13 febbraio: incontro con Supernova – editoriale

VENERDI 13 FEBBRAIO ALLE ORE 21 alla Panetteria Occupata
INCONTRIAMO I COMPAGNI FRANCESI E CORSI di SUPERNOVA Revue Marxiste-léniniste
SUPERNOVA uno strumento di inchiesta e organizzazione dentro la metropoli imperialista francese.
Le lotte, l’organizzazione del proletariato metropolitano contro l’imperialismo in Francia.

pubblichiamo l’editoriale «FEDAYIN» DANS LA MÉTROPOLE IMPÉRIALISTE del nr.1 della nuova serie Supernova

“Se si considera la guerra nel suo insieme, la guerra di manovra è la forma principale e la
guerriglia è la forma ausiliaria; se si considera la guerra nelle sue situazioni particolari, la
guerriglia è la forma principale e la guerra di manovra è la forma ausiliaria.” Mao


Questo nuovo numero inaugura la nuova serie della rivista Supernova. La scelta di creare una
nuova serie è legata alle prospettive che riteniamo di dover dare alla rivista e alla necessaria
critica e autocritica del lavoro politico ed editoriale svolto dalla redazione fino ad oggi.
I temi di indagine e di ricerca teorica della rivista rimangono gli stessi:
– Imperialismo e dimensione metropolitana francese
– Composizione di classe e organizzazione dell’autonomia proletaria
– La resistenza e il ruolo dei militanti politici
Come Supernova, vogliamo condurre una battaglia ideologica e politica più diretta, che si
concretizzi anche sul piano organizzativo, nella nostra adesione al Fronte anti-imperialista1.
Agiamo in un contesto caratterizzato da processi di crisi che colpiscono la Francia e gli altri
paesi imperialisti sul piano esterno e interno:
Fronte esterno: la crisi di egemonia dell’imperialismo francese, nel contesto della nuova
concorrenza mondiale e della resistenza anticoloniale e anti-imperialista che attraversa le sue
colonie e ex colonie. La Francia è ancora oggi uno dei principali paesi imperialisti, legato alla
NATO, e rappresenta una delle forze principali all’interno dell’UE. La Francia sostiene
direttamente il sionismo e le azioni condotte contro tutti i paesi che non sono allineati con gli
Stati Uniti e il blocco della NATO (Russia, Cina, Iran, Venezuela, Cuba, Yemen, Corea del Nord,
ecc.). Gli Stati Uniti e i principali paesi dell’UE rappresentano le forze imperialiste e
costituiscono il nemico su cui dobbiamo concentrare le nostre forze.
Fronte interno: la crisi sociale e politica che ha colpito la Francia ha dato luogo a una
situazione senza precedenti in termini di «governance». L’instabilità governativa è il risultato di
questa crisi, che riflette anche una divisione sempre più profonda all’interno della borghesia
monopolistica imperialista francese. Tuttavia, queste divisioni si ricompongono nel sostegno a
un’economia di guerra sempre più diretta contro la Russia e la Cina, nella difesa degli interessi
egemonici dell’imperialismo francese e sotto l’egida della NATO e dell’Unione Europea.
Un’economia di guerra che si manifesta anche con la riduzione degli spazi democratici e delle
garanzie sociali che riguardano ampi strati della popolazione, in particolare i settori proletari dei
quartieri popolari e gli operai delle metropoli. L’islamofobia, il razzismo anti-immigrati, ecc. sono
tutti elementi che si polarizzano in una “guerra tra poveri” sempre più intensa e nella
propaganda ideologica imperialista.
L’economia di guerra e i costi della crisi colpiscono anche gli strati medi e l’aristocrazia operaia, i
cosiddetti “delusi dalla globalizzazione”. Ciò non intacca tuttavia il consenso intorno alla
«democrazia imperialista» e ai meccanismi di «conformismo» difesi dai settori liberali, dalla
sinistra della NATO2 e dalla vecchia e nuova destra.
L’assenza di movimenti sociali e politici di protesta significativi è certamente dovuta alla paura
sociale che, per la prima volta, attraversa massicciamente la Francia, ma esistono anche gravi

errori sul piano soggettivo (le culture politiche della sinistra francese). La sinistra francese è
influenzata e dominata dall’imperialismo. Una sinistra che disarma i movimenti sociali e politici attraverso le sue culture liberali. Il ripiegamento del 10 settembre (tra la burocrazia sindacale e il più ingenuo spontaneismo), la difficoltà ad assumere la resistenza palestinese (quella condotta dalle organizzazioni palestinesi) come lotta politica delle classi dominate e dannate all’interno delle metropoli imperialiste, l’incapacità nei territori di affrontare i problemi che attraversano i settori popolari: precarietà sociale, violenza poliziesca, criminalità organizzata, consumo di droga, ecc. e la necessaria autodifesa e cooperazione popolare. Si tratta di contraddizioni che non possono essere nascoste.
È in questo contesto che agiscono oggi le soggettività politiche della sinistra proletaria in
Francia.
IMPERIALISMO E DIMENSIONE METROPOLITANA
La categoria leninista di imperialismo deve essere intesa nel suo senso più profondo:
– dimensione orizzontale: lotta di classe (le classi)
– dimensione verticale: teoria della dipendenza, dello scambio ineguale, catena del valore
(nord-sud, centro-periferia)
In Lenin troviamo una combinazione di questi due fattori, troppo spesso polarizzati dai gruppi di sinistra e comunisti, che non colgono la dimensione «globale» e dialettica che lega questi due elementi. Non come una somma di fattori, ma come elementi integrati l’uno nell’altro. La natura dell’imperialismo porta inevitabilmente a venti di guerra sempre più totalizzanti e,
parallelamente, al deterioramento delle condizioni sociali e lavorative delle fasce del proletariato «senza riserve» in Europa e negli Stati Uniti. Perché oggi l’imperialismo, invece di portare benefici a queste popolazioni (“rendita imperialista”, come la chiamava Samir Amin), aggrava di fatto le loro condizioni di vita. Ciò potrebbe, usiamo necessariamente il condizionale, favorire le lotte anti-imperialiste su entrambi i fronti dell’ordine mondiale imperiale, all’interno e all’esterno delle metropoli imperialiste, a condizione che i movimenti, soprattutto nelle metropoli imperialiste, sappiano cogliere queste dinamiche e guardino al futuro rompendo con il conformismo del presente e con la sinistra borghese (la sinistra della NATO e tutta l’ideologia ad essa legata).
L’analisi dell’imperialismo contemporaneo deve partire dagli Stati Uniti, perché è lì che si
concentrano i suoi meccanismi di potere, le istituzioni militari, finanziarie e monetarie che
detengono il monopolio, vietato agli “alleati” europei o dell’Asia orientale, cioè ai paesi
sottomessi dalla guerra (Germania, Giappone, Italia), o dal potere economico e finanziario
(Francia, Inghilterra), e soprattutto negato al “Sud del mondo”. La Cina e la Russia sono attori
della nuova concorrenza mondiale, ma il loro ruolo non può essere definito imperialista, e
subiscono l’azione degli Stati Uniti e del blocco NATO, che vogliono mantenere la loro egemonia e il loro controllo mondiale3.
L’azione degli Stati Uniti sul “mercato”, le “regole economiche”, il “diritto internazionale “, le
relazioni diplomatiche tra gli Stati, ecc., riflette il tentativo di impedire l’implosione del ciclo di
accumulazione e di rilanciare l’economia americana in difficoltà nel contesto della nuova
concorrenza mondiale. È tuttavia importante per noi affermare un punto centrale dell’analisi
marxista: nell’imperialismo, le scelte politiche diventano sempre più ”obbligatorie”, si parla di
“politica” perché in realtà tutto è diventato “economia”.
L’intensificarsi del razzismo, del sessismo, la militarizzazione del territorio, la deportazione dei
migranti negli Stati Uniti, sono solo in apparenza una scelta soggettiva dell’amministrazione
Trump. La popolazione americana è profondamente divisa, non tra l’1% e il 99%, ma tra il 20%
che controlla la maggior parte dei consumi nell’enorme mercato interno (3/4 del PIL) e l’80% il cui potere d’acquisto è stagnante o in calo. Le politiche fiscali sono attuate per garantire la
proprietà e l’iperconsumo della fascia più ricca della popolazione. Trump “politicizza” ciò che il
neoliberismo ha ostinatamente cercato, senza successo, di “depoliticizzare”: l’uso della forza.

La macchina statale-capitalista non delega più il ricorso alla violenza estrema ai fascisti, ma la
organizza essa stessa, avendo forse imparato la lezione dall’autonomia assunta dal nazismo
nella prima metà del XX secolo. Il razzismo strutturale che caratterizza il capitalismo – oggi
concentrato contro i musulmani – è stato indecentemente mascherato dagli israeliani e da tutti i media e le classi politiche occidentali. Anche in questo caso, non c’è davvero bisogno di nuovi
fascisti, perché sono gli Stati, soprattutto europei, che lo hanno alimentato dagli anni ’80 (mentre negli Stati Uniti è endemico, al centro stesso dell’esercizio del potere). Il razzismo è
profondamente radicato nella democrazia e nel capitalismo sin dalla conquista delle Americhe,
poiché lì regna la disuguaglianza, e uno dei principali mezzi per legittimarla è proprio il
razzismo. I nuovi “fascisti”4 sono marginali rispetto ai fascismi storici e, una volta al potere, si
allineano immediatamente al capitale e allo Stato, limitandosi a intensificare la legislazione
autoritaria e repressiva e ad agire sull’aspetto simbolico e culturale. Trump (o Milei in Argentina) incarna perfettamente l’immagine del “capitalista fascista” perché rappresenta un segmento della classe capitalista e agisce di conseguenza. La borghesia monopolistica imperialista è divisa, sia negli Stati Uniti che in Europa. Tra la vecchia visione neoliberista nata negli anni ’90 dopo la vittoria degli Stati Uniti sull’URSS, derivata dalle ideologie postmoderne e legata alla fine della storia, e un’altra parte della borghesia monopolistica attenta ai nuovi scenari della concorrenza globale e ai processi di crisi in corso. La crisi ha polarizzato tutte le classi, fino al loro interno. Le azioni di Trump hanno poco o nulla a che vedere con il folklore fascista storico quando opera a livello “geopolitico”, mirando a salvare il capitalismo americano dall’implosione, imponendo al contempo una traiettoria «fascista» a tutti gli aspetti della società americana.
Trump combina perfettamente capitalismo e fascismo. Il capitalismo non ha più bisogno di
affidare il potere a regimi fascisti storici, come faceva un tempo, perché la democrazia è stata
svuotata della sua sostanza a partire dagli anni ’70 (Commissione trilaterale)5. È un guscio
vuoto che può essere utilizzato in qualsiasi modo. Produce, dall’interno delle proprie istituzioni –
proprio come il capitalismo fa dall’interno della finanza e dello Stato, dall’interno della sua
amministrazione e del suo esercito – la guerra.
Tutto ciò si riflette anche nei paesi imperialisti europei. Dove l’economia di guerra diventa il
fulcro dell’azione per contrastare la crisi. Nella nostra dimensione metropolitana, l’imperialismo francese è il primo nemico su cui concentrare la nostra resistenza. Coloro che pensano di opporre la Francia agli Stati Uniti, o di utilizzare lo Stato francese6 per la resistenza e il sabotaggio dell’economia di guerra, lavorano semplicemente per l’imperialismo francese… e la sua ideologia, contribuendo al rafforzamento dei movimenti reazionari di massa che
attraversano oggi l’Europa e gli Stati Uniti.
Lenin definì il capitalismo imperialista reazionario, al contrario del capitalismo competitivo, in cui Marx vedeva ancora aspetti «progressisti». La finanziarizzazione e l’economia del debito hanno costruito un mostro che combina capitalismo, democrazia e fascismo, il che non pone alcun problema alle classi dominanti. L’unico uso che si può fare di questa fase è rovesciare la guerra contro i popoli e le classi popolari, non chiedendo la pace, ma costruendo la resistenza contro l’imperialismo, come atto concreto di potere popolare.
L’ATTUALE COMPOSIZIONE DI CLASSE E L’ORGANIZZAZIONE DELL’AUTONOMIA
PROLETARIA
Agire in una metropoli imperialista significa confrontarsi con una composizione di classe
determinata, in cui il peso dei meccanismi della finanza e del parassitismo economico, propri
dell’imperialismo, è al centro di tutto. Ciò impone una riflessione su ciò che è oggi la
produzione7, la cosiddetta «uberizzazione dell’economia»8 e lo stesso rapporto tra uomo e
macchina attraverso l’automazione e l’intelligenza artificiale. La polarizzazione sociale si
manifesta attraverso la proletarizzazione delle classi medie, che rimangono tuttavia
strettamente legate alla «democrazia imperialista», e dall’ampliamento della parte del
proletariato de-integrato, concentrato nei quartieri popolari dove la disoccupazione e la
precarietà sociale sono gli elementi principali. Un proletariato de-integrato dal potere centrale
dello Stato, ma soggetto alla sua violenza: «legale» da parte delle forze di polizia e «illegale» da

parte della criminalità organizzata. Un proletariato «senza riserve» che subisce l’egemonia
imperialista, con la sua logica di morte e distruzione, che distrugge tutti i meccanismi collettivi
che le masse popolari si danno per resistere e vivere.
Il peso delle classi medie e dell’aristocrazia operaia all’interno dei movimenti sociali e sindacali è molto forte e riflette anche gli orientamenti ideologici che si danno. Lo sviluppo di ideologie
imperialiste specifiche è legato, nel suo senso più profondo, ai processi di crisi che oggi
colpiscono le classi e gli Stati.
Prendiamo ad esempio l’ambivalenza della cultura postmoderna e il razzismo identitario. Questi due elementi fortemente opposti sono in realtà equivalenti, nati come prodotti specifici della crisi che colpisce il capitalismo e della lotta dell’imperialismo per mantenere la sua egemonia sulle classi popolari nelle metropoli imperialiste e sui popoli oppressi dal neocolonialismo. Il primo, partendo dalla percezione individuale, arriva a frammentare tutto, riducendo l’esperienza vissuta a una dimensione puramente personale, dove l’affermazione della propria esperienza sarebbe sufficiente a creare consenso e resistenza, basandosi sul piano collettivo sull’idea di una lobby di interessi. Il secondo si basa su una percezione effimera di insiemi identitari collettivi, creati con l’illusione di proteggersi dal male, che è sempre percepito come esterno alla comunità.
L’uso ossessivo che oggi viene fatto del termine “cultura giudaico-cristiana” per designare le
radici europee. Dietro questa definizione si nasconde non solo il vecchio razzismo coloniale, ma anche una vera e propria costruzione di una storia “fantastica”, data la radicale opposizione in termini storici che la tradizione cristiana ha avuto con l’ebraismo… Il mito della dimensione
locale da difendere non è nuovo, pensiamo al vecchio fascismo italiano che sognava la Roma
imperiale, costruendo palazzi di cartapesta, mentre il mondo era sotto il dominio dell’Union Jack e dello Zio Sam…
Bisogna capire che tutti questi elementi coesistono e attraversano la composizione delle classi:
il genere, l’identità nazionale e “razziale”, l’età, ecc. Non tener conto di questi elementi sarebbe
un errore dal punto di vista politico, così come presentarlo come elementi di divisione. Termini
come intersezionalità o convergenza delle lotte rimandano sempre a un piano di uguaglianza e
orizzontalità che non esiste nella lotta di classe. È una visione legata alla «democrazia
imperialista» e al «liberalismo»9, espressione culturale di alcune classi che non riescono a
concepire la resistenza in termini politici e militari, spaventate dalla guerra tra le classi… Il nostro obiettivo è la ricomposizione della classe proletaria, la sua capacità di esercitare un’egemonia e una forza contro le classi dominanti.
Mettere al centro l’organizzazione dell’autonomia proletaria significa avere come riferimento il
movimento operaio e in particolare i «proletari senza riserve» in generale, e dare l’egemonia e
la forza a questa classe, nella lotta contro l’imperialismo sul fronte interno ed esterno.
Dai luoghi di lavoro ai quartieri popolari, dalle scuole alle prigioni, nei sindacati, nei comitati di quartiere, nei movimenti, nelle associazioni culturali e sportive, ecc. , essere in grado di
collegare gli aspetti della lotta: politico, economico, sociale, culturale. Mettere al centro la
dignità, la solidarietà, la dimensione collettiva, la resistenza, contro l’egemonia culturale
imperialista, che promuove il conformismo, l’egoismo, l’individualismo e l’edonismo.
L’autonomia proletaria come rifiuto della logica della sinistra borghese:
1 coloro che pensano che un cambio di governo possa contrastare la borghesia monopolistica
imperialista. Non bisogna però pensare che tutte le forze politiche siano identiche, ma il
parlamentarismo non è mai riuscito a determinare cambiamenti di linea politica, se non
utilizzando una forza sociale e popolare sul territorio che esprimeva un potere e una resistenza
popolari.2 coloro che propongono assemblee generali di cittadini, insistendo sulla questione dellapartecipazione e della democrazia, pensando che la «società civile» sia automaticamente di sinistra… senza considerare questo come un campo di battaglia, dove gli stessi movimenti
reazionari di massa, le correnti liberali, sono in grado di creare un’egemonia, un consenso e una partecipazione. Per riprendere un’espressione del comunista italiano Gramsci, c’è una
sottovalutazione del concetto di “egemonia” e dei “rapporti di forza” di Lenin… .
3 Coloro che parlano di rivoluzione, insurrezione, guerre popolari, ogni giorno, collocandole
ovviamente sempre in uno spazio-tempo indefinito (legato a tempi millenari). La resistenza non è un momento, ma un processo. Accumulare forza non significa aspettare l’ora X, ma
accumulare esperienza, capacità, strumenti, agire trasformando ciò che ci circonda e
trasformando noi stessi.4 Coloro che parlano di rivoluzione, insurrezione, resistenza come di un gioco, come di una festa… manifestando in modo ostentato l’ottundimento a cui siamo sottoposti nelle metropoli imperialiste. Parafrasando il vecchio Koba… Non si può resistere indossando guanti di seta…
L’autonomia proletaria significa, nel suo senso più profondo, la capacità delle classi popolari di
fare politica, liberandosi dal punto di vista borghese grazie all’organizzazione, alla solidarietà,
alla cooperazione e alla resistenza!
COSTRUIRE IL FRONTE ANTI-IMPERIALISTA
Non basta identificare un contesto, bisogna capire cosa significa oggi costruire la resistenza e
qual è il ruolo della sinistra proletaria.
Oggi, intervenire significa agire in un territorio in cui il nemico, l’imperialismo, è egemonico (sul piano sociale, culturale ed economico) nei luoghi di lavoro, nei quartieri popolari, nelle scuole, nelle prigioni…
Lotta ideologica: contrastare l’ideologia e quindi i costumi della putrefazione imperialista
all’interno delle masse popolari. La teoria marxista-leninista, in quanto teoria del proletariato e dei popoli oppressi, contro l’ideologia delle classi dominanti (liberali, sinistra borghese,
reazionari e fascisti vari) . Il marxismo-leninismo come scienza, e quindi come ogni scienza in
costante sviluppo. Il marxismo-leninismo come presa in considerazione della storia del
movimento comunista e rivoluzionario. Ciò significa saper cogliere il presente, con lo sguardo
rivolto al futuro, ma allo stesso tempo essere in grado di sintetizzare e fare il bilancio di ciò che
è stato il movimento comunista e internazionale. Bisogna essere in grado di rompere con la
«nostalgia », ma bisogna comprendere l’importanza che hanno avuto il socialismo reale10 e le
esperienze della sinistra proletaria e rivoluzionaria che, all’interno delle metropoli imperialiste, si sono poste come obiettivo concreto la rottura rivoluzionaria, non come slogan, ma come pratica «di resistenza»11. Più in generale, con tutti coloro che si sono confrontati con l’organizzazione dell’autonomia proletaria e la resistenza contro lo Stato imperialista, collegando teoria e pratica.
Lotta politica: lotta politica significa resistenza. Resistenza contro l’economia di guerra
dell’imperialismo francese e della NATO, e contro il suo «neocolonialismo» e il suo razzismo.
Resistenza come lotta organizzata per la dignità, gli interessi e le garanzie delle masse nei
quartieri popolari, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle prigioni. Resistere come difesa e
sostegno alla lotta anti-imperialista che libera i paesi dal gioco francese nel Sahel e nelle
«colonie». Resistere significa prendere la bandiera della Palestina come bandiera delle masse
oppresse nel mondo. Resistere significa rifiutare la logica dei buoni e dei cattivi quando si è
attaccati dalla repressione dello Stato imperialista. Resistere significa sostenere i prigionieri
politici rivoluzionari e la loro identità politica. Per resistere, bisogna essere in grado di «fare
pulizia», solo così potremo pensare di resistere all’imperialismo. La lotta contro la droga e
contro tutti i mercati della morte e della violenza che dominano i quartieri popolari è
necessariamente un terreno su cui la resistenza dimostra concretamente la sua forza. È
significativo che i «rivoluzionari» pensino di lottare contro lo Stato imperialista senza porsi la
questione della costruzione dell’azione, della forza e della disciplina popolare. L’inizio del film La battaglia di Algeri… è più eloquente di mille discorsi su questo punto…
La resistenza come capacità di organizzazione e trasformazione delle masse popolari, nel
sabotaggio dell’organizzazione del lavoro capitalista e nella lotta contro lo Stato imperialista. La resistenza come trasformazione socialista delle masse nell’azione e nella dimensione collettiva.

    Dimensione organizzativa: costruire il Fronte anti-imperialista, della sinistra proletaria e anti-
    imperialista. Come spazio di organizzazione e di confronto tra il proletariato metropolitano e i

    popoli oppressi. Il Fronte anti-imperialista, nato sotto l’impulso dei compagni anatolici del Fronte popolare (organizzazione della sinistra rivoluzionaria anatolica), si colloca esattamente a questo livello. I punti caratteristici che contraddistinguono questa esperienza sono: «i movimenti rivoluzionari impegnati nell’ideologia marxista-leninista e nella lotta armata. La strategia principale dell’imperialismo consiste nell’eliminare questa minaccia. Una volta eliminata questa minaccia, l’imperialismo americano non avrà più alcun ostacolo da superare. Ecco perché la resistenza è necessaria!»12.
    Come Supernova, siamo attenti a tutti i momenti di organizzazione, di confronto, di
    sperimentazione, in Francia, prodotti dai partiti, dalle organizzazioni, gruppi, collettivi della
    sinistra proletaria13, ma allo stesso tempo abbiamo dovuto constatare una dose di nfantilismo,
    conformismo, liberalismo e «nostalgia» all’interno del movimento della sinistra proletaria. Noi
    stessi non siamo stati immuni da questi difetti. Per questo abbiamo fatto la scelta organizzativa
    di partecipare alla costruzione del Fronte anti-imperialista, perché è essenziale collegare,
    all’interno della metropoli imperialista, il fronte esterno al fronte interno. Confrontandoci e
    organizzandoci con le organizzazioni di resistenza all’imperialismo a livello internazionale, dal
    Medio Oriente all’Africa, dall’Asia al Sud America…
    Assumere un lavoro organizzativo e quindi collettivo, in grado di superare il localismo e i difetti della «sinistra radicale occidentale» polarizzata tra «informalità liberale» e «formalità
    stereotipata». Organizzarsi all’interno del Fronte anti-imperialista non significa prevedere di
    utilizzare artificialmente programmi e modelli specifici per altri contesti. Le caratteristiche delle metropoli imperialiste devono necessariamente avere un proprio programma. Il contributo della nostra rivista è sempre stato orientato in questo senso, ovvero adattarsi al contesto specifico in cui viviamo e interveniamo. Ed è qui che risiede il nostro contributo al Fronte anti-imperialista.

    1. Sito web del Fronte Anti-Imperialista: anti-imperialistfront.org Sono disponibili anche una
      pagina in francese e diversi social network.
    2. Usiamo questo termine per designare in modo generico la sinistra occidentale, con tutti i
      suoi paradigmi liberali, postmoderni, ecc.
    3. Per Lenin, l’imperialismo non è una politica o un’economia particolare, ma rappresenta
      una dimensione sistemica in cui le contraddizioni diventano sempre più «estreme». Detto
      questo, non definiamo la Russia e la Cina imperialiste, perché il loro sviluppo non è
      paragonabile a quello degli Stati Uniti e dei paesi della NATO. È inoltre errato mettere
      semplicisticamente la Russia e la Cina sullo stesso piano, sia per quanto riguarda la loro
      composizione sociale interna che a livello strategico internazionale.
    4. Politici di estrema destra o direttamente neofascisti
    5. La Commissione Trilaterale (Trilaterale) è un’organizzazione privata creata nel 1973 su
      iniziativa dei principali leader del gruppo Bilderberg e del Council on Foreign Relations,
      tra cui David Rockefeller, Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski. Questa commissione
      segnerà l’inizio della guerra ideologica moderna: la difesa dell’imperialismo con mezzi
      militari, culturali, ecc. contro tutte le esperienze di resistenza e di potere popolare. È la
      formalizzazione di un’élite tecnica al servizio delle classi dominanti e dell’imperialismo
      stesso.
    6. A livello di “sistema”, ci troviamo in una produzione vulcanica e in un mercato anarchico,
      il che rende la scarsità un fattore artificiale prodotto non da elementi naturali, ma
      dall’attuale divisione del lavoro.
    7. “Dal genocidio a Gaza al riscaldamento globale e all’uberizzazione del lavoro”, Ricardo
      Antunes, 2025, revuesupernova.org
    8. L’opera di Mao “Contro il liberalismo”, pubblicata nel 1937, è, per la sua semplicità e
      chiarezza, uno strumento indispensabile per comprendere i difetti dell’ideologia arcaica,
      borghese e imperialista. Mao, stile comunista, Contradiction Editions, 2022
    9. Parliamo principalmente del contributo dell’URSS e dei paesi del blocco socialista, prima
      dell’ondata revisionista che seguì la morte di Stalin, della Cina popolare, dell’Albania
      socialista, di Cuba e delle esperienze popolari e anti-imperialiste che hanno attraversato
      e attraversano l’Africa, l’Asia e il Sud America. Non abbiamo alcun culto da difendere, ma
      è chiaro che per noi rappresentano esperienze concrete in cui le masse popolari si sono
      organizzate e hanno assunto forme collettive. I limiti di queste esperienze non devono
      mai farci dimenticare che hanno rappresentato una rottura concreta con l’imperialismo.
      Bisogna guardare al futuro, ma il loro contributo rimane un esempio necessario da cui
      partire.
    10. Per quanto riguarda la Francia, abbiamo pubblicato con la nostra casa editrice
      un’antologia sulle esperienze francesi in materia di lotta armata e violenza rivoluzionaria:
      Frédéric Oriach, La lutte armée, Contradiction Edition, 2024.
    11. “Neocolonialismo, occupazione dello spirito e schiavitù volontaria: forme di dominio
      imperialista contemporaneo”, Fronte anti-imperialista, 2025
    12. In questo contesto, l’URC, la LJR-JR e la nuova Organizzazione Comunista di Francia
      (OCF) sono tra gli attori più interessanti e attivi dell’attuale sinistra proletaria francese.
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