25 luglio: Palestina, la solidarietà non si arresta

Riportiamo intervento al corteo di Milano di Sabato 25 luglio

L’inganno della tregua. Il genocidio del popolo palestinese continua. La solidarietà non si arresta

Il 18 luglio è stata una giornata di presidi davanti alle carceri dove sono detenuti i
prigionieri politici palestinesi: da Ferrara, a Melfi, a Terni, Sassari, Rossano Calabro, un
gesto concreto di solidarietà a sostegno della lotta del popolo palestinese e della sua
Resistenza contro il genocidio e l’occupazione coloniale sionista.
Durante uno di questi presidi l’intervento di un immigrato mi ha particolarmente colpito,
diceva: Nessuno emigra per piacere, lasci la tua famiglia, la tua terra, la tua vita,
perché la migrazione è sempre uno spostamento forzato, alla ricerca di condizioni di
vita migliori.
In generale in Europa, come in Italia, lo straniero è considerato potenzialmente un nemico,
mentre l’immigrazione viene trattata come un fenomeno nato da una pluralità di scelte
individuali di fuga dalla povertà e negando quindi l’incidenza sui flussi migratori delle
politiche economiche occidentali, dell’allargamento dei mercati e del sistematico
impoverimento e saccheggio delle risorse naturali, dei paesi del Sud del mondo.
Con le guerre e la colonializzazione si alimentano le cause dell’emigrazione, che poi si
cerca di tenere sotto controllo essenzialmente con la repressione e mantenendo ai margini
della società centinaia di migliaia di stranieri, si rende ancora più flessibile e si destruttura
l’intero mercato del lavoro, abbassando il potere di contrattazione dei lavoratori stessi.
Spesso arrivando in Italia si pensa che si tratta di un paese, di uno Stato “democratico”
dove certe violenze non possono accadere.
La storia, quella che difficilmente troverete scritta nei libri di storia, racconta invece un
profilo diverso dall’immagine sbandierata dell’italiano “brava gente” già a partire dalle
vittime civili libiche (compresi neonati lanciati in aria ed infilzati con le baionette) fatte nel
1930, le 600 tonnellate di gas asfissianti (iprite e fosgene) lanciate sulla popolazione
etiopica nel 1935/36, i civili deportati e sterminati nel campo di Danane (Somalia).
Successivamente abbiamo tutti gli eccidi compiuti dai fascisti e dai loro alleati nazisti, che
i primi accompagnavano nei luoghi prescelti dato che conoscevano il territorio (consiglio
un giro a Sant’Anna di Stazema in Toscana), le torture inflitte ai partigiani, le deportazioni,
i campi di concentramento tenuti nascosti per anni.
Con la fine della seconda guerra mondiale doveva esserci un cambio di passo, ma invece i
vecchi podestà fascisti sono diventati prefetti, le strutture di potere hanno continuato il
cammino tanto che la CABI Cattaneo (anonima fabbrica di mini sommergibili di Milano)
ha potuto smontare nel 1948, lavorando in segreto all’Idroscalo, sei siluri a lenta corsa
cavalcati dai fascisti della X Mas (barchini esplosivi) consegnarli a Israele rimontandoli
modificati là e fornendo personale specializzato per l’operazione.
In tempi più recenti abbiamo visto le missioni sulla Serbia da parte dei 42 aerei italiani, i
bombardamenti in Afganistan, il tiro a segno umano di soldati in Iraq. Non c’è nulla di
buono o di neutro in tutto questo, anche se per mascherare la tendenza alla guerra gli
interventi criminali vengono spacciati come “missioni di pace”, “lotta al terrorismo”,
“missioni umanitarie”, “esportazione di democrazia”.
Questo per quanto riguarda il fronte esterno, per quello che è successo all’interno della
“democrazia” il panorama non è tanto diverso.
Dopo le lotte studentesche del 1968 e quelle operaie degli anni ‘60 (per lo Statuto dei
Diritti dei Lavoratori, le 150 ore per il diritto allo studio, la riforma sanitaria, gli aumenti
salariali uguali per tutti, ecc.) la strage di piazza Fontana inaugura la fase passata alla storia
come “strategia della tensione” le cui tappe sono state scandite da una serie di stragi che

hanno insanguinato l’Italia dalla fine degli anni ‘60 fino agli anni ‘80 e fino ad arrivare a
quella terribile della stazione di Bologna.
Nel 1977 viene istituito il “circuito speciale” all’interno del sistema carcerario italiano,
con l’entrata in funzione dei carceri speciali (Fossombrone, Trani, Nuoro, Cuneo,
Asinara, ecc.), con l’introduzione di tutta una serie di restrizioni (colloqui coi vetri,
separazione, censura diffusa, ecc.) ed è il primo passo nel cammino della differenziazione
interna e della separazione dall’esterno.
Nel frattempo fuori dalle mura abbiamo visto ripetuti episodi di tortura nei confronti degli
arrestati sia di tipo fisico che psicologico.
Nel 1982, poi, entra in vigore l’art. 90, che comporta la sospensione di tutte le garanzie di
legge previste dal normale ordinamento penitenziario.
Gli anni 2000 vedono la nascita dell’ Art. 41/bis, degna evoluzione in fatto di tecniche
repressive di detenzione, strumento che …. “facendola pagare cara a pochi”, serve a
scoraggiare i molti.
Questo è il panorama che sinteticamente troviamo davanti ai nostri occhi e che i prigionieri
politici, Palestinesi e non, si trovano ad affrontare quotidianamente anche nelle odierne
sezioni AS1 -2 e quello che non dobbiamo mai dimenticare è proprio ciò che ci insegna la
resistenza palestinese in tutte le sue forme: l’amore indistruttibile per la propria terra è lo
stesso amore che hanno per i prigionieri. Quindi dobbiamo continuare, caldo estivo, freddo
invernale o lontananza, a camminare nelle strade delle nostre città, perché la loro voce
risuoni con i nostri passi e sia sempre più forte.
PALESTINA LIBERA DAL FIUME AL MARE !!

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16 luglio: Presidio davanti Palazzo Marino

L’Assemblea cittadina di lotta per la casa e gli spazi sociali organizza Giovedi 16 luglio dalle ore 17:30 un

PRESIDIO DAVANTI PALAZZO MARINO

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5 luglio: assemblea in difesa degli spazi di lotta

PER LA DIFESA DEGLI SPAZI DI LOTTA

NO ALLO SGOMBERO DI CONTE ROSSO 20

Nel 1979, sotto la spinta delle lotte sociali e politiche in corso, un collettivo di studenti e lavoratori occupa lo stabile di via Conte Rosso 20. Viene costruita un’esperienza di vita comunitaria e basata sulla solidarietà, all’interno della quale lo spazio e le case sono state ristrutturate e curate fino a oggi. Infatti, lo stabile è ancora abitato da 17 nuclei familiari in altrettanti alloggi. 

Nel 1991, un collettivo di compagne e compagni occupa il piano terra dello stesso edificio, ex forno: inizia l’esperienza – politica e di aggregazione sociale – della Panetteria Occupata, un percorso di lotta che ha incontrato e portato il proprio contributo a molte lotte sul territorio e nell’area metropolitana.

Gli ambiti di discussione e di iniziativa  nello spazio riguardano il sostegno alle lotte contro la guerra, contro un mercato del lavoro sempre più precario e flessibile, per una sanità accessibile a tutti, per l’abolizione del carcere a partire dalle sue forme più degradanti, come le sezioni a 41 bis e i CPR, alle lotte di emancipazione dei migranti, per la liberazione dei popoli oppressi dallo sfruttamento e dall’occupazione imperialista come in Palestina e in Libano. 

Da più di 30 anni la Panetteria Occupata partecipa alle lotte operaie, studentesche e alle occupazioni di case che nell’area metropolitana hanno cercato di dare un’alternativa reale e concreta ai rapporti autoritari e gerarchici che il sistema impone. È stata punto di riferimento per diverse assemblee ed esperienze di lotta e controinformazione, tra cui il collettivo delle donne Ri/belle, ed è attualmente sede dei collettivi Olga (assemblea anticarceraria) e Milano per la Palestina (assemblea in solidarietà con la Resistenza palestinese). 

All’interno dello spazio è inoltre presente parte dell’archivio Franz Fanon, contenente materiale storico riguardante le lotte di liberazione anticoloniali e dei movimenti.

Questo lavoro viene oggi messo sotto scacco all’interno dell’attacco generale alla classe degli sfruttati, alla cultura, ai saperi e alla memoria storica delle esperienze di lotta, sempre più spesso minacciate da operazioni politiche di manipolazione e cancellazione. Tutto lo stabile di via Conte Rosso 20 è sotto minaccia di sgombero come altri spazi di aggregazione sociale e politica sul territorio milanese e italiano (la sede dell’USI Sanità in Via Torricelli, l’SMS e il Cantiere in zona San Siro, gli spazi storici già sgomberati come il Leoncavallo e il Casaloca a Milano, l’Askatasuna a Torino, il Laurentino e il Bencivenga a Roma, solo per citarne alcuni). 

È nostro dovere difendere queste esperienze affinché continuino a vivere, rafforzare le alleanze per trovare dei percorsi di lotta che ci permettano di presentarci incisivi e  non frammentati davanti al nemico. Oggi come ieri continueremo a fare quel che bisogna fare.

Ci vediamo sui tetti, nelle strade, sempre al fianco di chi lotta e resiste perché la collettivizzazione e la difesa delle lotte ha bisogno di avere anche luoghi che le rappresentino.


Vi aspettiamo domenica 5 luglio, ore 17.00
presso la Panetteria Occupata, via Contre Rosso 20
come primo momento di controinformazione

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Dall’Italia alla Francia: contro la repressione la solidarietà è un arma!

Dall’Italia alla Francia: contro la repressione la solidarietà è un arma!

Esprimiamo la nostra totale solidarietà e vicinanza ai compagn* anarchici arrestati ed ai compagni di Supernova rivista marxista-leninista. Dall’Italia alla Francia per chi lotta gli stati imperialisti rispondono allo stesso modo: repressione e carcere! Non lasciamo soli questi compagni, portiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Continuiamo a lottare!

Sette arresti, perquisizioni in tutta Italia e lo sgombero del Bencivenga Occupato a Roma. Le accuse ruotano attorno ai sabotaggi contro le Olimpiadi Milano-Cortina e alle mobilitazioni per Alfredo Cospito e contro il 41bis.

All’alba del 16 giugno è scattata una nuova e vasta operazione repressiva contro il movimento anarchico. Dalle prime ore del mattino la Digos e le procure competenti hanno eseguito perquisizioni e misure cautelari in diverse città italiane, contestando il reato di associazione con finalità di terrorismo previsto dall’articolo 270 bis del codice penale.

Le misure disposte sono pesanti: cinque custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari con braccialetto elettronico. A queste si sono aggiunti altri due arresti successivi alle perquisizioni, sulla base dell’accusa di autoaddestramento con finalità di terrorismo prevista dall’articolo 270 quinquies.

L’operazione repressiva non si è limitata agli arresti.

A Roma, in via Bencivenga 15, gli agenti intervenuti all’alba hanno perquisito e successivamente sgomberato il Bencivenga Occupato, storico spazio autogestito nato venticinque anni fa negli edifici dell’ex Stazione di Posta Pontificia.

Inizialmente sembrava una operazione finalizzata all’esecuzione delle misure cautelari che si inseriva in quella più generale con perquisizioni e arresti per 270bis. Nel corso della giornata, però, è apparso chiaro che l’obiettivo era più ampio: i locali sono stati murati, le persone presenti identificate e portate in questura, mentre all’esterno si raccoglievano decine di solidali.

Il Bencivenga Occupato rappresentava da decenni uno spazio sottratto alle logiche del mercato e della rendita. Non un centro sociale tradizionale, ma un luogo di sperimentazione culturale e abitativa, un punto di riferimento.

Diverse iniziative di solidarietà con tutt* gli arrestat* sono organizzate come il saluto di oggi 17/06 al Carcere di Regina Caeli e il presidio del 19/06 sotto le mura del carcere La Rocca di Forlì.

Elenchiamo gli indirizzi noti dex compagni incarceratx. che possono variare:

Nico Aurigemma
Arnau Vallet Casadevall
Stefano Marri
Regina Coeli, via della Lungara 29, 00165, Roma

Micol Marino
C.C. Rebibbia femminile, via Bartolo Longo, 92 00156 Roma

Pietro Rosetti
C.C.di Forlì, via della Rocca 4, 47121, Forlì

Francesco Benedetti
C.C.Lorusso e Cotugno, via Maria Adelaide Aglietta 35, 10151, Torino

SUPERNOVA RIVISTA MARXISTA-LENINISTA accusata di apologia di terrorismo per il suo sostegno alla Palestina
Ieri mattina, due compagni, Lidia e Diego, hanno subito una perquisione e portati in stato di fermo alla stazione di Polizia. Le loro case sono state perquisite dalle forze di polizia e sono stati arrestati e successivamente rilasciati nel tardo pomeriggio e saranno processati. I loro computer, libri e opuscoli politici sono stati confiscati. La repressione si è ulteriormente estesa con un intervento della polizia presso il Centro Culturale Ghassan Kanafani, dove sono stati confiscati ulteriori materiali e attrezzature, eventi che confermano come tutto ciò faccia parte di una più ampia operazione di intimidazione e di messa a tacere contro coloro che si schierano al fianco del popolo palestinese in lotta. Il loro vero “crimine” è la solidarietà con il popolo palestinese e il fermo impegno nella lotta contro l’imperialismo: per la sconfitta della NATO, del colonialismo, della complicità dello Stato francese e di ogni forma di oppressione.

L’accusa di “terrorismo” viene utilizzata come strumento politico per criminalizzare l’azione internazionalista e reprimere ogni voce che resiste all’imperialismo, all’UE e alla NATO.

Queste persecuzioni non sono un episodio isolato. Questi episodi si inseriscono in una più ampia escalation di repressione contro coloro che esprimono solidarietà alla Palestina, si oppongono alle guerre e agli interventi dell’asse imperialista della morte USA-NATO-UE-ISRAELE e lottano per l’indipendenza e la libertà.

In particolare, l’imperialismo francese ha recentemente condotto raid e arrestato militanti con il pretesto di dichiarazioni o volantini che denunciano le sofferenze del popolo palestinese ed esprimono sostegno alla sua resistenza.

Centinaia di organizzazioni sono state sciolte o costrette a chiudere, mentre le loro attività sono state sospese.

Centinaia di persone sono state arrestate: parlamentari, giornalisti e lavoratori hanno perso il lavoro o sono stati sanzionati unicamente per il loro sostegno alla Palestina.

Le stesse forze che impongono la repressione a livello nazionale sono quelle che sostengono guerre, sfruttamento e distruzione nel Sud del mondo, dall’Africa alla Palestina. Nonostante la repressione, la gente continua a resistere.
Lunga vita alla solidarietà internazionale.

Lunga vita alla resistenza dei popoli oppressi.
Abbasso l’imperialismo e la NATO.
Vittoria alla lotta palestinese.
Noi siamo il popolo, noi abbiamo ragione, vinceremo!

qui il messaggio di solidarietà del Fronte Antimperialista:
https://contropadroni.wordpress.com/2026/06/17/solidarieta-internazionalista-alla-rivista-marxista-leninista-supernova/

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CONTE ROSSO 20

CONTE ROSSO 20
Nel 1978 un collettivo di studenti di Architettura e di lavoratori ha dato vita a un progetto di pratica territoriale a Lambrate,
un quartiere in profonda e radicale trasformazione che vedeva la chiusura, delocalizzazione e ridimensionamento delle grandi e
medie fabbriche, la conseguente disponibilità di grandi aree che aprivano le porte alla riconversione produttiva, a grandi piani di
“fattibilità” da parte di urbanisti e speculatori di ogni ordine e grado.

Abbiamo fatto inchiesta e occupato gli spazi vuoti, abbandonati, inutilizzati e distrutti dalla lunga mano della speculazione in
attesa della grande abbuffata degli anni successivi. Abbiamo lottato insieme agli operai delle fabbriche rimaste che si
opponevano tenacemente alla delocalizzazione.

Nel 1979 siamo entrati in Conte Rosso 20, lo spettacolo era devastante: una casa operaia di ringhiera costruita nel 1901 ancora
abitata da 4 anziani soli, circondati da alloggi devastati al proprio interno, porte murate. La proprietà allora era il Don Orione
opera di “beneficenza”. Da allora a oggi abbiamo sanato, ricostruito, reso abitabile un edificio che attualmente consiste in 17
alloggi e uno spazio sociale Panetteria Occupata che, oltre alle attività politiche e culturali, contiene un importante archivio
storico di documentazione.

Il progetto iniziale di costruire un sistema di abitare solidale diventa reale, siamo un mix abitativo di coppie alcune con bambini,
figli dei nostri figli cresciuti qui, di anziani, di persone con vari gradi di invalidità, alcune delle quali gravissime, di studenti e di lavoratori che costituiscono un sistema abitativo solidale nel quale lo scambio intergenerazionale e culturale diviene concreto e
quotidiano.

Dal 1990 la proprietà diventa di una serie di società, sempre riconducibili ad un unico amministratore: il sig. Trabattoni con il
quale gli abitanti di Conte Rosso 20 sono stati ingaggiati in una serie di scontri processuali sia penali sia civili, TUTTI CON ESITO
NON POSITIVO PER LA PROPRIETÀ.

Nel 2002 gli abitanti si costituiscono in Associazione Conte Rosso, associazione che si occupa di gestire gli spazi, in particolare
quelli comuni per garantire decoro, sicurezza e igiene, dei rapporti con il vicinato e di quanto necessita alla manutenzione
dell’edificio.

Arriviamo con un “salto” di 36 anni la FINGEST SERVIZI SRL, ultimo nome delle società amministrate dal sig. Trabattoni, richiede ed ottiene un provvedimento di sequestro preventivo di immobile contro IGNOTI.

Il provvedimento esecutivo significa che da domani potremmo essere messi sulla strada senza alcun preavviso, non possiamo opporci perché siamo "IGNOTI”

  NON SIAMO “IGNOTI” E NON SIAMO “IDIOTI” UTILI ALLA SPECULAZIONE

  CI OPPONIAMO ALLO SGOMBERO CON TUTTI GLI STRUMENTI NECESSARI

sabato 13 giugno saremo alla manifestazione “PER IL DIRITTO ALLA CASA E ALLA CITTA'” ore 16 piazza tricolore Milano

conte rosso 20

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20 giugno: Rompiamo un tabù

Sabato 20 giugno dalle ore 10:30

  • Prigionia politica storica e attuale: con uno sguardo alle lotte carcerarie
  • Presentazione appello “rompiamo un tabù”
  • Prigionieri e resistenza in Palestina: GPI (Giovani Palestinesi Italia), UDAP, Samidoun (Palestinian Prisoner Solidarity Network)
  • 41 bis, isolamento e mobilitazione per Alfredo Cospito: Cassa antirepressione delle Alpi occidentali e avvocati
  • “The SRY-Type isolation prisons and the Resistance” con compagno di Anti-Imperialist Front e IS4PP (International solidarity for political prisoners).
  • Ieri come oggi, stessa prigionia, stesse ragioni: Intervento di un compagno di Pisa
  • Memoria e resistenza: CPA Firenze

Pausa

  • Le realtà di movimento parlano delle lotte odierne: solidarietà, prospettive. Dibattito e riflessioni
  • Si.Cobas: diritto di sciopero nell’economia di guerra
  • Collettivo Antudo: prospettive di lotta e repressione del dissenso in tempi di guerra
  • Calp di Genova: la guerra comincia qui. La lotta dei portuali contro la guerra
  • Ultima generazione: mobilitazioni contro guerra e riarmo
  • Rete CCL (collettivi e comitati di Lotta): rivoluzione e resistenza: le facce della lotta contro lo Stasto imperialista delle multinazionali (sionizzato)
  • Rete liberi e libere di lottare: stato di guerra e polizia
  • Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale: Solidarietà con i rivoluzionari prigionieri
  • A seguire, altri interventi

Perù, 19 giugno 1986: in risposta alle rivolte dei prigionieri e alle lotte contro le condizioni di vita e le politiche neoliberiste di Alan Garcia, nelle carceri, si abbatté una feroce repressione che provocò l’assassinio di quasi 300 compagni. Questa giornata, che ha assunto nel corso del tempo, a livello internazionale, un valore simbolico, ricordata come il giorno del massacro di El Fronton, e Lurigancho, è dedicata ai rivoluzionari prigionieri nel mondo.

Scegliamo questa data, per valorizzarne il carattere internazionale e perché la resistenza dei prigionieri si colloca, nello scontro che oppone sfruttati e sfruttatori, oppressi ed oppressori, all’interno di un movimento complessivo rivoluzionario e di classe.

Ricordiamo la lotta dei rivoluzionari irlandesi nelle carceri di massima sicurezza contro il blocco H; la lotta dei compagni della Raf nel carcere di Stammheim e il loro assassinio che provocò, negli anni ‘70 un forte movimento di solidarietà, con importanti proteste anche nelle piazze italiane; la feroce repressione in Italia nei confronti delle mobilitazioni a fianco dei prigionieri contro i “braccetti della morte” dove erano rinchiusi i prigionieri delle formazioni guerrigliere; le rivolte nelle carceri americane nel contesto del movimento afro-americano e contro la guerra …; l’armata rossa giapponese che ha combattuto a fianco dei palestinesi per la liberazione dei prigionieri …; le lotte nelle carceri Turche contro le celle F e l’isolamento; e, la significativa esperienza dei prigionieri nelle carceri israeliane e in occidente in generale, unito al movimento di solidarietà sviluppato intorno ad esso, che ci dice che i prigionieri, la prigionia politica non può essere separata dalla resistenza: decontestualizzarla significa svuotarla e dunque servire il nemico.

Siamo di fronte ad un sistema in crisi dalle sue fondamenta, l’espansione e pervasività dei processi di guerra, la continua ricerca di soluzioni autoritarie che va producendo un inasprimento delle condizioni sociali e la liquidazione delle conquiste frutto delle lotte passate, che tende a colpire con sempre maggior forza movimenti ed attivisti politici, che mira a soffocare le lotte di resistenza e di liberazione, con l’obiettivo di impedire che le contraddizioni sociali, il malcontento, il conflitto, si diano una espressione politica organizzata. È in questo contesto che si inserisce la guerra che viene condotta alla memoria delle lotte degli anni ’70 ed è nel contesto di questa guerra che possiamo comprendere il silenziamento, annientamento dei rivoluzionari prigionieri.

Parliamo dei compagni a cui si fa riferimento nell’appello “rompiamo un tabù”, che da oltre 40 anni fanno fronte a dure condizioni di detenzione e ad una carcerazione infinita, di altri tre da oltre 20 anni sottoposti al regime di massimo isolamento 41 bis e da 4 anni un altro compagno, per parlare a tutti quei compagni/e che transitano nelle galere in regimi ad alta sicurezza, ai giovani e a tutto il movimento che oggi sta affrontando non solo una campagna fortemente repressiva a colpi di decreti e disegni di legge, ma anche un attacco ideologico, massmediatico, di strumentalizzazione ed inquinamento dei contenuti e retorica sulla legalità borghese.

Le ragioni al centro di questo attacco che colpisce da chi aiuta i migranti in mare alle lotte della logistica, al movimento ambientalista e antifascista a chi solidarizza con la lotta del popolo e della resistenza palestinese, vanno ricercate nella necessità dello Stato di pacificare, controllare ed omologare la società, impedendo preventivamente che i movimenti possano unirsi in una spinta collettiva, costruire una progettualità, una prospettiva di trasformazione rivoluzionaria e lavorando affinché siano sempre più frammentati, divisi, isolati, costretti, ogni volta, a ricominciare da zero.

Questo incontro vuole essere un contributo, per trovare forme e continuità a questa riflessione per collegarla concretamente alle lotte sociali e ai suoi movimenti, per sostenerne il carattere internazionale e antimperialista.

Un contributo anche per ribaltare lo sguardo di diffidenza, paura, isolamento e sconfitta che soffoca le lotte ed impedisce di fare i conti con una storia che ci appartiene in tutte le sue espressioni: questi prigionieri, così come i prigionieri dei movimenti odierni, espressione di esperienze importanti e anche coraggiose, devono far parte della nostra lotta, devono essere difesi e sostenuti.

Nessuno si salva da solo, Insieme possiamo tutto.

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20 giugno: interventi dibattito e riflessioni sui rivoluzionari prigionieri

SABATO 20 GIUGNO alla Panetteria Occupata Via Conte Rosso 20 Milano

in occasione del 19 giugno Giornata Internazionale del Rivoluzionario Prigioniero una giornata di interventi, dibattito e riflessioni.
Uno sguardo internazionale sui rivoluzionari prigionieri.
ROMPIAMO UN TABU’
Esperienze di lotta, solidarietà, prospettive.
(seguirà il programma della giornata)

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29 maggio: sciopero generale

🔴 BLOCCATO DI NUOVO IL NODO LOGISTICO DI MILANO-PIOLTELLO 🔴
In occasione dello sciopero generale del 29 maggio, lavoratori, lavoratrici e realtà solidali hanno bloccato l’hub logistico di Pioltello contro guerra, sfruttamento e complicità nel genocidio in Palestina.
Per il quarto appuntamento consecutivo, la mobilitazione colpisce una rete logistica considerata infrastruttura attiva dei traffici militari e del riarmo: camion fermi, cancelli bloccati, produzione rallentata. Una risposta concreta alle politiche di guerra, repressione e attacco ai diritti dei lavoratori.
Dalla logistica ai porti, dalle fabbriche agli aeroporti: continuiamo a costruire un embargo popolare dal basso, trasformando la solidarietà con la Palestina in lotta reale contro chi finanzia e sostiene guerra e occupazione.
COSTRUIAMO INSIEME L’EMBARGO POPOLARE
DALL’ITALIA ALLA PALESTINA, RESISTENZA FINO ALLA LIBERAZIONE
https://www.instagram.com/p/DY6nKHdCigR/?img_index=1

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24 maggio: Verità per Igor Squeo. VOGLIAMO SAPERE CHI È STATO

Verità per Igor Squeo. VOGLIAMO SAPERE CHI È STATO

Domenica 24 maggio a Milano, a partire dalle ore 16:00, ricordiamo Igor Squeo, morto a 33 anni, nel 2022, dopo un intervento delle forze di polizia e del personale sanitario mentre era a casa sua. Tutt’oggi la verità di quanto è accaduto quella notte non è stata accertata.

Il caso di Igor Squeo non è ancora definitivamente chiuso perché da quasi quattro anni è in corso una battaglia legale in cui la famiglia continua a chiedere l’apertura di un processo: non solo come passaggio formale, ma come strumento fondamentale per accertare i fatti, chiarire eventuali responsabilità e ricostruire in modo trasparente ciò che è accaduto.

La loro richiesta si inserisce in un contesto più ampio. In Italia, infatti, esistono diverse vicende simili: casi giudiziari che si sono chiusi senza riuscire a garantire giustizia alle famiglie delle vittime e a una collettività che, anno dopo anno, si è stretta attorno a loro.

Il 24 maggio ne parleremo insieme a Franca Pisano, madre di Igor, Ilaria Urzini, legale della famiglia, Elena Giuliani, Comitato piazza Carlo Giuliani, Valentina Calderone, Garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, A Buon Diritto, Malinconia Fumogeno e la Panetteria Occupata.

Per l’occasione saranno presentate ed esposte le opere vincitrici della call for artists che saranno raccolte nel numero 2 della fanzine di malinconiafumogeno.

Ci vediamo il 24 maggio a Milano
Ore 16 Parco delle Rimembranze di Lambrate
Ore 18 Un fiore per Igor

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16 maggio: Milano manifestazione per la Palestina

SABATO 16 MAGGIO – 14.30
PIAZZALE XXIV MAGGIO / MILANO

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA PALESTINA – VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 29 MAGGIO

RICORDA LA NAKBA – COMBATTI IL SIONISMO

Il 15 maggio, anniversario della Nakba, non è solo una ricorrenza storica, ma il simbolo di una catastrofe che continua tuttora. Sono oltre due anni e mezzo di genocidio, massacri, fame imposta e annientamento nella Striscia di Gaza, di colonizzazione e annessione della Cisgiordania e ora la guerra genocida è stata estesa all’Iran, al Libano e all’intera regione.

Il riarmo non è più una tendenza, la guerra non è più un’ipotesi, ma una realtà che ci sta per travolgere: la campagna criminale di Netanyahu e Trump produrrà una crisi che colpirà innanzitutto i lavoratori e le classi popolari. In questo momento servono obiettivi chiari: fare la guerra alla guerra, togliere le basi all’imperialismo in Italia, imporre un embargo popolare contro “Israele”.

Per questo il 16 e il 29 maggio dobbiamo ripetere la mobilitazione del 22 settembre e del 3-4 ottobre 2025, quando milioni di lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, hanno bloccato l’Italia facendo tremare il Governo sionista guidato da Giorgia Meloni

IL SIONISMO E L’IMPERIALISMO SI FERMANO CON LA RESISTENZA!
LA RESISTENZA È SCIOPERO GENERALE!

Aderiamo e partecipiamo!

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