Salutiamo con felicità la liberazione di Saif e Thiago dalle prigioni sioniste. Liberazione ottenuta anche grazie alla diffusa mobilitazione che in tutto il mondo ha richiesto la loro liberazione e fatto conoscere i continui crimini e violenze perpretate dall’entità sionista. Non dimentichiamo le migliai di prigionieri palestinesi, bambine donne e uomini, che subiscono quotidianamente la tortura, l’isolamento e la morte nelle galere dell’occupante sionista. Anche per loro continuiamo a lottare. Continuiamo a lottare per la liberazione dei i prigionieri palestinesi Anan Yaeesh, Ahmad Salem, Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Riyad Al Bustanji e Yaser Elasaly rinchiusi nelle carceri della democratica italia e di tutti i prigionieri rivoluzionari.
Riportiamo l’intervento introduttivo all’iniziativa del 8 maggio alla Panetteria Occupata “La nostra onda non si arresta”:
La Global Sumud Flotilla che ha riunito persone provenienti da oltre 40 paesi, è diventata un simbolo di solidarietà internazionale nei confronti della popolazione Palestinese sia di Gaza che della Palestina tutta, per l’obiettivo che si pone di un gesto concreto per rompere il blocco navale imposto dall’entità sionista, ma ha anche aiutato a riportare l’attenzione su quanto sta accadendo dopo la firma del cosiddetto accordo di “pace”.
Accordo, in realtà, carta straccia che permette a Israele di continuare, intensificare ed estendere il genocidio e la sua presenza in medio oriente, agli Usa di attaccare l’Iran e ai governi imperialisti europei e USA di accettare come “normale” il comportamento di Israele nei confronti degli equipaggi di navi civili, di considerare un tentativo di immigrazione clandestina la loro presenza in mare, di giustificare qualsiasi nefandezza sionista come se non bastassero questi 30 mesi di genocidio.
Non c’è da stupirsi perché la storia, per chi vuole ricordare e capire, insegna: il 14 maggio del 1948 venne sancita la spartizione della Palestina ed il giorno seguente iniziò il massacro della popolazione palestinese da parte dei coloni, con il via libera delle truppe inglesi presenti ed il loro concreto apporto.
I sionisti il terrorismo l’hanno sempre praticato, è insito nella loro logica di dominio come dimostra il progetto della “grande Israele” che si sta sviluppando sotto i nostri occhi con gli attacchi all’Iran, al Libano, i bombardamenti sulla Siria, l’attacco concordato e per mano USA all’Iran, il continuo sviluppo delle colonie in Cisgiordania, con il potenziamento della “hasbara” per recuperare l’immagine perduta e di conseguenza la sua sopravvivenza strategica.
Al grido di “blocchiamo tutto, a seguito del blocco della spedizione della Sumud flottillia del settembre 2025, un movimento eterogeneo militante e non, aveva risposto in modo forte e generalizzato, riversandosi nelle piazze e sulle strade, bloccando la logistica: stazioni, porti (importanti ingranaggi per l’approvvigionamento di Israele di armi, strumentazione militare, di controllo… ), con picchetti davanti alle fabbriche di morte, denunciando l’ ipocrisia generale dei governi occidentali (a partire dal nostro di governo) e delle cosiddette “democrazie”, la loro attiva complicità con l’entità sionista, il genocidio in atto, e il tentativo di colonizzare l’intera area del golfo.
Una risposta in cui non si può non cogliere una presa di coscienza maggiore e di solidarietà alla causa palestinese, maturata in ampi strati della popolazione, che ha dato origine ad un fenomeno di attivismo soprattutto nelle periferie e nei capoluoghi, e che ha portato ad una presa di posizione massificata, contro la presenza delle bandiere israeliane Usa, ucraine e iraniane dello scià, nello spezzone della brigata ebraica, fino alla sua cacciata dal corteo del 25 aprile a Milano.
Un lavoro di controinformazione, sensibilizzazione, iniziative territoriali e una presenza costante ogni sabato nelle piazze che ha cercato di mettere in relazione quanto il progetto sionista coloniale, razzista e i suoi strumenti repressivi, barbari e disumani, siano l’altra faccia della medaglia delle politiche economiche capitaliste occidentali portate avanti attraverso un’economia di guerra e una forte repressione (i vari pacchetti sicurezza) nei confronti delle lotte e di ogni pensiero critico (decreto Romeo)…. Ne parleremo durante il collegamento con il compagno di roma)
L’Italia è parte dell’industria globale della guerra, con le basi Nato, con la produzione di armi e strumenti offensivi, con più di 400 spedizioni di materiale militare all’entità sionista nonostante le dichiarazioni del governo Meloni… Stellantis e Leonardo per risolvere la crisi dell’industria automobilistica italiana nel comparto di Torino pensano di dare impulso all’aerospazio ed al militare; scuole ed università sono sempre più compartecipi, ideologicamente e economicamente agli interessi sionisti, con la presenza dei militare nei corsi, con accordi di ricerca; così come le istituzioni (si veda il Comune di Milano con il suo sindaco Sala) non interrompono i rapporti e il gemellaggio con Tel Aviv nonostante le numerose pressioni da parte dei movimenti…in una situazione economica e sociale in cui l’inflazione continua a crescere, i salari rimangono sempre più bassi e la spesa sanitaria italiana in rapporto al PIL scende costantemente, così come quel poco rimasto del welfare. Quello che è e sta accadendo oggi ai partecipanti alla sumud flotillia, è lo stesso esercizio di potere che Israele esercita nei confronti dei palestinesi, fregandosene, perché coperto dai governi occidentali, ad eccezione di qualcuno, dello stesso diritto internazionale borghese, in terra come in mare e il silenzio del nostro governo (per rimanere qui da noi), è una scelta dettata dalla complicità e condivisione, dalla necessità di trovare spazi per uscire da questa crisi strutturale che sta vivendo il capitalismo. La guerra non la sta facendo solo Israele contro il popolo paletsinese in primis, o gli Usa contro l’Iran, il venezuela, Cuba…, ma avviene anche qui da noi, contro le classi subalterne e più povere, contro gli immigrati… è una guerra interna fatta di aumento dello sfruttamento, precarietà, aumento della povertà, del disagio, di bassissimi salari, di mancanza di case, di un’economia antipopolare, di oppressione e repressione per pacificare la società e impedire ogni possibilità di cambiamento contro questa società.
Per questo continueremo ad essere a fianco di Thiago Avila e Saif Abu Keshek deportati in Israele per la loro liberazione immediata, per la liberazione di tutti i prigionieri Palestinesi e i compagni colpiti dalla repressione per aver, in vario modo, solidarizzato con la causa palestinese e contro lo stato di guerra del nostro governo, così come continueremo a lottare per una Palestina libera dal fiume fino al mare, contro le politiche economiche e di guerra del governo e cercheremo di mettere sempre più granelli di sabbia per inceppare il meccanismo che le fa funzionare.
Con questo spirito, seguiremo e sosterremo le iniziative della Flotilla e parteciperemo alle giornate di lotta del 16 per la nakba e allo sciopero generale del 29 maggio per ribadire la fine del progetto coloniale sionista e contrapporci alle politiche in atto del nostro governo.