai padroni e giusto il tempo per portare a termine il lavoro. E non importa se si continuerà a lavorare per 3 euro all’ora e a vivere nelle baraccopoli. Le lotte e le mobilitazioni dei braccianti sono state numerose e importanti ma mai ascoltate da governi e istituzioni.
Emergenza carceri: il sovraffollamento endemico non ha retto all’emergenza sanitaria e i detenuti con le loro rivolte hanno fatto capire che lì dentro il diritto alla salute fisica e mentale è negato. Aggiungiamo l’emergenza casa, quante persone si trovano senza una casa e quante sono le case senza persone? Quante famiglie destinano un salario al pagamento di un affitto? E quante persone attendono una casa popolare? Ma in questo caso nessuna sanatoria perché le case pubbliche dovranno diventare sempre più private, ed è solo questione di tempo.
Emergenza violenza: durante il periodo di lockdown, del confinamento a casa 24 ore su 24, gli abusi e le violenze sulle donne sono aumentati esponenzialmente. In Italia nel mese di marzo 2020 le richieste di aiuto ai centri antiviolenza sono aumentati del 73 per cento rispetto alla media mensile del 2019. Inoltre le restrizioni e la sospensione dei servizi sanitari hanno provocato l’impossibilità a 44 milioni di donne con reddito medio/basso di 114 paesi di accedere ai contraccettivi, causando circa 1milione di gravidanze indesiderate.
Emergenza ambientale: agricoltura intensiva con l’uso di diserbanti chimici e concimi, deforestazione di intere aree per monocolture a danno delle biodiversità, allevamenti intensivi responsabili delle evaporazioni dei liquami sparsi sui campi, piccole e grandi industrie che inquinano l’aria che respiriamo e dato ormai accertato, favoriscono la diffusione del virus. In queste emergenze vediamo un sistema, un modello, una prospettiva che ha una direzione ben precisa, difendere e rafforzare quel modello capitalistico che sta portando alla devastazione sociale e alla distruzione del nostro presente e del nostro futuro.
In questo contesto stabilmente emergenziale come ci collochiamo?
Sicuramente autorganizzandoci e non delegando a nessuno le nostre vite, le nostre scelte e la nostra forza, consapevoli che il compito che ci aspetta sarà duro. Questa pandemia ha solo accellerato tutti quei processi di impoverimento dei lavoratori che erano già profondamente in atto, ma per noi donne significa anche arretramento e un maggior carico di lavoro produttivo e riproduttivo che non possiamo e non vogliamo sostenere. Non è da ora che urliamo a gran voce che non è questo il mondo che vogliamo. Non ci aspettiamo nulla dalle istituzioni o dai i governi, vorremmo invece con altre donne costruire la nostra prospettiva, la nostra idea di società giusta dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della terra che ci appartiene, siano i terreni su cui lottare, così come le guerre che affamano e ci affamano; in piena pandemia le fabbriche d’armi non si sono mai fermate e in Italia ne abbiamo 231 a fronte di una sola fabbrica che produce respiratori polmonari.

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