CONTE ROSSO 20

CONTE ROSSO 20
Nel 1978 un collettivo di studenti di Architettura e di lavoratori ha dato vita a un progetto di pratica territoriale a Lambrate,
un quartiere in profonda e radicale trasformazione che vedeva la chiusura, delocalizzazione e ridimensionamento delle grandi e
medie fabbriche, la conseguente disponibilità di grandi aree che aprivano le porte alla riconversione produttiva, a grandi piani di
“fattibilità” da parte di urbanisti e speculatori di ogni ordine e grado.

Abbiamo fatto inchiesta e occupato gli spazi vuoti, abbandonati, inutilizzati e distrutti dalla lunga mano della speculazione in
attesa della grande abbuffata degli anni successivi. Abbiamo lottato insieme agli operai delle fabbriche rimaste che si
opponevano tenacemente alla delocalizzazione.

Nel 1979 siamo entrati in Conte Rosso 20, lo spettacolo era devastante: una casa operaia di ringhiera costruita nel 1901 ancora
abitata da 4 anziani soli, circondati da alloggi devastati al proprio interno, porte murate. La proprietà allora era il Don Orione
opera di “beneficenza”. Da allora a oggi abbiamo sanato, ricostruito, reso abitabile un edificio che attualmente consiste in 17
alloggi e uno spazio sociale Panetteria Occupata che, oltre alle attività politiche e culturali, contiene un importante archivio
storico di documentazione.

Il progetto iniziale di costruire un sistema di abitare solidale diventa reale, siamo un mix abitativo di coppie alcune con bambini,
figli dei nostri figli cresciuti qui, di anziani, di persone con vari gradi di invalidità, alcune delle quali gravissime, di studenti e di lavoratori che costituiscono un sistema abitativo solidale nel quale lo scambio intergenerazionale e culturale diviene concreto e
quotidiano.

Dal 1990 la proprietà diventa di una serie di società, sempre riconducibili ad un unico amministratore: il sig. Trabattoni con il
quale gli abitanti di Conte Rosso 20 sono stati ingaggiati in una serie di scontri processuali sia penali sia civili, TUTTI CON ESITO
NON POSITIVO PER LA PROPRIETÀ.

Nel 2002 gli abitanti si costituiscono in Associazione Conte Rosso, associazione che si occupa di gestire gli spazi, in particolare
quelli comuni per garantire decoro, sicurezza e igiene, dei rapporti con il vicinato e di quanto necessita alla manutenzione
dell’edificio.

Arriviamo con un “salto” di 36 anni la FINGEST SERVIZI SRL, ultimo nome delle società amministrate dal sig. Trabattoni, richiede ed ottiene un provvedimento di sequestro preventivo di immobile contro IGNOTI.

Il provvedimento esecutivo significa che da domani potremmo essere messi sulla strada senza alcun preavviso, non possiamo opporci perché siamo "IGNOTI”

  NON SIAMO “IGNOTI” E NON SIAMO “IDIOTI” UTILI ALLA SPECULAZIONE

  CI OPPONIAMO ALLO SGOMBERO CON TUTTI GLI STRUMENTI NECESSARI

sabato 13 giugno saremo alla manifestazione “PER IL DIRITTO ALLA CASA E ALLA CITTA'” ore 16 piazza tricolore Milano

conte rosso 20

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20 giugno: Rompiamo un tabù

Sabato 20 giugno dalle ore 10:30

  • Prigionia politica storica e attuale: con uno sguardo alle lotte carcerarie
  • Presentazione appello “rompiamo un tabù”
  • Prigionieri e resistenza in Palestina: GPI (Giovani Palestinesi Italia), UDAP, Samidoun (Palestinian Prisoner Solidarity Network)
  • 41 bis, isolamento e mobilitazione per Alfredo Cospito: Cassa antirepressione delle Alpi occidentali e avvocati
  • “The SRY-Type isolation prisons and the Resistance” con compagno di Anti-Imperialist Front e IS4PP (International solidarity for political prisoners).
  • Ieri come oggi, stessa prigionia, stesse ragioni: Intervento di un compagno di Pisa
  • Memoria e resistenza: CPA Firenze

Pausa

  • Le realtà di movimento parlano delle lotte odierne: solidarietà, prospettive. Dibattito e riflessioni
  • Si.Cobas: diritto di sciopero nell’economia di guerra
  • Collettivo Antudo: prospettive di lotta e repressione del dissenso in tempi di guerra
  • Calp di Genova: la guerra comincia qui. La lotta dei portuali contro la guerra
  • Ultima generazione: mobilitazioni contro guerra e riarmo
  • Rete CCL (collettivi e comitati di Lotta): rivoluzione e resistenza: le facce della lotta contro lo Stasto imperialista delle multinazionali (sionizzato)
  • Rete liberi e libere di lottare: stato di guerra e polizia
  • Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale: Solidarietà con i rivoluzionari prigionieri
  • A seguire, altri interventi

Perù, 19 giugno 1986: in risposta alle rivolte dei prigionieri e alle lotte contro le condizioni di vita e le politiche neoliberiste di Alan Garcia, nelle carceri, si abbatté una feroce repressione che provocò l’assassinio di quasi 300 compagni. Questa giornata, che ha assunto nel corso del tempo, a livello internazionale, un valore simbolico, ricordata come il giorno del massacro di El Fronton, e Lurigancho, è dedicata ai rivoluzionari prigionieri nel mondo.

Scegliamo questa data, per valorizzarne il carattere internazionale e perché la resistenza dei prigionieri si colloca, nello scontro che oppone sfruttati e sfruttatori, oppressi ed oppressori, all’interno di un movimento complessivo rivoluzionario e di classe.

Ricordiamo la lotta dei rivoluzionari irlandesi nelle carceri di massima sicurezza contro il blocco H; la lotta dei compagni della Raf nel carcere di Stammheim e il loro assassinio che provocò, negli anni ‘70 un forte movimento di solidarietà, con importanti proteste anche nelle piazze italiane; la feroce repressione in Italia nei confronti delle mobilitazioni a fianco dei prigionieri contro i “braccetti della morte” dove erano rinchiusi i prigionieri delle formazioni guerrigliere; le rivolte nelle carceri americane nel contesto del movimento afro-americano e contro la guerra …; l’armata rossa giapponese che ha combattuto a fianco dei palestinesi per la liberazione dei prigionieri …; le lotte nelle carceri Turche contro le celle F e l’isolamento; e, la significativa esperienza dei prigionieri nelle carceri israeliane e in occidente in generale, unito al movimento di solidarietà sviluppato intorno ad esso, che ci dice che i prigionieri, la prigionia politica non può essere separata dalla resistenza: decontestualizzarla significa svuotarla e dunque servire il nemico.

Siamo di fronte ad un sistema in crisi dalle sue fondamenta, l’espansione e pervasività dei processi di guerra, la continua ricerca di soluzioni autoritarie che va producendo un inasprimento delle condizioni sociali e la liquidazione delle conquiste frutto delle lotte passate, che tende a colpire con sempre maggior forza movimenti ed attivisti politici, che mira a soffocare le lotte di resistenza e di liberazione, con l’obiettivo di impedire che le contraddizioni sociali, il malcontento, il conflitto, si diano una espressione politica organizzata. È in questo contesto che si inserisce la guerra che viene condotta alla memoria delle lotte degli anni ’70 ed è nel contesto di questa guerra che possiamo comprendere il silenziamento, annientamento dei rivoluzionari prigionieri.

Parliamo dei compagni a cui si fa riferimento nell’appello “rompiamo un tabù”, che da oltre 40 anni fanno fronte a dure condizioni di detenzione e ad una carcerazione infinita, di altri tre da oltre 20 anni sottoposti al regime di massimo isolamento 41 bis e da 4 anni un altro compagno, per parlare a tutti quei compagni/e che transitano nelle galere in regimi ad alta sicurezza, ai giovani e a tutto il movimento che oggi sta affrontando non solo una campagna fortemente repressiva a colpi di decreti e disegni di legge, ma anche un attacco ideologico, massmediatico, di strumentalizzazione ed inquinamento dei contenuti e retorica sulla legalità borghese.

Le ragioni al centro di questo attacco che colpisce da chi aiuta i migranti in mare alle lotte della logistica, al movimento ambientalista e antifascista a chi solidarizza con la lotta del popolo e della resistenza palestinese, vanno ricercate nella necessità dello Stato di pacificare, controllare ed omologare la società, impedendo preventivamente che i movimenti possano unirsi in una spinta collettiva, costruire una progettualità, una prospettiva di trasformazione rivoluzionaria e lavorando affinché siano sempre più frammentati, divisi, isolati, costretti, ogni volta, a ricominciare da zero.

Questo incontro vuole essere un contributo, per trovare forme e continuità a questa riflessione per collegarla concretamente alle lotte sociali e ai suoi movimenti, per sostenerne il carattere internazionale e antimperialista.

Un contributo anche per ribaltare lo sguardo di diffidenza, paura, isolamento e sconfitta che soffoca le lotte ed impedisce di fare i conti con una storia che ci appartiene in tutte le sue espressioni: questi prigionieri, così come i prigionieri dei movimenti odierni, espressione di esperienze importanti e anche coraggiose, devono far parte della nostra lotta, devono essere difesi e sostenuti.

Nessuno si salva da solo, Insieme possiamo tutto.

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20 giugno: interventi dibattito e riflessioni sui rivoluzionari prigionieri

SABATO 20 GIUGNO alla Panetteria Occupata Via Conte Rosso 20 Milano

in occasione del 19 giugno Giornata Internazionale del Rivoluzionario Prigioniero una giornata di interventi, dibattito e riflessioni.
Uno sguardo internazionale sui rivoluzionari prigionieri.
ROMPIAMO UN TABU’
Esperienze di lotta, solidarietà, prospettive.
(seguirà il programma della giornata)

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29 maggio: sciopero generale

🔴 BLOCCATO DI NUOVO IL NODO LOGISTICO DI MILANO-PIOLTELLO 🔴
In occasione dello sciopero generale del 29 maggio, lavoratori, lavoratrici e realtà solidali hanno bloccato l’hub logistico di Pioltello contro guerra, sfruttamento e complicità nel genocidio in Palestina.
Per il quarto appuntamento consecutivo, la mobilitazione colpisce una rete logistica considerata infrastruttura attiva dei traffici militari e del riarmo: camion fermi, cancelli bloccati, produzione rallentata. Una risposta concreta alle politiche di guerra, repressione e attacco ai diritti dei lavoratori.
Dalla logistica ai porti, dalle fabbriche agli aeroporti: continuiamo a costruire un embargo popolare dal basso, trasformando la solidarietà con la Palestina in lotta reale contro chi finanzia e sostiene guerra e occupazione.
COSTRUIAMO INSIEME L’EMBARGO POPOLARE
DALL’ITALIA ALLA PALESTINA, RESISTENZA FINO ALLA LIBERAZIONE
https://www.instagram.com/p/DY6nKHdCigR/?img_index=1

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24 maggio: Verità per Igor Squeo. VOGLIAMO SAPERE CHI È STATO

Verità per Igor Squeo. VOGLIAMO SAPERE CHI È STATO

Domenica 24 maggio a Milano, a partire dalle ore 16:00, ricordiamo Igor Squeo, morto a 33 anni, nel 2022, dopo un intervento delle forze di polizia e del personale sanitario mentre era a casa sua. Tutt’oggi la verità di quanto è accaduto quella notte non è stata accertata.

Il caso di Igor Squeo non è ancora definitivamente chiuso perché da quasi quattro anni è in corso una battaglia legale in cui la famiglia continua a chiedere l’apertura di un processo: non solo come passaggio formale, ma come strumento fondamentale per accertare i fatti, chiarire eventuali responsabilità e ricostruire in modo trasparente ciò che è accaduto.

La loro richiesta si inserisce in un contesto più ampio. In Italia, infatti, esistono diverse vicende simili: casi giudiziari che si sono chiusi senza riuscire a garantire giustizia alle famiglie delle vittime e a una collettività che, anno dopo anno, si è stretta attorno a loro.

Il 24 maggio ne parleremo insieme a Franca Pisano, madre di Igor, Ilaria Urzini, legale della famiglia, Elena Giuliani, Comitato piazza Carlo Giuliani, Valentina Calderone, Garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, A Buon Diritto, Malinconia Fumogeno e la Panetteria Occupata.

Per l’occasione saranno presentate ed esposte le opere vincitrici della call for artists che saranno raccolte nel numero 2 della fanzine di malinconiafumogeno.

Ci vediamo il 24 maggio a Milano
Ore 16 Parco delle Rimembranze di Lambrate
Ore 18 Un fiore per Igor

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16 maggio: Milano manifestazione per la Palestina

SABATO 16 MAGGIO – 14.30
PIAZZALE XXIV MAGGIO / MILANO

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA PALESTINA – VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 29 MAGGIO

RICORDA LA NAKBA – COMBATTI IL SIONISMO

Il 15 maggio, anniversario della Nakba, non è solo una ricorrenza storica, ma il simbolo di una catastrofe che continua tuttora. Sono oltre due anni e mezzo di genocidio, massacri, fame imposta e annientamento nella Striscia di Gaza, di colonizzazione e annessione della Cisgiordania e ora la guerra genocida è stata estesa all’Iran, al Libano e all’intera regione.

Il riarmo non è più una tendenza, la guerra non è più un’ipotesi, ma una realtà che ci sta per travolgere: la campagna criminale di Netanyahu e Trump produrrà una crisi che colpirà innanzitutto i lavoratori e le classi popolari. In questo momento servono obiettivi chiari: fare la guerra alla guerra, togliere le basi all’imperialismo in Italia, imporre un embargo popolare contro “Israele”.

Per questo il 16 e il 29 maggio dobbiamo ripetere la mobilitazione del 22 settembre e del 3-4 ottobre 2025, quando milioni di lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, hanno bloccato l’Italia facendo tremare il Governo sionista guidato da Giorgia Meloni

IL SIONISMO E L’IMPERIALISMO SI FERMANO CON LA RESISTENZA!
LA RESISTENZA È SCIOPERO GENERALE!

Aderiamo e partecipiamo!

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Introduzione a iniziativa “la nostra onda non si arresta”

Salutiamo con felicità la liberazione di Saif e Thiago dalle prigioni sioniste. Liberazione ottenuta anche grazie alla diffusa mobilitazione che in tutto il mondo ha richiesto la loro liberazione e fatto conoscere i continui crimini e violenze perpretate dall’entità sionista. Non dimentichiamo le migliai di prigionieri palestinesi, bambine donne e uomini, che subiscono quotidianamente la tortura, l’isolamento e la morte nelle galere dell’occupante sionista. Anche per loro continuiamo a lottare. Continuiamo a lottare per la liberazione dei i prigionieri palestinesi Anan Yaeesh, Ahmad Salem, Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Riyad Al Bustanji e Yaser Elasaly rinchiusi nelle carceri della democratica italia e di tutti i prigionieri rivoluzionari.

Riportiamo l’intervento introduttivo all’iniziativa del 8 maggio alla Panetteria Occupata “La nostra onda non si arresta”:

La Global Sumud Flotilla che ha riunito persone provenienti da oltre 40 paesi, è diventata un simbolo di solidarietà internazionale nei confronti della popolazione Palestinese sia di Gaza che della Palestina tutta, per l’obiettivo che si pone di un gesto concreto per rompere il blocco navale imposto dall’entità sionista, ma ha anche aiutato a riportare l’attenzione su quanto sta accadendo dopo la firma del cosiddetto accordo di “pace”.

Accordo, in realtà, carta straccia che permette a Israele di continuare, intensificare ed estendere il genocidio e la sua presenza in medio oriente, agli Usa di attaccare l’Iran e ai governi imperialisti europei e USA di accettare come “normale” il comportamento di Israele nei confronti degli equipaggi di navi civili, di considerare un tentativo di immigrazione clandestina la loro presenza in mare, di giustificare qualsiasi nefandezza sionista come se non bastassero questi 30 mesi di genocidio.

Non c’è da stupirsi perché la storia, per chi vuole ricordare e capire, insegna: il 14 maggio del 1948 venne sancita la spartizione della Palestina ed il giorno seguente iniziò il massacro della popolazione palestinese da parte dei coloni, con il via libera delle truppe inglesi presenti ed il loro concreto apporto.

I sionisti il terrorismo l’hanno sempre praticato, è insito nella loro logica di dominio come dimostra il progetto della “grande Israele” che si sta sviluppando sotto i nostri occhi con gli attacchi all’Iran, al Libano, i bombardamenti sulla Siria, l’attacco concordato e per mano USA all’Iran, il continuo sviluppo delle colonie in Cisgiordania, con il potenziamento della “hasbara” per recuperare l’immagine perduta e di conseguenza la sua sopravvivenza strategica.

Al grido di “blocchiamo tutto, a seguito del blocco della spedizione della Sumud flottillia del settembre 2025, un movimento eterogeneo militante e non, aveva risposto in modo forte e generalizzato, riversandosi nelle piazze e sulle strade, bloccando la logistica: stazioni, porti (importanti ingranaggi per l’approvvigionamento di Israele di armi, strumentazione militare, di controllo… ), con picchetti davanti alle fabbriche di morte, denunciando l’ ipocrisia generale dei governi occidentali (a partire dal nostro di governo) e delle cosiddette “democrazie”, la loro attiva complicità con l’entità sionista, il genocidio in atto, e il tentativo di colonizzare l’intera area del golfo.

Una risposta in cui non si può non cogliere una presa di coscienza maggiore e di solidarietà alla causa palestinese, maturata in ampi strati della popolazione, che ha dato origine ad un fenomeno di attivismo soprattutto nelle periferie e nei capoluoghi, e che ha portato ad una presa di posizione massificata, contro la presenza delle bandiere israeliane Usa, ucraine e iraniane dello scià, nello spezzone della brigata ebraica, fino alla sua cacciata dal corteo del 25 aprile a Milano.

Un lavoro di controinformazione, sensibilizzazione, iniziative territoriali e una presenza costante ogni sabato nelle piazze che ha cercato di mettere in relazione quanto il progetto sionista coloniale, razzista e i suoi strumenti repressivi, barbari e disumani, siano l’altra faccia della medaglia delle politiche economiche capitaliste occidentali portate avanti attraverso un’economia di guerra e una forte repressione (i vari pacchetti sicurezza) nei confronti delle lotte e di ogni pensiero critico (decreto Romeo)…. Ne parleremo durante il collegamento con il compagno di roma)

L’Italia è parte dell’industria globale della guerra, con le basi Nato, con la produzione di armi e strumenti offensivi, con più di 400 spedizioni di materiale militare all’entità sionista nonostante le dichiarazioni del governo Meloni… Stellantis e Leonardo per risolvere la crisi dell’industria automobilistica italiana nel comparto di Torino pensano di dare impulso all’aerospazio ed al militare; scuole ed università sono sempre più compartecipi, ideologicamente e economicamente agli interessi sionisti, con la presenza dei militare nei corsi, con accordi di ricerca; così come le istituzioni (si veda il Comune di Milano con il suo sindaco Sala) non interrompono i rapporti e il gemellaggio con Tel Aviv nonostante le numerose pressioni da parte dei movimenti…in una situazione economica e sociale in cui l’inflazione continua a crescere, i salari rimangono sempre più bassi e la spesa sanitaria italiana in rapporto al PIL scende costantemente, così come quel poco rimasto del welfare. Quello che è e sta accadendo oggi ai partecipanti alla sumud flotillia, è lo stesso esercizio di potere che Israele esercita nei confronti dei palestinesi, fregandosene, perché coperto dai governi occidentali, ad eccezione di qualcuno, dello stesso diritto internazionale borghese, in terra come in mare e il silenzio del nostro governo (per rimanere qui da noi), è una scelta dettata dalla complicità e condivisione, dalla necessità di trovare spazi per uscire da questa crisi strutturale che sta vivendo il capitalismo. La guerra non la sta facendo solo Israele contro il popolo paletsinese in primis, o gli Usa contro l’Iran, il venezuela, Cuba…, ma avviene anche qui da noi, contro le classi subalterne e più povere, contro gli immigrati… è una guerra interna fatta di aumento dello sfruttamento, precarietà, aumento della povertà, del disagio, di bassissimi salari, di mancanza di case, di un’economia antipopolare, di oppressione e repressione per pacificare la società e impedire ogni possibilità di cambiamento contro questa società.

Per questo continueremo ad essere a fianco di Thiago Avila e Saif Abu Keshek deportati in Israele per la loro liberazione immediata, per la liberazione di tutti i prigionieri Palestinesi e i compagni colpiti dalla repressione per aver, in vario modo, solidarizzato con la causa palestinese e contro lo stato di guerra del nostro governo, così come continueremo a lottare per una Palestina libera dal fiume fino al mare, contro le politiche economiche e di guerra del governo e cercheremo di mettere sempre più granelli di sabbia per inceppare il meccanismo che le fa funzionare.

Con questo spirito, seguiremo e sosterremo le iniziative della Flotilla e parteciperemo alle giornate di lotta del 16 per la nakba e allo sciopero generale del 29 maggio per ribadire la fine del progetto coloniale sionista e contrapporci alle politiche in atto del nostro governo.

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8 maggio: la nostra onda non si arresta

La nostra onda non si arresta

Insieme per Gaza

Venerdì 8 maggio ore 21

Proiezione documentario Flotilla “Dalla terra al mare”

con Global Sumud Lombardia e Coord. Solidarietà col Popolo Palestinese di Roma

a fianco di Saif e Thiago: liberi subito!

Libertà per tutti i prigionieri palestinesi ed antimperialisti!

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30 aprile 1 maggio: due giornate di lotta e mobilitazione

due giornate di lotta e mobilitazione

30 aprile contro lo sfruttamento e l’economia di guerra

1 maggio di lotta proletario ed internazionalista

ore 14 Milano rotonda Via Padova angolo Via Giacosa

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Milano per la Palestina: “25 aprile 2026: finalmente una data da ricordare”

25 aprile 2026

FINALMENTE UNA DATA DA RICORDARE.

Sono quasi le due quando in C.so Venezia, tra via Boschetti e via Senato, un gruppo di compagni e compagne stende uno striscione con foto di bambini uccisi a Gaza preparato opportunamente dagli esponenti dei Carc e utilizzato per dare il via all’opposizione all’entrata in corteo della Brigata ebraica insieme ai suoi improbabili sodali. Iraniani, amici del figlio del non compianto Scià che tanta libertà e attenzione per le classi povere aveva portato a quel paese, Ucraini, eredi di quel Bandera famigerato persecutore degli ebrei, qualche sostenitore Usa delirante come il loro presidente e sparuti venezuelani tra quelli svenduti ai nordamericani. Quando il corteo con gli stendardi parte, la polizia costringe il gruppo a retrocedere spezzando lo striscione e lasciandolo a terra calpestato dai loro scarponi. Ovviamente la raffigurazione delle vite dei piccoli portate via dai sionisti non ha suscitato in loro la benché minima attenzione etica. Il gruppo resterà chiuso per due ore senza smettere mai di urlare al megafono interventi e slogan contro i sionisti e contro i loro complici. In direzione delle prime file del corteo, delle sezioni dell’Anpi, vengono rivolte accuse di sfilare con i colpevoli del genocidio in corso e delle azioni di guerra contro Iran e Libano e così facendo rendendosene complici. Mai è stata pronunciata la frase (che parla di saponette) che da subito gli organi di stampa ripeteranno all’infinito con la solita pedissequa aderenza alla propaganda sionista che la caratterizza da sempre e in particolare dal post 7 ottobre 2023. Il tentativo insistente di invalidare l’effetto delle critiche antisioniste spacciandole per antisemite è ricorrente e ora anche in via di essere sostenuto per legge. Sin da subito davanti al blocco in cui sono costretti i compagni e le compagne inizia una forte contestazione da parte di partecipanti, non connotati da appartenenza a gruppi politici, allo spezzone della Brigata che non riesce quindi a procedere sebbene protetto dal servizio d’ordine dei patetici City Angels e, ovviamente, dalle forze dell’ordine. L’atmosfera diventa carica di un significato stupendo, la reazione alla pre potenza genocidiaria sionista e dei loro alleati è finalmente incontenibile e spontanea. Quel che viene detto e indirizzato loro si riferisce alla terribile realtà dei fatti. Non si uccide così spietatamente una popolazione fatta di uomini, donne, anziani e tanti troppi bambini, non si invadono paesi vicini per estendere il proprio dominio, non si colpiscono ripetutamente scuole, ospedali, personale sanitario, giornalisti dei luoghi attaccati, non si fanno video sprezzanti per offendere e infierire volgarmente su chi cade sotto i colpi dell’esercito di occupazione della Palestina, non si attacca vigliaccamente chi cerca cibo o chi supera una linea gialla inventata al momento, non si supportano gli squallidi coloni feroci e impuniti che infieriscono senza tregua su villaggi, persone, animali in Cisgiordania, non si attua uno sterminio di massa per predare una terra a chi la abita, non si compiono tutte quelle nefandezze evidenti a chiunque assista all’opera criminale dei sionisti almeno da 78 anni, senza finire sotto la scure della reazione delle masse finalmente risvegliate.
Un altro momento toccante avviene al passaggio di giovani che innalzano cartelli neri sui quali in bianco è riportato il nome dei Lager. Cercano di passare lontani dalla Brigata ebraica, ma vengono impediti dalla polizia e, mentre passano a fianco dei fermati, gli si propone di aggiungere agli altri un cartello con su scritto “Gaza”.
Gli spezzoni di altri compagni arrivano a premere da dietro il blocco che dura da due ore, intanto contingenti di forze dell’ordine tentano di contenere e separare in modo piuttosto confuso. Lo spezzone dei Palestinesi resta ancora indietro mentre qualcuno arriva in piccoli gruppi.
Nel frattempo, e improvvisamente, la polizia si ritrae e lascia aperto al confronto con i componenti dello spezzone della Brigata ebraica il gruppo fermato all’inizio dell’operazione di contenimento. Scelta di per sé piuttosto incomprensibile. Comunque si prosegue con attacchi verbali e accuse fino a che un altro contingente di polizia scorta fuori dal corteo i sionisti e i loro sodali. Non era rimasto loro, ai sionisti e alle forze dell’ordine, altro da fare data la forza e l’incontenibilità della contestazione ormai di massa. È un momento, un evento storico, i sionisti sono costretti ad andarsene dal corteo del 25 aprile. “Fuori i sionisti dal Corteo”, “Via i sionisti dal 25 aprile” non sono più solo slogan, oggi sono diventati realtà e per merito di un sollevamento spontaneo della piazza milanese.

Viva la Resistenza Palestinese e oggi possiamo urlare anche Viva la resistenza qui, ora, adesso.

 Milano per la Palestina

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