18 marzo Sciopero Generale

Per il 18 marzo 2015 è stata indetta una giornata di Sciopero Generale dai sindacati CUB, SI COBAS e USI contro la guerra e la politica economica e sociale del governo Renzi. Pubblichiamo il volantino preparato dal Collettivo Odessa 2 Maggio per la partecipazione ai cortei ed ai picchetti che si sono tenuti nella giornata.

L’unica guerra giusta è quella al capitale
Il capitalismo continua a riversare sui lavoratori di tutto il mondo i costi della sua crisi. Una crisi che però dura ormai da quasi dieci anni e i cui effetti sulle condizioni di vita dei proletari, lungi dall’attenuarsi, si manifestano ogni giorno di più nella loro virulenza fatta di guerra, miseria e ingiustizia.
Una crisi che pur essendo prodotta dal consueto meccanismo – la caduta dei profitti dei capitalisti – si presenta in forme diverse da latitudine a latitudine.
In Europa la crisi ha dato origine a misure antisociali e contro i lavoratori attraverso leggi come il Jobs Act, l’aumento dell’età pensionabile, il taglio di servizi essenziali come scuola e sanità, fino a leggi come il Fiscal compact – taglio alle spese sociali come stabilito dall’Unione Europea – che danno ai nostri governanti gli strumenti legislativi utili al varo di politiche “lacrime e sangue” per tutelare così gli interessi del profitto e del capitale.
Nei paesi del Medio Oriente l’imperialismo mostra il suo volto più feroce e diretto: la guerra. La destabilizzazione di queste regioni passa anche attraverso la promozione di logiche settarie e identitarie, spesso a sfondo religioso, che favoriscono lo scontro interetnico tra le popolazioni. Uno scontro che è all’origine dell’enorme ondata migratoria che osserviamo impotenti. La crescita dei flussi migratori consente al capitale di alimentare campagne ideologiche che mirano a dividere ancora una volta i popoli scatenando guerre fra poveri; e permette ai governi borghesi di varare misure
emergenziali che tendono a restringere i margini di libertà e giustificano manovre repressive (guerra interna) e interventi guerrafondai con la scusa della lotta al terrorismo e dell’esportazione della democrazia (guerra esterna).
Noi sappiamo che dietro agli interventi militari contro le guerre settarie e alle cosiddette operazioni umanitarie si nascondono in realtà gli interessi del capitale e lo scontro in atto tra i paesi imperialisti occidentali e quelli in ascesa come la Cina e la Russia. In questo contesto si muove anche l‘Italia per difendere i suoi interessi economico-finanziari
nei paesi del sud del Mediterraneo che vanno dalle risorse energetiche e relative reti di distribuzione, alle infrastrutture, all’edilizia fino alle telecomunicazioni. L’Italia è il maggiore importatore di petrolio libico e da qualche tempo l’unico destinatario del gas libico attraverso il Greenstream (gasdotto sottomarino). Con il Greenstream l’Italia copre l’8% del suo fabbisogno energetico e importa circa 180mila barili al giorno, estratti dall’impianto di Mellitah gestito dall’Eni.
Il valore dello sciopero di oggi sta proprio nella volontà di coniugare le lotte e le rivendicazioni sul posto di lavoro con le lotte e le rivendicazioni che come lavoratori dobbiamo ricominciare a portare avanti con sempre maggiore forza anche fuori dai posti di lavoro, soprattutto qui in occidente, contro questo sistema di ingiustizia retto da pochi sfruttatori e che sta trascinando l’intera umanità nel baratro.
Il valore di questo sciopero sta anche nel fatto che è stato promosso e sostenuto proprio dai lavoratori, spesso stranieri, che in Italia lavorano in settori così importanti per il capitale come quello della logistica.
Uno sciopero che parla a tutti coloro che vengono attaccati dalle politiche del capitale, siano essi italiani o stranieri! Che non si limita a strette rivendicazioni intercategoriali, ma che vuole mettere in discussione l’intero sistema!
Uno sciopero che spinge le persone a ragionare in termini di unità di classe e non in termini di divisioni confessionali!
Uno sciopero che mette in evidenza come la guerra condotta dall’imperialismo sui vari fronti e l’attacco alle condizioni di vita delle classi subalterne siano parte dello stesso piano strategico volto a salvaguardare gli interessi dei borghesi!
Uno sciopero – infine – che vuole essere solo una tappa per la costruzione di un movimento unitario contro la guerra imperialista e gli interessi che la alimentano.
No alla vostra guerra, fuori e dentro ai confini
18 marzo sciopero generale
Collettivo Odessa 2 maggio
odessa2maggio@inventati.org

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