Milano per la Palestina: “25 aprile 2026: finalmente una data da ricordare”

25 aprile 2026

FINALMENTE UNA DATA DA RICORDARE.

Sono quasi le due quando in C.so Venezia, tra via Boschetti e via Senato, un gruppo di compagni e compagne stende uno striscione con foto di bambini uccisi a Gaza preparato opportunamente dagli esponenti dei Carc e utilizzato per dare il via all’opposizione all’entrata in corteo della Brigata ebraica insieme ai suoi improbabili sodali. Iraniani, amici del figlio del non compianto Scià che tanta libertà e attenzione per le classi povere aveva portato a quel paese, Ucraini, eredi di quel Bandera famigerato persecutore degli ebrei, qualche sostenitore Usa delirante come il loro presidente e sparuti venezuelani tra quelli svenduti ai nordamericani. Quando il corteo con gli stendardi parte, la polizia costringe il gruppo a retrocedere spezzando lo striscione e lasciandolo a terra calpestato dai loro scarponi. Ovviamente la raffigurazione delle vite dei piccoli portate via dai sionisti non ha suscitato in loro la benché minima attenzione etica. Il gruppo resterà chiuso per due ore senza smettere mai di urlare al megafono interventi e slogan contro i sionisti e contro i loro complici. In direzione delle prime file del corteo, delle sezioni dell’Anpi, vengono rivolte accuse di sfilare con i colpevoli del genocidio in corso e delle azioni di guerra contro Iran e Libano e così facendo rendendosene complici. Mai è stata pronunciata la frase (che parla di saponette) che da subito gli organi di stampa ripeteranno all’infinito con la solita pedissequa aderenza alla propaganda sionista che la caratterizza da sempre e in particolare dal post 7 ottobre 2023. Il tentativo insistente di invalidare l’effetto delle critiche antisioniste spacciandole per antisemite è ricorrente e ora anche in via di essere sostenuto per legge. Sin da subito davanti al blocco in cui sono costretti i compagni e le compagne inizia una forte contestazione da parte di partecipanti, non connotati da appartenenza a gruppi politici, allo spezzone della Brigata che non riesce quindi a procedere sebbene protetto dal servizio d’ordine dei patetici City Angels e, ovviamente, dalle forze dell’ordine. L’atmosfera diventa carica di un significato stupendo, la reazione alla pre potenza genocidiaria sionista e dei loro alleati è finalmente incontenibile e spontanea. Quel che viene detto e indirizzato loro si riferisce alla terribile realtà dei fatti. Non si uccide così spietatamente una popolazione fatta di uomini, donne, anziani e tanti troppi bambini, non si invadono paesi vicini per estendere il proprio dominio, non si colpiscono ripetutamente scuole, ospedali, personale sanitario, giornalisti dei luoghi attaccati, non si fanno video sprezzanti per offendere e infierire volgarmente su chi cade sotto i colpi dell’esercito di occupazione della Palestina, non si attacca vigliaccamente chi cerca cibo o chi supera una linea gialla inventata al momento, non si supportano gli squallidi coloni feroci e impuniti che infieriscono senza tregua su villaggi, persone, animali in Cisgiordania, non si attua uno sterminio di massa per predare una terra a chi la abita, non si compiono tutte quelle nefandezze evidenti a chiunque assista all’opera criminale dei sionisti almeno da 78 anni, senza finire sotto la scure della reazione delle masse finalmente risvegliate.
Un altro momento toccante avviene al passaggio di giovani che innalzano cartelli neri sui quali in bianco è riportato il nome dei Lager. Cercano di passare lontani dalla Brigata ebraica, ma vengono impediti dalla polizia e, mentre passano a fianco dei fermati, gli si propone di aggiungere agli altri un cartello con su scritto “Gaza”.
Gli spezzoni di altri compagni arrivano a premere da dietro il blocco che dura da due ore, intanto contingenti di forze dell’ordine tentano di contenere e separare in modo piuttosto confuso. Lo spezzone dei Palestinesi resta ancora indietro mentre qualcuno arriva in piccoli gruppi.
Nel frattempo, e improvvisamente, la polizia si ritrae e lascia aperto al confronto con i componenti dello spezzone della Brigata ebraica il gruppo fermato all’inizio dell’operazione di contenimento. Scelta di per sé piuttosto incomprensibile. Comunque si prosegue con attacchi verbali e accuse fino a che un altro contingente di polizia scorta fuori dal corteo i sionisti e i loro sodali. Non era rimasto loro, ai sionisti e alle forze dell’ordine, altro da fare data la forza e l’incontenibilità della contestazione ormai di massa. È un momento, un evento storico, i sionisti sono costretti ad andarsene dal corteo del 25 aprile. “Fuori i sionisti dal Corteo”, “Via i sionisti dal 25 aprile” non sono più solo slogan, oggi sono diventati realtà e per merito di un sollevamento spontaneo della piazza milanese.

Viva la Resistenza Palestinese e oggi possiamo urlare anche Viva la resistenza qui, ora, adesso.

 Milano per la Palestina

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