24 maggio: Verità per Igor Squeo. VOGLIAMO SAPERE CHI È STATO

Verità per Igor Squeo. VOGLIAMO SAPERE CHI È STATO

Domenica 24 maggio a Milano, a partire dalle ore 16:00, ricordiamo Igor Squeo, morto a 33 anni, nel 2022, dopo un intervento delle forze di polizia e del personale sanitario mentre era a casa sua. Tutt’oggi la verità di quanto è accaduto quella notte non è stata accertata.

Il caso di Igor Squeo non è ancora definitivamente chiuso perché da quasi quattro anni è in corso una battaglia legale in cui la famiglia continua a chiedere l’apertura di un processo: non solo come passaggio formale, ma come strumento fondamentale per accertare i fatti, chiarire eventuali responsabilità e ricostruire in modo trasparente ciò che è accaduto.

La loro richiesta si inserisce in un contesto più ampio. In Italia, infatti, esistono diverse vicende simili: casi giudiziari che si sono chiusi senza riuscire a garantire giustizia alle famiglie delle vittime e a una collettività che, anno dopo anno, si è stretta attorno a loro.

Il 24 maggio ne parleremo insieme a Franca Pisano, madre di Igor, Ilaria Urzini, legale della famiglia, Elena Giuliani, Comitato piazza Carlo Giuliani, Valentina Calderone, Garante delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, A Buon Diritto, Malinconia Fumogeno e la Panetteria Occupata.

Per l’occasione saranno presentate ed esposte le opere vincitrici della call for artists che saranno raccolte nel numero 2 della fanzine di malinconiafumogeno.

Ci vediamo il 24 maggio a Milano
Ore 16 Parco delle Rimembranze di Lambrate
Ore 18 Un fiore per Igor

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16 maggio: Milano manifestazione per la Palestina

SABATO 16 MAGGIO – 14.30
PIAZZALE XXIV MAGGIO / MILANO

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER LA PALESTINA – VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 29 MAGGIO

RICORDA LA NAKBA – COMBATTI IL SIONISMO

Il 15 maggio, anniversario della Nakba, non è solo una ricorrenza storica, ma il simbolo di una catastrofe che continua tuttora. Sono oltre due anni e mezzo di genocidio, massacri, fame imposta e annientamento nella Striscia di Gaza, di colonizzazione e annessione della Cisgiordania e ora la guerra genocida è stata estesa all’Iran, al Libano e all’intera regione.

Il riarmo non è più una tendenza, la guerra non è più un’ipotesi, ma una realtà che ci sta per travolgere: la campagna criminale di Netanyahu e Trump produrrà una crisi che colpirà innanzitutto i lavoratori e le classi popolari. In questo momento servono obiettivi chiari: fare la guerra alla guerra, togliere le basi all’imperialismo in Italia, imporre un embargo popolare contro “Israele”.

Per questo il 16 e il 29 maggio dobbiamo ripetere la mobilitazione del 22 settembre e del 3-4 ottobre 2025, quando milioni di lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, hanno bloccato l’Italia facendo tremare il Governo sionista guidato da Giorgia Meloni

IL SIONISMO E L’IMPERIALISMO SI FERMANO CON LA RESISTENZA!
LA RESISTENZA È SCIOPERO GENERALE!

Aderiamo e partecipiamo!

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Introduzione a iniziativa “la nostra onda non si arresta”

Salutiamo con felicità la liberazione di Saif e Thiago dalle prigioni sioniste. Liberazione ottenuta anche grazie alla diffusa mobilitazione che in tutto il mondo ha richiesto la loro liberazione e fatto conoscere i continui crimini e violenze perpretate dall’entità sionista. Non dimentichiamo le migliai di prigionieri palestinesi, bambine donne e uomini, che subiscono quotidianamente la tortura, l’isolamento e la morte nelle galere dell’occupante sionista. Anche per loro continuiamo a lottare. Continuiamo a lottare per la liberazione dei i prigionieri palestinesi Anan Yaeesh, Ahmad Salem, Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Riyad Al Bustanji e Yaser Elasaly rinchiusi nelle carceri della democratica italia e di tutti i prigionieri rivoluzionari.

Riportiamo l’intervento introduttivo all’iniziativa del 8 maggio alla Panetteria Occupata “La nostra onda non si arresta”:

La Global Sumud Flotilla che ha riunito persone provenienti da oltre 40 paesi, è diventata un simbolo di solidarietà internazionale nei confronti della popolazione Palestinese sia di Gaza che della Palestina tutta, per l’obiettivo che si pone di un gesto concreto per rompere il blocco navale imposto dall’entità sionista, ma ha anche aiutato a riportare l’attenzione su quanto sta accadendo dopo la firma del cosiddetto accordo di “pace”.

Accordo, in realtà, carta straccia che permette a Israele di continuare, intensificare ed estendere il genocidio e la sua presenza in medio oriente, agli Usa di attaccare l’Iran e ai governi imperialisti europei e USA di accettare come “normale” il comportamento di Israele nei confronti degli equipaggi di navi civili, di considerare un tentativo di immigrazione clandestina la loro presenza in mare, di giustificare qualsiasi nefandezza sionista come se non bastassero questi 30 mesi di genocidio.

Non c’è da stupirsi perché la storia, per chi vuole ricordare e capire, insegna: il 14 maggio del 1948 venne sancita la spartizione della Palestina ed il giorno seguente iniziò il massacro della popolazione palestinese da parte dei coloni, con il via libera delle truppe inglesi presenti ed il loro concreto apporto.

I sionisti il terrorismo l’hanno sempre praticato, è insito nella loro logica di dominio come dimostra il progetto della “grande Israele” che si sta sviluppando sotto i nostri occhi con gli attacchi all’Iran, al Libano, i bombardamenti sulla Siria, l’attacco concordato e per mano USA all’Iran, il continuo sviluppo delle colonie in Cisgiordania, con il potenziamento della “hasbara” per recuperare l’immagine perduta e di conseguenza la sua sopravvivenza strategica.

Al grido di “blocchiamo tutto, a seguito del blocco della spedizione della Sumud flottillia del settembre 2025, un movimento eterogeneo militante e non, aveva risposto in modo forte e generalizzato, riversandosi nelle piazze e sulle strade, bloccando la logistica: stazioni, porti (importanti ingranaggi per l’approvvigionamento di Israele di armi, strumentazione militare, di controllo… ), con picchetti davanti alle fabbriche di morte, denunciando l’ ipocrisia generale dei governi occidentali (a partire dal nostro di governo) e delle cosiddette “democrazie”, la loro attiva complicità con l’entità sionista, il genocidio in atto, e il tentativo di colonizzare l’intera area del golfo.

Una risposta in cui non si può non cogliere una presa di coscienza maggiore e di solidarietà alla causa palestinese, maturata in ampi strati della popolazione, che ha dato origine ad un fenomeno di attivismo soprattutto nelle periferie e nei capoluoghi, e che ha portato ad una presa di posizione massificata, contro la presenza delle bandiere israeliane Usa, ucraine e iraniane dello scià, nello spezzone della brigata ebraica, fino alla sua cacciata dal corteo del 25 aprile a Milano.

Un lavoro di controinformazione, sensibilizzazione, iniziative territoriali e una presenza costante ogni sabato nelle piazze che ha cercato di mettere in relazione quanto il progetto sionista coloniale, razzista e i suoi strumenti repressivi, barbari e disumani, siano l’altra faccia della medaglia delle politiche economiche capitaliste occidentali portate avanti attraverso un’economia di guerra e una forte repressione (i vari pacchetti sicurezza) nei confronti delle lotte e di ogni pensiero critico (decreto Romeo)…. Ne parleremo durante il collegamento con il compagno di roma)

L’Italia è parte dell’industria globale della guerra, con le basi Nato, con la produzione di armi e strumenti offensivi, con più di 400 spedizioni di materiale militare all’entità sionista nonostante le dichiarazioni del governo Meloni… Stellantis e Leonardo per risolvere la crisi dell’industria automobilistica italiana nel comparto di Torino pensano di dare impulso all’aerospazio ed al militare; scuole ed università sono sempre più compartecipi, ideologicamente e economicamente agli interessi sionisti, con la presenza dei militare nei corsi, con accordi di ricerca; così come le istituzioni (si veda il Comune di Milano con il suo sindaco Sala) non interrompono i rapporti e il gemellaggio con Tel Aviv nonostante le numerose pressioni da parte dei movimenti…in una situazione economica e sociale in cui l’inflazione continua a crescere, i salari rimangono sempre più bassi e la spesa sanitaria italiana in rapporto al PIL scende costantemente, così come quel poco rimasto del welfare. Quello che è e sta accadendo oggi ai partecipanti alla sumud flotillia, è lo stesso esercizio di potere che Israele esercita nei confronti dei palestinesi, fregandosene, perché coperto dai governi occidentali, ad eccezione di qualcuno, dello stesso diritto internazionale borghese, in terra come in mare e il silenzio del nostro governo (per rimanere qui da noi), è una scelta dettata dalla complicità e condivisione, dalla necessità di trovare spazi per uscire da questa crisi strutturale che sta vivendo il capitalismo. La guerra non la sta facendo solo Israele contro il popolo paletsinese in primis, o gli Usa contro l’Iran, il venezuela, Cuba…, ma avviene anche qui da noi, contro le classi subalterne e più povere, contro gli immigrati… è una guerra interna fatta di aumento dello sfruttamento, precarietà, aumento della povertà, del disagio, di bassissimi salari, di mancanza di case, di un’economia antipopolare, di oppressione e repressione per pacificare la società e impedire ogni possibilità di cambiamento contro questa società.

Per questo continueremo ad essere a fianco di Thiago Avila e Saif Abu Keshek deportati in Israele per la loro liberazione immediata, per la liberazione di tutti i prigionieri Palestinesi e i compagni colpiti dalla repressione per aver, in vario modo, solidarizzato con la causa palestinese e contro lo stato di guerra del nostro governo, così come continueremo a lottare per una Palestina libera dal fiume fino al mare, contro le politiche economiche e di guerra del governo e cercheremo di mettere sempre più granelli di sabbia per inceppare il meccanismo che le fa funzionare.

Con questo spirito, seguiremo e sosterremo le iniziative della Flotilla e parteciperemo alle giornate di lotta del 16 per la nakba e allo sciopero generale del 29 maggio per ribadire la fine del progetto coloniale sionista e contrapporci alle politiche in atto del nostro governo.

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8 maggio: la nostra onda non si arresta

La nostra onda non si arresta

Insieme per Gaza

Venerdì 8 maggio ore 21

Proiezione documentario Flotilla “Dalla terra al mare”

con Global Sumud Lombardia e Coord. Solidarietà col Popolo Palestinese di Roma

a fianco di Saif e Thiago: liberi subito!

Libertà per tutti i prigionieri palestinesi ed antimperialisti!

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30 aprile 1 maggio: due giornate di lotta e mobilitazione

due giornate di lotta e mobilitazione

30 aprile contro lo sfruttamento e l’economia di guerra

1 maggio di lotta proletario ed internazionalista

ore 14 Milano rotonda Via Padova angolo Via Giacosa

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Milano per la Palestina: “25 aprile 2026: finalmente una data da ricordare”

25 aprile 2026

FINALMENTE UNA DATA DA RICORDARE.

Sono quasi le due quando in C.so Venezia, tra via Boschetti e via Senato, un gruppo di compagni e compagne stende uno striscione con foto di bambini uccisi a Gaza preparato opportunamente dagli esponenti dei Carc e utilizzato per dare il via all’opposizione all’entrata in corteo della Brigata ebraica insieme ai suoi improbabili sodali. Iraniani, amici del figlio del non compianto Scià che tanta libertà e attenzione per le classi povere aveva portato a quel paese, Ucraini, eredi di quel Bandera famigerato persecutore degli ebrei, qualche sostenitore Usa delirante come il loro presidente e sparuti venezuelani tra quelli svenduti ai nordamericani. Quando il corteo con gli stendardi parte, la polizia costringe il gruppo a retrocedere spezzando lo striscione e lasciandolo a terra calpestato dai loro scarponi. Ovviamente la raffigurazione delle vite dei piccoli portate via dai sionisti non ha suscitato in loro la benché minima attenzione etica. Il gruppo resterà chiuso per due ore senza smettere mai di urlare al megafono interventi e slogan contro i sionisti e contro i loro complici. In direzione delle prime file del corteo, delle sezioni dell’Anpi, vengono rivolte accuse di sfilare con i colpevoli del genocidio in corso e delle azioni di guerra contro Iran e Libano e così facendo rendendosene complici. Mai è stata pronunciata la frase (che parla di saponette) che da subito gli organi di stampa ripeteranno all’infinito con la solita pedissequa aderenza alla propaganda sionista che la caratterizza da sempre e in particolare dal post 7 ottobre 2023. Il tentativo insistente di invalidare l’effetto delle critiche antisioniste spacciandole per antisemite è ricorrente e ora anche in via di essere sostenuto per legge. Sin da subito davanti al blocco in cui sono costretti i compagni e le compagne inizia una forte contestazione da parte di partecipanti, non connotati da appartenenza a gruppi politici, allo spezzone della Brigata che non riesce quindi a procedere sebbene protetto dal servizio d’ordine dei patetici City Angels e, ovviamente, dalle forze dell’ordine. L’atmosfera diventa carica di un significato stupendo, la reazione alla pre potenza genocidiaria sionista e dei loro alleati è finalmente incontenibile e spontanea. Quel che viene detto e indirizzato loro si riferisce alla terribile realtà dei fatti. Non si uccide così spietatamente una popolazione fatta di uomini, donne, anziani e tanti troppi bambini, non si invadono paesi vicini per estendere il proprio dominio, non si colpiscono ripetutamente scuole, ospedali, personale sanitario, giornalisti dei luoghi attaccati, non si fanno video sprezzanti per offendere e infierire volgarmente su chi cade sotto i colpi dell’esercito di occupazione della Palestina, non si attacca vigliaccamente chi cerca cibo o chi supera una linea gialla inventata al momento, non si supportano gli squallidi coloni feroci e impuniti che infieriscono senza tregua su villaggi, persone, animali in Cisgiordania, non si attua uno sterminio di massa per predare una terra a chi la abita, non si compiono tutte quelle nefandezze evidenti a chiunque assista all’opera criminale dei sionisti almeno da 78 anni, senza finire sotto la scure della reazione delle masse finalmente risvegliate.
Un altro momento toccante avviene al passaggio di giovani che innalzano cartelli neri sui quali in bianco è riportato il nome dei Lager. Cercano di passare lontani dalla Brigata ebraica, ma vengono impediti dalla polizia e, mentre passano a fianco dei fermati, gli si propone di aggiungere agli altri un cartello con su scritto “Gaza”.
Gli spezzoni di altri compagni arrivano a premere da dietro il blocco che dura da due ore, intanto contingenti di forze dell’ordine tentano di contenere e separare in modo piuttosto confuso. Lo spezzone dei Palestinesi resta ancora indietro mentre qualcuno arriva in piccoli gruppi.
Nel frattempo, e improvvisamente, la polizia si ritrae e lascia aperto al confronto con i componenti dello spezzone della Brigata ebraica il gruppo fermato all’inizio dell’operazione di contenimento. Scelta di per sé piuttosto incomprensibile. Comunque si prosegue con attacchi verbali e accuse fino a che un altro contingente di polizia scorta fuori dal corteo i sionisti e i loro sodali. Non era rimasto loro, ai sionisti e alle forze dell’ordine, altro da fare data la forza e l’incontenibilità della contestazione ormai di massa. È un momento, un evento storico, i sionisti sono costretti ad andarsene dal corteo del 25 aprile. “Fuori i sionisti dal Corteo”, “Via i sionisti dal 25 aprile” non sono più solo slogan, oggi sono diventati realtà e per merito di un sollevamento spontaneo della piazza milanese.

Viva la Resistenza Palestinese e oggi possiamo urlare anche Viva la resistenza qui, ora, adesso.

 Milano per la Palestina

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25 aprile a Milano

MILANO LO SA DA CHE PARTE STARE PALESTINA LIBERA DAL FIUMI FINO AL MARE

Una grande risposta popolare ha impedito che ancora una volta sfilassero nel corteo di Milano, che ricorda l’insurrezione e la liberazione dal nazi-fascismo, i sostenitori dell’entità sionista responsabile del genocidio, della pulizia etnica e dell’occupazione della Palestina. La Milano che in tutti questi anni ha sostenuto la Resistenza del popolo Palestinese, si è mobilitata contro le guerre imperialiste e la corsa al riamo, contro le responsabilità del Governo Italiano e di quello della città di Milano, ha creato le condizione per la cacciata dal corteo dei sionisti. Difesi solo dai celerini, dalla Questura e dai City Angels dietro lo striscione della Brigata Ebraica, struttura creata ad arte per darsi una legittimizzazione inesistente e provocatoria per poter partecipare alle celebrazioni della Resistenza, insieme a chi sostiene l’aggressione contro lo Stato e la popolazione Iraniana, Libica, Venezuelana da tutto il corteo sono stati allontanati.

E’ stata una giornata significativa ed importante di buon auspicio per le prossime mobilitazioni che ci attendono nel mese di maggio, consapevoli che la lotta per la liberazione sarà lunga e difficoltosa. La scelta di cacciare i sionisti è una vittoria! Costruiamo la Resistenza!

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Solidarietà ai compagni del CARC

La nostra solidarietà ai compagni dei CARC per il pesante attacco repressivo subito da parte delle procura di Napoli, su ipotesi di reato per apologia di terrorismo e associazione con finalità eversive e terroristiche.

È dalla ripersa di un movimento di lotta solidale con il popolo palestinese e la sua resistenza, contro la guerra scatenata in Medio Oriente con l’attacco Usa-Israele all’Iran, in Libano (progetto della grande Israele), contro gli Houthi in Yemen, che lo Stato italiano, per mano dei suoi apparati repressivi, a suon di decreti, sta conducendo una vera e propria guerra verso chiunque si mobiliti, lotti, solidarizzi ed

esprima una critica allo stato di guerra, alle politiche economiche di miseria e sfruttamento che vengono imposte, all’ideologia sionista genocidaria, razzista e coloniale di Israele.

Alle contraddizioni sociali generate dalla crisi strutturale in cui versa globalmente questo sistema, che genera condizioni di vita sempre peggiori, povertà crescente, disuguaglianza sociale, devastazione ambientale, emarginazione e razzismo, l’unica risposta messa in atto dallo Stato è reprimere in forma sempre più forte e massificata il dissenso e la critica sperando così di pacificare e controllare la società e con essa le contraddizioni esistenti.

Non c’è settore o categoria sociale che in questi ultimi anni non abbia subito conseguenze repressive: dai lavoratori della logistica agli studenti, dalle strutture territoriali alle associazioni, dagli immigrati a singoli/e individualità… Carcere, fogli di via, misure cautelari, multe altissime, gaspo … fioccano quotidianamente e in modo sempre più consistente, allo scopo di demoralizzare, impaurire, dividere e svuotare le lotte.

Solidarizzare e essere a fianco di chi sta subendo oggi questi attacchi, vuol dire non permettere che le ragioni all’origine delle lotte vengano silenziate, vuol dire non accettare di essere divisi, vuol dire riconoscersi, al di là delle differenze, in un’unica classe che lotta per una società libera dalle brutture del capitalismo.

Tutta la nostra solidarietà ai compagni dei carc, ai palestinesi e compagni in carcere, ai giovani, gli operai, i lavoratori della logistica, gli studenti, gli immigrati, colpiti perché lottano!

 Panetteria Occupata – Milano 22/04/2026

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25 aprile di Resistenza

25 APRILE DI RESISTENZA

Lavoro precario e sottopagato, carovita, razzismo, repressione…..

NO AL RIARMO NO ALL’ECONOMIA DI GUERRA

LA LIBERAZIONE E’ ANCORA DA FARE

Italia Palestina Libano Iran Burkina Faso Cuba ………

UN FRONTE DI LOTTA COMUNE CON I POPOLI E LE RESISTENZE CHE COMBATTONO

25 APRILE ore 10 da Piazza Costantino (sede Anpi Crescenzago) corteo da Via Padova al monumento martiri partigiani di Piazzale Loreto

Nel pomeriggio al corteo COSTRUIAMO LA RESISTENZA via i sionisti via la Nato

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lettera per il 25 aprile 2026

Alle Associazioni partigiane,

a tutti i partecipanti al corteo del 25 aprile:

Ci avviciniamo al 25 aprile in una situazione di guerra globale.

Le numerose iniziative indette nell’anniverario della liberazione dal nazifascimo non possono non mettere al centro dei contenuti che le caratterizzano le ragioni per cui è ancora necessario manifestare l’opposizione alle guerre in corso e il rapporto oggettivo con la Resistenza italiana di allora e le Resistenze che nel mondo si oppongono. Al centro di questa nuova Resistenza un posto principale spetta a quella del popolo Palestinese.

Il 10 novembre del 1975, con la risoluzione 3379, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite stabilì che il sionismo è una forma di colonialismo, di razzismo, di apartheid, equiparabile al nazifascismo. I successivi anni di aggressioni e massacri effettuati contro le popolazioni arabo-mediorientali: Palestina, Libano, Siria, Iraq, Yemen, etc… lo hanno confermato.

Il 14 maggio 1948 (data alla quale vanno aggiunti i precedenti 25 anni di occupazione coloniale inglese e dei coloni ebrei) il leader sionista Ben Gurion (definito “Padre fondatore”)  proclamava la nascita dello “Stato di Israele” indicando al suo stato maggiore militare come trattare gli abitanti autoctoni: ”Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba. Nel nostro paese c’è posto solo per gli ebrei. Diremo agli arabi spostatevi.”

Dal giorno successivo – il 15 maggio, ricordato dal popolo palestinese come il giorno della Nakba (la catastrofe) – la Palestina è scomparsa dalle carte geografiche e un popolo che aveva mantenuto la sua identità per secoli, nonostante le varie colonizzazioni, è diventato profugo nella sua stessa terra, vittima di un genocidio e di una pulizia etnica.

Il 25 aprile del 2004 i sionisti milanesi iniziano la loro parata dietro le bandiere della cosiddetta “brigata ebraica” e dopo qualche anno, anche grazie alla protezione del PD, diventa uno striscione con la provocatoria scritta “anche cinquemila sionisti hanno partecipato alla liberazione dell’Italia”. Una breve spiegazione per comprendere la portata del problema: tale brigata faceva parte della 8° Armata britannica e più che per combattere il nazifascismo fu costituita per supportare l’idea dell’entità nazionale ebraica (quindi una operazione di propaganda), per acquisire esperienza militare grazie principalmente alla lunga fase di addestramento.

Successivamente i suoi membri formarono il futuro esercito di Israele, unendosi a quelli provenienti dall’Haganà e dalle sue emanazioni: l’Irgun di Jabotinsky e poi di Begin e la banda Stern (queste si bande terroristiche). In Italia la brigata viene costituita con questo nome verso fine settembre 1944 e combatte tra marzo e aprile 1945 solo nelle zone di Ravenna e Brisighella, usando la bandiera sionista. La bandiera che ha quindi sventolato senza soluzione di continuità dalla repressione ad opera di Haganà e britannici della rivolta araba del 1936/39, alla Nakba del 1947/48, alle aggressioni successive dell’entità sionista, sino alle stragi di Gaza dei nostri giorni. La stessa che sventola sui carri armati mentre distruggono strade, olivi, abbattono le case, occupano i campi profughi, affiancano i coloni sul muro di separazione e sui tetti delle colonie. Ha accompagnato e accompagna tutti i crimini sionisti.

L’Italia, oramai da anni, è governata da partiti dichiaratamente filo sionisti ed amici di Israele, con la complicità di una certa sinistra svuotata da ogni valore di giustizia sociale e di solidarietà con i popoli oppressi, con l’evidente scopo di cancellare la memoria Partigiana della classe lavoratrice italiana, che segnò con la guerra di Resistenza una delle pagine più alte della sua storia.

Infatti i partigiani italiani lottarono per la liberazione del paese dal nazifascismo con eroismo e sacrifici: molti sono stati quelli mandati nei lager, fucilati ed impiccati agli angoli delle nostre città, imprigionati e torturati da repubblichini e nazisti.

Ma seppero resistere e combattere e vincere!

L’attuale governo italiano, in continuità con quelli precedenti, è in prima fila nei rapporti commerciali con Israele e nell’operazione di legittimazione dell’entità sionista. Ha imposto una propaganda che giustifica gli slogan dei colonizzatori che spacciano come (loro) “diritto a difendersi” quello che si tratta del (loro) “diritto ad occupare” e del (loro) “diritto di sterminio”. Ed oggi i media nostrani di fronte al continuo massacro dei palestinesi hanno fatto calare il silenzio. Nel caso dell’Iran molto più semplicemente l’aggressione diventa atto di difesa preventiva nascondendo le vere ragioni della guerra scatenata da usa/israele.

Ma la fantasia dei commentatori della TV ha aspetti che possono far sorridere se non si pensa alla gravità delle parole dato che oggi sono riusciti a definire il prezzo del petrolio al barile, come il “canarino della miniera”, presagio di ulteriori disgrazie. Uguale silenzio per quanto riguarda la reale presenza nei nostri territori di militari americani che risultano essere 34.000 di cui 13.000 nelle basi militari e 21.000 in servizio nella VI flotta, nonché sui reali obiettivi delle 40 basi NATO in Europa che in teoria dovrebbero, in base al trattato del 1949, essere utilizzate solo per scopi difensivi.

Non vogliamo cadere nell’errore di analizzare le varie questioni come se fossero indipendenti e separate tra loro, quindi limitando le parole d’ordine ad un argomento per volta. Nel ricordo della Resistenza non possiamo non vedere come nella realtà quotidiana ci sono milioni di lavoratori, studenti, donne, (anche provenienti da paesi in cui i vari imperialismi sostengono regimi reazionari) che fanno tutti parte di un processo di colonizzazione (sia per chi fugge dalle zone di guerra, o è alla ricerca di un riscatto sociale) che racchiude tutti gli aspetti utili per disciplinare la forza lavoro autoctona e poterla sfruttare senza limiti.

Per questo crediamo che oggi sia importante essere al fianco di chi si oppone a tutto lo scempio che abbiamo davanti:

* per la liberazione della Palestina, dove un esercito agguerrito porta avanti il genocidio, la pulizia etnica ed il continuo avanzamento dell’occupazione,

* contro le tonnellate di bombe scaricate sul Libano, sull’Iran

* per lottare contro la pena di morte approvata dalla Knesset per i Palestinesi che contrasteranno l’entità sionista artefice di un colonialismo di occupazione sanguinario. Una legge voluta dal governo sionista che non prevede né la richiesta di grazia, né pene minori ma solo l’assassinio entro 90 giorni dalla condanna da parte di un tribunale militare

* contro il criminale embargo verso Cuba

* ma siamo qui anche per la nostra liberazione … da tutte le menzogne propagandistiche, dalla povertà che avanza, dalla crisi che porta a condizioni di lavoro prive di sicurezza, alla riduzione dei salari, alla privatizzazione di scuola, sanità, servizi pubblici mentre le uniche cose che crescono sono il profitto, il controllo sociale e la repressione.

Anche per tutte queste ragioni crediamo che non sia più possibile tollerare nelle manifestazioni, partendo da quella di Milano, la presenza delle bandiere sioniste, di quelle della Nato, degli USA e di tutti quelli che sostengono le guerre imperialiste.

Auspichiamo che le Associazioni partigiane, promotrici delle manifestazioni del 25 aprile, sapranno riprendere nelle loro mani i valori più alti di chi ha combattuto nella Resistenza partigiana. Questo per non lasciare questa importante giornata nel solo alveo della celebrazione.

PANETTERIA OCCUPATA

Milano, Aprile 2026

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