25 luglio: Palestina, la solidarietà non si arresta

Riportiamo intervento al corteo di Milano di Sabato 25 luglio

L’inganno della tregua. Il genocidio del popolo palestinese continua. La solidarietà non si arresta

Il 18 luglio è stata una giornata di presidi davanti alle carceri dove sono detenuti i
prigionieri politici palestinesi: da Ferrara, a Melfi, a Terni, Sassari, Rossano Calabro, un
gesto concreto di solidarietà a sostegno della lotta del popolo palestinese e della sua
Resistenza contro il genocidio e l’occupazione coloniale sionista.
Durante uno di questi presidi l’intervento di un immigrato mi ha particolarmente colpito,
diceva: Nessuno emigra per piacere, lasci la tua famiglia, la tua terra, la tua vita,
perché la migrazione è sempre uno spostamento forzato, alla ricerca di condizioni di
vita migliori.
In generale in Europa, come in Italia, lo straniero è considerato potenzialmente un nemico,
mentre l’immigrazione viene trattata come un fenomeno nato da una pluralità di scelte
individuali di fuga dalla povertà e negando quindi l’incidenza sui flussi migratori delle
politiche economiche occidentali, dell’allargamento dei mercati e del sistematico
impoverimento e saccheggio delle risorse naturali, dei paesi del Sud del mondo.
Con le guerre e la colonializzazione si alimentano le cause dell’emigrazione, che poi si
cerca di tenere sotto controllo essenzialmente con la repressione e mantenendo ai margini
della società centinaia di migliaia di stranieri, si rende ancora più flessibile e si destruttura
l’intero mercato del lavoro, abbassando il potere di contrattazione dei lavoratori stessi.
Spesso arrivando in Italia si pensa che si tratta di un paese, di uno Stato “democratico”
dove certe violenze non possono accadere.
La storia, quella che difficilmente troverete scritta nei libri di storia, racconta invece un
profilo diverso dall’immagine sbandierata dell’italiano “brava gente” già a partire dalle
vittime civili libiche (compresi neonati lanciati in aria ed infilzati con le baionette) fatte nel
1930, le 600 tonnellate di gas asfissianti (iprite e fosgene) lanciate sulla popolazione
etiopica nel 1935/36, i civili deportati e sterminati nel campo di Danane (Somalia).
Successivamente abbiamo tutti gli eccidi compiuti dai fascisti e dai loro alleati nazisti, che
i primi accompagnavano nei luoghi prescelti dato che conoscevano il territorio (consiglio
un giro a Sant’Anna di Stazema in Toscana), le torture inflitte ai partigiani, le deportazioni,
i campi di concentramento tenuti nascosti per anni.
Con la fine della seconda guerra mondiale doveva esserci un cambio di passo, ma invece i
vecchi podestà fascisti sono diventati prefetti, le strutture di potere hanno continuato il
cammino tanto che la CABI Cattaneo (anonima fabbrica di mini sommergibili di Milano)
ha potuto smontare nel 1948, lavorando in segreto all’Idroscalo, sei siluri a lenta corsa
cavalcati dai fascisti della X Mas (barchini esplosivi) consegnarli a Israele rimontandoli
modificati là e fornendo personale specializzato per l’operazione.
In tempi più recenti abbiamo visto le missioni sulla Serbia da parte dei 42 aerei italiani, i
bombardamenti in Afganistan, il tiro a segno umano di soldati in Iraq. Non c’è nulla di
buono o di neutro in tutto questo, anche se per mascherare la tendenza alla guerra gli
interventi criminali vengono spacciati come “missioni di pace”, “lotta al terrorismo”,
“missioni umanitarie”, “esportazione di democrazia”.
Questo per quanto riguarda il fronte esterno, per quello che è successo all’interno della
“democrazia” il panorama non è tanto diverso.
Dopo le lotte studentesche del 1968 e quelle operaie degli anni ‘60 (per lo Statuto dei
Diritti dei Lavoratori, le 150 ore per il diritto allo studio, la riforma sanitaria, gli aumenti
salariali uguali per tutti, ecc.) la strage di piazza Fontana inaugura la fase passata alla storia
come “strategia della tensione” le cui tappe sono state scandite da una serie di stragi che

hanno insanguinato l’Italia dalla fine degli anni ‘60 fino agli anni ‘80 e fino ad arrivare a
quella terribile della stazione di Bologna.
Nel 1977 viene istituito il “circuito speciale” all’interno del sistema carcerario italiano,
con l’entrata in funzione dei carceri speciali (Fossombrone, Trani, Nuoro, Cuneo,
Asinara, ecc.), con l’introduzione di tutta una serie di restrizioni (colloqui coi vetri,
separazione, censura diffusa, ecc.) ed è il primo passo nel cammino della differenziazione
interna e della separazione dall’esterno.
Nel frattempo fuori dalle mura abbiamo visto ripetuti episodi di tortura nei confronti degli
arrestati sia di tipo fisico che psicologico.
Nel 1982, poi, entra in vigore l’art. 90, che comporta la sospensione di tutte le garanzie di
legge previste dal normale ordinamento penitenziario.
Gli anni 2000 vedono la nascita dell’ Art. 41/bis, degna evoluzione in fatto di tecniche
repressive di detenzione, strumento che …. “facendola pagare cara a pochi”, serve a
scoraggiare i molti.
Questo è il panorama che sinteticamente troviamo davanti ai nostri occhi e che i prigionieri
politici, Palestinesi e non, si trovano ad affrontare quotidianamente anche nelle odierne
sezioni AS1 -2 e quello che non dobbiamo mai dimenticare è proprio ciò che ci insegna la
resistenza palestinese in tutte le sue forme: l’amore indistruttibile per la propria terra è lo
stesso amore che hanno per i prigionieri. Quindi dobbiamo continuare, caldo estivo, freddo
invernale o lontananza, a camminare nelle strade delle nostre città, perché la loro voce
risuoni con i nostri passi e sia sempre più forte.
PALESTINA LIBERA DAL FIUME AL MARE !!

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